Multa Pec
31 Gennaio Gen 2018 0800 31 gennaio 2018

Multe notificate via posta elettronica certificata (Pec): cosa cambia

Da febbraio 2018 le contravvenzioni arrivano diettamente sulla casella della mail. I cittadini risparmiano. Però è più difficile l'impugnazione per vizi o ritardi. Regole, ricorsi e novità: la guida.

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A partire dal mese di febbraio 2018 non tocca più al postino portarci a casa le contravvenzioni. Le "cattive notizie", infatti, sono pronte a viaggiare anche via etere per atterrare nella nostra casella di posta elettronica certificata (Pec). In realtà per dire addio alle tradizionali buste verdi occorre attendere ancora un po', perché all'appello mancano ancora diverse circolari. Ma, nel frattempo, Lettera43.it si è rivolta a un legale per capire se questa novità rivoluzionaria può avere delle ripercussioni favorevoli non solo per la Pubblica amministrazione, ma anche per il cittadino.

1. Via Pec si risparmia, ma non si sfugge: zero spese di notifica e difficoltà a impugnare

«Le modifiche sono introdotte col decreto ministeriale del 18 dicembre 2017», spiega l'avvocato Giovanni Maria Ferrando del Foro di Imperia. «La novità più importante è che il trasgressore non avrà più a carico le spese di notifica che era costretto a pagare con la notifica postale». Si tratta di cifre tutto sommato importanti, sottolinea il legale, «che possono andare dai 15 ai 30 euro, a seconda del Comune».

SPARISCONO VIZI O RITARDI. Di contro, diventa quasi impossibile impugnare la contravvenzione eccependo vizi o ritardi nella notifica: «Sarà più difficile», ammette l'avvocato Ferrando, «l'ente accertatore dovrà stare attento al perfezionamento della notifica. Gli atti si considerano spediti, per gli organi di polizia, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna completa del messaggio Pec e la ricevuta di avvenuta consegna fa in ogni caso piena prova dell’avvenuta notificazione del contenuto del messaggio a essa allegato».

NIENTE SCUSE SULLE MAIL. Insomma, la casella di posta elettronica certificata si sostituisce al nostro domicilio fisico e non si potrà fare valere la scusa che non controlliamo con frequenza la Pec, perché la notifica si completerà nel momento in cui il messaggio giunge a destinazione, indipendentemente che sia stato aperto o meno da chi lo riceve.

2. Nessun obbligo di fornire l'indirizzo: chi ce l'ha però deve controllarlo...

«Due i casi previsti dall'articolo 3 del decreto ministeriale in oggetto in cui opererà il nuovo metodo di notifica informatica», illustra l'avvocato Giovanni Maria Ferrando: «Qualora il trasgressore fermato e identificato abbia fornito un indirizzo Pec, oppure nei confronti del proprietario del veicolo o dell'obbligato in solido che abbia un domicilio digitale o che abbia fornito alla autorità un indirizzo Pec».

RISCHIO DI BRUTTE SORPRESE. «Dal tenore della novella», precisa il legale, «non sembra invece sussistere in capo al fermato l'obbligo di comunicare il proprio indirizzo Pec», però «sempre l'art. 3 stabilisce che l'ufficio accertatore lo deve cercare sugli appositi registri». «Ovviamente», conclude il legale, «chi ha la posta elettronica certificata inserita negli elenchi ufficiali, come per esempio inipec.gov.it, dovrà controllare più spesso la propria Pec per evitare brutte sorprese».

3. L'unico appiglio per fare ricorso: la forma

Se, un tempo, il trasgressore poteva sfuggire alle contravvenzioni tradizionali eccependo ritardi nella notifica postale, domani con le multe che arriveranno su Pec la partita si giocherà su di un altro campo: quello della forma. «La forma dovrà ricalcare la notificazione via Pec che rispettiamo già noi avvocati», spiega il legale. «Il cittadino dovrà accertare che nell’oggetto si riporti la dizione di “atto amministrativo relativo a una sanzione amministrativa prevista dal codice della strada”».

INFORMAZIONI DA SPECIFICARE. In più nella relazione di notificazione su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale, «dovranno obbligatoriamente essere riportate almeno le seguenti informazioni: la denominazione esatta e l’indirizzo dell’amministrazione e della sua articolazione periferica che ha provveduto alla spedizione dell’atto; l’indicazione del responsabile del procedimento di notificazione nonché, se diverso, di chi ha curato la redazione dell’atto notificato; l’indirizzo ed il telefono dell’ufficio presso il quale è possibile esercitare il diritto di accesso; l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui gli atti o provvedimenti vengono notificati e, infine, l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto ovvero le modalità con le quali è stato comunicato dal destinatario».

4. Assistenza legale: non necessaria, ma utile

Più generalmente, dovrà essere presente ogni comunicazione o informazione utile al destinatario per esercitare il proprio diritto alla difesa. Dato che non è sempre agevole comprendere se l'atto amministrativo sia viziato o meno, l'avvocato Ferrando consiglia di prestare attenzione soprattutto «agli eventuali allegati: per essere validi devono essere sottoscritti con firma digitale e trasmessi con formati aperti, standard e documentati».

SERVE CONOSCENZA DELL'ARGOMENTO. Non cambiano invece le modalità di impugnazione: «Le sanzioni al codice della strada si impugnano sempre nei modi classici con ricorso al prefetto oppure al giudice di pace», conclude l'avvocato Ferrando «la difesa tecnica non è obbligatoria», dunque non bisogna avvalersi necessariamente dell'assistenza di un legale, ma, come si è visto, anche solo per individuare possibili difetti di forma sarà necessario avere una certa conoscenza dell'argomento. I soldi che il cittadino risparmierà nella notifica online, insomma, potrebbero essere spesi, con gli interessi, in assistenza legale.

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