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3 Febbraio Feb 2018 0800 03 febbraio 2018

Amazon, con lo scanner palmare il controllo sui lavoratori c'è già

Non servono i braccialetti elettronici: uno smartphone sull'avambraccio segnala quante letture di codici a barre fa il dipendente al minuto. E conta le distanze dal pacco. In secondi. La ricostruzione di L43.

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Il braccialetto elettronico di Amazon per controllare i lavoratori non esiste. Non ancora. Quello rimbalzato sulle nostre prime pagine è solo un brevetto depositato nel 2016 e appena riconosciuto valido. Ma le sue funzioni le svolge già un altro device. Lo conferma a Lettera43.it l'ufficio stampa del colosso dell'e-commerce: i dipendenti della logistica impegnati nei magazzini con funzione di "picker" «utilizzano scanner palmari per il controllo dell’inventario e per spedire gli ordini».

SECONDO L'AZIENDA È «UN AIUTO». Il braccialetto elettronico, «se e quando dovesse essere implementato in futuro», muoverebbe semplicemente «le attrezzature verso i polsi dei dipendenti: le mani vengono liberate dall’utilizzo degli scanner e gli occhi non devono più guardare lo schermo». Sempre secondo l'azienda sono tecnologie che «migliorano le condizioni di lavoro nei centri di distribuzione».

Amazon, braccialetto per controllare merce e dipendenti

Fa discutere l'ultima trovata di Amazon, un braccialetto capace di rintracciare merce e dipendenti all'interno degli stabilimenti. Ideato per velocizzare la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini, il nuovo braccialetto è in grado di monitorare con precisione dove si mettono le mani, vibrando per guidarle nella giusta direzione e di fatto controllando tutti i movimenti delle persone che lo utilizzano.

Il punto su cui riflettere allora diventa proprio questo "scanner palmare". A quanto racconta una persona che ha avuto accesso ai magazzini di Amazon Italia, le mani dei dipendenti sono già libere. Quello che l'azienda chiama "scanner palmare" non sarebbe altro che una specie di smartphone posizionato sull'avambraccio del lavoratore tramite una polsiera che trasmette informazione a un sistema centrale grazie al bluetooth.

UNA PISTOLA PER LO "SPARO". Lo stesso lavoratore avrebbe una sorta di pistola laser legata con velcro all'indice per leggere i codici a barre del pacco nel momento in cui lo si prende dagli scaffali e nel momento in cui viene lasciato sul bancale da cui poi viene smistato. Lo "sparo" - così si chiamano in gergo le letture a distanza del codice a barre - avviene premendo con il pollice un bottone.

SISTEMA DI GEOLOCALIZZAZIONE. Il sistema poi conteggia quanti “spari” al minuto fa il dipendente e se la lettura avviene in maniera corretta. In uno dei magazzini in Italia lo smartphone ha un sistema di geolocalizzazione che ti tiene anche aggiornato sulla distanza che ti separa dal pacco. E, cosa ancora più inquietante, l'unità di misura scelta non sono né i metri né i passi, ma i secondi. Il che sicuramente non aiuta a lavorare rilassati.

Una tecnologia come quella del palmare chiama in causa le questioni del controllo a distanza e quindi dell'eventuale violazione della privacy

L'azienda sostiene che sono semplicemente tecnologie che aiutano a tracciare i pacchi e che semplificano il lavoro di ricerca dei magazzinieri, ed è sicuramente vero. Ma è anche chiaro che in una situazione di contratti intermittenti e atipici come quella che caratterizza la gran parte dei dipendenti della logistica di Amazon, la multinazionale, che è in grado di controllare al dettaglio la produttività di ognuno di loro tramite algoritmi, preferirà quelli con prestazioni più simili a un robot.

SINDACATO LASCIATO FUORI. Secondo la segretaria nazionale della Filcams Maria Grazia Gabrielli la vicenda si inserisce in un quadro più generale in cui Amazon «rifiuta di aprire alla consultazione sindacale per un contratto integrativo aziendale». Il sindacato infatti non conosce le valutazioni che hanno portato all'introduzione di queste tecnologie, di cui peraltro nello specifico non era a conoscenza.

«NO A FORME DI CONTROLLO». Se così fosse, conferma a L43 la sindacalista, «questi strumenti non devono essere utilizzati per il controllo del lavoratore o per indurre a provvedimenti disciplinari rispetto all'attività che conducono». Inoltre una tecnologia come quella del palmare «chiama in causa le questioni del controllo a distanza e quindi dell'eventuale violazione della privacy».

Flash-mob in piazza Montecitorio della "Lista Insieme" per manifestare contro la possibile adozione da parte di Amazon di braccialetti elettronici per i dipendenti.

Nell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, poi modificato nel 2015 dal Jobs act, il presupposto per l’utilizzo da parte del datore di lavoro dei dati raccolti attraverso strumenti è garantire una adeguata informazione sulle modalità d’uso degli strumenti e sulle modalità di effettuazione del controllo.

VIENE FIRMATA UNA LIBERATORIA? Il lavoratore poi dovrebbe essere informato sulle finalità per cui vengono raccolti i dati e, eventualmente, a chi e dove si trasferiscono. Anche il regolamento europeo per la protezione dei dati personali si sta muovendo in questa direzione attraverso l'introduzione del Data Protection Officer. L'ufficio stampa di Amazon conferma che i lavoratori vengono informati nel momento in cui vengono consegnati i palmari, ma non è stato in grado di spiegare se questi ultimi firmino un foglio in cui si attesta la loro presa di conoscenza e/o una liberatoria.

MONDO DEL LAVORO INDEBOLITO. Gabrielli ricorda ancora che «se la legislazione da sola non è sufficiente per affrontare il tema delle nuove tecnologie, queste sono questioni di cui il sindacato si è sempre occupato». E prosegue: «Certo che la tecnologia aiuta i lavoratori, ma se le aziende rifiutano di aprire un tavolo di confronto significa anche che la utilizzano per ridefinire il rapporto di lavoro. E in un contesto in cui disoccupazione e contratti atipici hanno indebolito il mondo del lavoro dobbiamo stare molto attenti. Qui c'è il rischio che dalle campagne il caporalato diventi digitale».

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