Tim: Cattaneo, resto fino all'ultimo
10 Febbraio Feb 2018 1800 10 febbraio 2018

L'ascesa di Flavio Cattaneo, dall'Aler a Telecom e oltre

Risanatore di aziende in crisi. Tessitore di rapporti trasversali in politica. Ma soprattutto abile incassatore di buonuscite. Dejaay in gioventù. Poi architetto. E quell'incontro con Berlusconi che gli cambiò la carriera.

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Grande risanatore di aziende in crisi. Grande incassatore di buonuscite. Grande tessitore di rapporti trasversali con la politica e la finanza. Non è un caso che, intervistato dal Corriere della Sera, Luca Cordero di Montezemolo abbia scandito: «Devo molta gratitudine a Flavio Cattaneo, è lui che ha salvato l’azienda quando era da libri in tribunale, nel 2014. E per la realizzazione del piano di rilancio». Ma il manager milanese, prima della vendita record di Ntv al fondo Gip per 2 miliardi, può vantare lo sbarco in Borsa di Fiera Milano, un forte risanamento dei conti della Rai, il successo di Terna e l’aver rimesso sui binari della sana gestione una Telecom che ha pagato in questi anni la presenza di azionisti stranieri (compresi gli ultimi) incapaci di comprendere le potenzialità dell’azienda.

«NON SONO UN MANAGER NORMALE». Due cose i colleghi invidiano a Cattaneo: la moglie, la bellissima Sabrina Ferilli, e la capacità di uscirsene sempre da incarichi prestigiosi con liquidazioni faraoniche. Il nostro, a differenza dei manager italiani attaccati alla cadrega, è bravissimo a capire quando è il caso di cambiare aria. Dalla Rai, per esempio, se ne sarebbe andato con un assegno intorno ai 5 milioni di euro, record per viale Mazzini solita a ricollocare i direttori trombati. Un paio di milioni li avrebbe sborsati Terna. Ma il capolavoro, Flavio da Rho, l’ha fatto in Ntv (ha avuto azioni che poi, nel calderone dei 2 miliardi pagati da Gip per la compagnia, gli frutteranno 116 milioni) e in Telecom. Proprio dal monopolista si è fatto liquidare con 25 milioni lordi, dei quali 2,1 legati a patto di non concorrenza. Quando la notizia uscì sui giornali, avrebbe commentato con il suo staff: «Nulla di scandaloso, ho la coscienza a posto. Il 60% dei soci ha detto sì al mio contratto: sono un professionista, non un normale manager. Chi mi chiama lo sa».

L'INCONTRO CON PAOLO BERLUSCONI. Deejay in gioventù e ciuffo sbarazzino anche dopo i 50, chi lo conosce parla di un gran lavoratore, ruvido, che non ama i riflettori ma che è bravissimo a crearsi rapporti con la politica e la finanza. Tra gli Anni 90 e i 2000, giovanissimo architetto convertitosi in costruttore, conobbe un pezzo da novanta del settore come Paolo Berlusconi. Parallelamente strinse un’amicizia che va avanti tutt’ora con Ignazio La Russa, leader di An a Milano e figlio di uno degli avvocati di Salvatore Ligresti. Al quale però mancava un manager da imporre nelle partecipate sul territorio. E non a caso, con l’avallo di Berlusconi jr e di Paolo Romani, di lì a poco Cattaneo finì nell’ordine alla guida dell’Aler di Lecco, alla vicepresidenza di Aem e poi alla testa di Fiera Milano. Prima di essere catapultato, lui milanesissimo, a Roma in Rai.

A sdoganarlo a sinistra ci hanno pensato la moglie Sabrina (in Terna fu nominato in quota Margherita) e due cattedrali finanziarie non certo destrorse come Intesa e Mediobanca

A sdoganarlo a sinistra ci hanno pensato la moglie Sabrina (in Terna fu nominato in quota Margherita) e due cattedrali finanziarie non certo destrorse come Intesa e Mediobanca, che ne hanno apprezzato questi successi professionali. I primi, azionisti del vettore ferroviario, l’hanno mandato due volte a Ntv per salvare una compagnia vicina al fallimento; gli altri - Alberto Nagel in testa - l’hanno scelto per sostituire Marco Patuano. Senza contare che ha la stima di due signori del capitalismo italiano come l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone (l’ha voluto in Cementir e alla presidenza di Domus Italia) e Fedele Confalonieri, che si sarebbe impegnato personalmente quando il nostro trattava lo stipendio con i Bollorè per il posto di capoazienda dell’ex monopolista telefonico.

IL METODO CATTANEO. Il metodo Cattaneo è semplice e viene applicato meticolosamente ogni volta che il manager occupa una poltrona: spulcia i conti fino all’ultima controllata, valuta la produttività dei dipendenti, quindi sceglie pochi obiettivi da seguire, semplificando le linee di azioni trovate in eredità dai suoi predecessori. È successo quando era amministratore delegato di Fiera Milano, capendo che se il Portello voleva competere con le concorrenti tedesche non poteva che per prima cosa quotarsi in Borsa. Alla Rai - ferreo nel sostituire il decano Enzo Biagi, vittima dell’editto bulgaro, al preserale di RaiUno con il berlusconiano Riccardo Berti - ha fuso l’azienda nella holding, con il risultato di lasciare con 334 milioni di utili. Da ad di Terna ha messo assieme tutte le reti del Paese, migliorando le infrastrutture. In Ntv ha tagliato tutti i lussi e le velleità di Montezemolo e i suoi soci e ha concentrato la flotta sulle linee principali.

LA STRATEGIA IN TELECOM. Poi è arrivata Telecom. Qui pare sia arrivato con la benedizione dei Berlusconi anche per fare da paciere con Bollorè dopo l’incidente Premium, e non ha solo sistemato conti e sfidato i sindacati sugli esuberi. Ha capito che il vero nemico era il governo, che con Matteo Renzi aveva lanciato l’Enel nella banda larga con Open Fiber. Prima ha fatto la faccia cattiva contro i vari Calenda e Giacomelli per denunciare la scrittura dei bandi di Infratel, che avrebbero favorito il concorrente, quindi ha accettato il ruolo - anche conscio della mega buonuscita - di caprio espiatorio per permettere all’esecutivo e a Vivendi di fare la pace. È anche grazie a quel gesto di distensione che nelle scorse ore Calenda e Genish hanno firmato l’armistizio sulla rete Telecom.

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