Maio
28 Gennaio Gen 2018 1800 28 gennaio 2018

Tetto del 3%: le ricette di Renzi, Berlusconi e Di Maio

Nonostante le accuse reciproche, tutti i maggiori partiti italiani sono pronti a sforare il tetto del deficit-Pil. Dal Pd a Forza Italia, passando per il Movimento 5 stelle: ecco le proposte.

  • ...

Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno due cose in comune: puntano tutti (compreso il Cavaliere che non può ma spera nella clemenza della corte di Strasburgo) alla poltrona di presidente del Consiglio e, soprattutto, sono pronti a disubbidire su quello che è il più grande dogma europeo. Nessuno dei leader dei massimi partiti italiani vuole rispettare il tetto del 3% del Pil. E questo potrebbe creare non poche tensioni sull’asse Roma-Bruxelles.

Matteo Renzi.

1. Il sogno di Renzi: rottamare il Fiscal Compact

Quello di “rasentare” il 3% del Pil - per recuperare una ventina di miliardi con la quale finanziare l’economia reale - è un vecchio progetto di Matteo Renzi. Freschissimo primo ministro, nel 2014, mise la proposta anche al centro del semestre italiano di presidenza europea. L’idea era quella di accompagnare sulle via delle riforme i Paesi più deboli come il nostro. Ma i partner europei non diedero molto conto a questa posizione, anche perché parallelamente e grazie agli sforzi fatti sul versante dell’immigrazione Pier Carlo Padoan trattava con la Ue strappando pezzi importanti di flessibilità con un approccio più virtuoso sul deficit. Nonostante tutto questo l’ex sindaco di Firenze ha rilanciato in più occasioni la sua proposta, aggiornando il tutto con lo slogan «Buttiamo giù il debito ma torniamo a Maastricht e a un deficit del 3%, per dare ossigeno economia». Il tema è presente anche nel programma del Pd per le prossime elezioni: mantenere il deficit Pil al 2,9 per tutta la legislatura, in modo da innescare una dinamica positiva in grado di portare il debito al 100% del prodotto interno, quindi quasi 30 punti in meno, entro 10 anni. In quest’ottica Sandro Gozi, fedelissimo di Renzi, ha lanciato dalle colonne di Avvenire la proposta di un patto alla Ue dove garantire nuove condizioni fiscali a chi fa le riforme, superando il Fiscal Compact.

Silvio Berlusconi.

2. L'inciampo di Berlusconi: il centrodestra smentisce se stesso

Nel programma del centrodestra, al terzo punto destinato all’Europa, si parla genericamente e soltanto di «no alle politiche di austerità», «no alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo», di «revisione dei trattati europei», e di «prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario». Che pure farebbero pensare a una bocciatura del Fiscal Compact e al superamento del pareggio di bilancio inserito in Costituzione, all’articolo 81. Berlusconi, poi, è salito fino a Bruxelles per tranquillizzare la Commissione e il Ppe che con il centrodestra al governo l’Italia ha «intenzione di mantenere gli impegni assunti nei confronti dell'Europa, compreso il parametro del 3%». Salvo poi aggiungere, a Radio 24, «se sarà possibile». Ma a ben guardare, nel centrodestra, non ci sono soltanto Matteo Salvini e Giorgia Meloni tentati da politiche in extradeficit. I capigruppo azzurro alla Camera e al Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, hanno chiesto una due diligence sull’applicazione dei trattati e degli accordi esistenti, che se venisse applicato comporterebbe un congelamento delle procedure. Meno giri di parole dagli alleati: Salvini dice che «per noi il 3% non esiste»; Meloni appoggia lo sforamento, ma «va bene» solo se la spesa in deficit «viene utilizzata per garantire il futuro delle nuove generazioni».

Luigi Di Maio.

3. La proposta dei grillini: più disavanzo, meno debito

Tra gli slogan di Luigi Di Maio, uno dei preferiti recita: «Investimenti in deficit, perché il parametro del 3% non è un dogma e superandolo potremmo ridurre il debito pubblico». Quando ha sentito la cosa, Pierre Moscovici, non certo uno dei falchi a Bruxelles, non si è trattenuto davanti alla stampa: «La proposta di Di Maio di superare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil è un controsenso assoluto». Non contento, il commissario agli Affari economici della Ue si è anche premurato di far sapere ai pentastellati che «il tetto del 3% ha un senso molto preciso: quello di evitare che il debito non slitti ulteriormente. Ridurre il deficit significa combattere il debito e combattere il debito significa rilanciare la crescita». Sì, perché la proposta del Movimento 5 stelle sui conti pubblici prevede proprio questo: sforare per un tot di anni, in modo da rimettere in moto i consumi, aumentare il gettito fiscale indiretto e il Pil, in modo da ridurre con la crescita il debito. Un’operazione circolare per i grillini, una stupidaggine per Moscovici e altri economisti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso