Banche: Casini, Ghizzoni? Marginalissimo
29 Gennaio Gen 2018 2030 29 gennaio 2018

Banche, Casini prova a evitare il processo alla Boschi e a Bankitalia

Il presidente della commissione spinge per un testo condiviso. Dove ci sono soltanto proposte di riforma e nessun accenno al passato. Frenati Lega e M5s. No alla Superprocura finanziaria.

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Ci voleva un democristiano doc del calibro di Pier Ferdinando Casini per disinnescare una bomba come la commissione d’inchiesta sulle banche e sulla finanza. Durante le audizioni è uscito tutto e il contrario di tutto (i limiti della Vigilanza, una certa ritrosia delle autorità di controllo a scambiarsi informazioni con la Consob, l’interessamento in più sedi e ai limiti della legge del sottosegretario Maria Elena Boschi), ma tutto questo potrebbe non uscire nella relazione finale, diventando l’ennesima polpetta avvelenata di una campagna sempre più scabrosa.

NO ALLE RELAZIONI DI MINORANZA. Nelle prossime ore l’ex numero uno della Camera (e candidato dal Pd nel collegio senatoriale di Bologna) presenterà all’ufficio di presidenza della commissione un testo dall’inequivocabile titolo “Proposta di relazione redatta sulla base dei contributi dei gruppi parlamentari”. Il che, tradotto, vuol dire nessuno sguardo al passato, ma idee alle future Camere per evitare nuovi crac bancari. Casini vorrebbe che il testo fosse approvato all’unanimità. Sicuramente avrà l’avallo del Pd e molto probabilmente quello di Forza Italia. Che da soli, stando alle regole del Senato, sarebbero sufficienti per garantire un'approvazione in ufficio di presidenza, che impedirebbe ai gruppi - soprattutto a Lega e Movimento 5 stelle - di presentare relazioni di minoranza più imbarazzanti.

Per mettere d’accordo partiti che durante le audizioni si sono a dir poco scannati, Casini avrebbe messo sul piatto un armistizio che in teoria potrebbe soddisfare tutti gli attori politici. Avrebbe proposto un testo neutro dove non c’è spazio per i revanscismi di Renzi contro la Banca d’Italia, per una condanna al comportamento della Boschi gradita ai Cinquestelle e un richiamo al presunto golpe finanziario del 2011 dei mercati e del duo Merkel-Sarkozy reclamato da Renato Brunetta e da Forza Italia.

L’ASSE CON LE COLOMBE DEL PD. L’ex leader dell’Udc è convinto di spuntarla anche perché sarebbe riuscito a mettere in minoranza i falchi del Pd come i renziani Matteo Orfini e Francesco Bonifazi (ex fidanzato e collega di Maria Elena Boschi) facendo sponda con le colombe del Nazareno come Mauro Marino, Carlo Dell’Aringa o Gian Carlo Sangalli, da sempre molto cauti sull’uso politico della commissione Banche. Casini è convinto anche di portare dalla sua i grillini. Anche se nelle scorse ore Alessio Villarosa ha fatto sapere: «Il nostro sentiment è assolutamente negativo. Alla fine non ci sarà nessuna relazione comune ma tanti documenti dei singoli gruppi. Abbiamo avuto la conferma che Pier Ferdinando Casini, che doveva essere un presidente di opposizione, non è indipendente in quanto è stato iscritto nelle liste del Pd e si è rivelato solo un presidente di maggioranza».

PIÙ POTERI A BANKITALIA. Molto caute anche le circa 30 proposte, contenute in una ventina di pagine, da lasciare in eredità al prossimo parlamento. Intanto non ci sarà la Superprocura contro i reati finanziari, ma un coordinamento di sezioni ad hoc nelle principali procure. Bankitalia e Consob avranno l’obbligo di scambiarsi informazioni, mentre la vigilanza di via Nazionale avrà i poteri investigativi dell’organismo di Piazza Verdi sui prodotti finanziari in emissione e potrà utilizzare la polizia giudiziaria in fase di perquisizione. Sarà superato il vigente modello ibrido di vigilanza (settoriale e per finalità) per un passaggio al modello per finalità detto “Twin Peaks”. Rivisto poi il peso dei giudizi delle agenzie di rating sui prodotto finanziari.

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