Marianna Madia 160816165326
29 Gennaio Gen 2018 1902 29 gennaio 2018

Pa, dirigenti sul piede di guerra per il rinnovo del contratto

Sono 150 mila e lamentano lo stallo delle trattative. In arrivo l'ultimatum al governo: «Dieci giorni per l'apertura dei tavoli o ci mobilitiamo».

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Il contratto di lavoro, regole e buste paga, va rinnovato anche per gli oltre 150 mila dirigenti pubblici, che lamentano uno «stallo» delle trattative. Tanto che il sindacato Unadis, sigla delle amministrazioni centrali, lancia un ultimatum al governo: «Se non si apriranno i tavoli all'Aran - l'Agenzia deputata a seguire i negoziati - entro 10 giorni, ci mobiliteremo». In ballo ci sono aumenti da 120 euro mensili lordi, come base di partenza.

DIECI MILIARDI DI RISPARMI. Ma non solo: il rinnovo è anche l'occasione per riscrivere il 'codice' che norma il funzionamento della dirigenza. E tra le cose chieste da Unadis c'è «la valorizzazione delle eccellenze interne alla Pa piuttosto che gli esterni». Per il segretario generale, Barbara Casagrande, «non si tratta esclusivamente di un fatto economico, ma di una mancata visione strategica». Tuttavia, ricorda, otto anni di blocco contrattuale sono valsi «10 miliardi» di risparmi allo Stato.

SINDACATI PRONTI AL SIT-IN. I fondi per i rinnovi ora ci sono: si tratta di risorse stanziate in manovra. Si attinge, infatti, alla stessa linea di finanziamento del pubblico impiego. Ma i negoziati per i dirigenti sono distinti rispetto a quelli del resto, anche se le cosiddette "aree" dirigenziali rispecchiano i "comparti" dei dipendenti 'semplici'. Ecco che ci sono i dirigenti dello Stato (6.800), quelli di Regioni e Comuni (15.300), i presidi (7.700) e i medici (126.800). Intanto per i travet 'non graduati' i tavoli sono partiti e nel caso degli statali l'accordo è stato già raggiunto. Ma Cgil, Cisl e Uil riscontano lentezze e annunciano per lunedì prossimo sit-in, chiedendo un incontro alla ministra della Pa Marianna Madia. La categoria dei ricercatori della Cgil è poi in allarme per le sorti dei precari del settore: «La bocciatura della possibilità di aumentare i fondi accessori in misura proporzionale ai nuovi ingressi rischia» - avverte - «di causare negli enti di ricerca il blocco delle stabilizzazioni in fase di avvio».

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