Consob,Vivendi ha controllo di fatto Tim
25 Gennaio Gen 2018 2059 25 gennaio 2018

Tim, ricorso contro il governo sul golden power

Con un cda lampo l'azienda ha deciso di fare ricorso al Presidente della Repubblica contro il decreto di Palazzo Chigi.

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Tim ha rotto gli indugi e con un cda lampo svoltosi il 25 gennaio, una ventina di minuti con i consiglieri collegati telefonicamente, ha deciso di fare ricorso al Presidente della Repubblica contro il decreto sul golden power. La mossa precede di pochi giorni il termine della procedura: il 28 gennaio, dopo una mini proroga di due giorni, sarebbero infatti scaduti i 120 giorni del procedimento avviato dal comitato di coordinamento di Palazzo Chigi sul golden power, che ha imputato a Vivendi la mancata comunicazione del controllo di fatto sull'operatore telefonico italiano.

A RISCHIO UNA MULTA DI 300 MILIONI. Con il ricorso l'ex monopolista intende riservarsi la possibilità di contestare la sanzione che potrebbe esserle comminata e che, secondo le regole sul golden power, non sarebbe inferiore all'1% del fatturato cumulato di Tim e Vivendi. Si tratterebbe di una multa superiore ai 300 milioni di euro. Non sarebbero invece oggetto di contestazioni le prescrizioni adottate con il dpcm sul golden power a tutela della sicurezza nazionale, degli asset strategici e della rete. Una precisazione che sottolinea come il ricorso non debba essere interpretato come un atto ostile nei confronti del governo, con cui i francesi di Vivendi stanno da tempo cercando di normalizzare i rapporti dopo un avvio reso faticoso dall'aggressività con cui il gruppo controllato dal finanziere Vincent Bolloré si è mosso sullo scacchiere italiano.

RECCHI RINUNCIA ALLE DELEGE OPERATIVE. A complicare la situazione in casa Telecom ha contribuito la decisione del vicepresidente Giuseppe Recchi di rinunciare alle deleghe operative. Alla base del passo indietro ci sarebbe un importante incarico che Recchi starebbe per assumere in un private equity internazionale, incompatibile con il ruolo in Tim. Recchi, che aveva le deleghe per la sicurezza, incluse quelle sulle attività strategiche di Sparkle e Telsy, non sembra intenzionato a lasciare il cda anche se, secondo alcune fonti, la permanenza potrebbe non essere certa.

A RISCHIO L'ITALIANITA' DEL GRUPPO. Tim dovrà così cercare un sostituto rispettando le prescrizioni del dpcm sul golden power: il destinatario della delega sulle attività aziendali rilevanti per la sicurezza nazionale dovrà essere un cittadino italiano, dovrà avere il nos (nulla osta di sicurezza) e dovrà avere il 'placet' del governo. Con Recchi - già presidente esecutivo di Tim, oltre che di Eni - esce di scena il principale garante dell'italianità del gruppo telefonico e una 'cerniera' con le istituzioni. La sua rinuncia movimenta ulteriormente le acque in Tim, alle prese con la stesura del piano industriale e impegnata a far digerire a consiglieri indipendenti, sindaci e Consob la joint venture con Canal+, operazione guardata con un certo scetticismo per il timore che possa essere funzionale a saldare - con il contributo di Tim - il conto aperto tra Vivendi e Mediaset.

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