Mustier
14 Febbraio Feb 2018 1115 14 febbraio 2018

Mustier-Nagel, cosa c'è dietro le frizioni su Italo e Generali

Il n.1 di Unicredit ha vissuto la cessione dell'impresa ferroviaria come un intervento a gamba tesa dell’ad di Mediobanca. Una situazione già bollente per la vicenda della compagnia di assicurazioni. I retroscena.

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Jean Pierre Mustier e l’Italia, storia di un rapporto sempre più difficile. Se tra le mura di casa non c’è partita, sul fronte esterno al numero uno di Unicredit ogni giorno sembra portare la sua pena. Ma andiamo con ordine. Mustier sta ribaltando la ex banca milanese chiamando alla sua corte soltanto manager internazionali (salvo qualche eccezione come Marco Bizzozero, pronto a diventare responsabile del wealth management).

DUBBI SULLA SPINTA ESTEROFILA. Una decisione che sta dando buoni frutti ed è fortemente sostenuta dall’attuale presidente Giuseppe Vita, da sempre vicino ad Allianz, ma non dal futuro numero uno Fabrizio Saccomanni che guarda con qualche sospetto a questa spinta esterofila. Perplessità che, bisogna sottolineare, lasciano indifferente il “capo”, soprannome di Mustier.

PESSIMI RAPPORTI CON MESSINA. Se in piazza Gae Aulenti nessuno fiata, più caldo è il clima che si respira fuori porta. I conflitti aperti sono molti. Come tutti sanno i suoi rapporti con Carlo Messina sono pessimi. Il ceo di Intesa non sopporta quel senso di superiorità, tipicamente francese, che è parte integrante del carattere di Mustier. Il quale, a sua volta, mal tollera le ambizioni internazionali di Messina. Su un punto però concordano. Nessuno dei due fa mistero di questa incompatibilità che li ha portati più volte a scontrarsi (leggi Assicurazioni Generali, gestione crediti deteriorati, banche Venete).

Da sinistra, l'ad di Unicredit Jean Pierre Mustier e Carlo Messina di Intesa SanPaolo.

Ma adesso il fronte si sta allargando. Nel mirino di Mustier è tornato anche Alberto Nagel. Il banchiere transalpino ha vissuto la cessione di Italo come un intervento a gamba tesa da parte dell’ad di Mediobanca.

CESSIONE CON EFFETTI COLLATERALI. La vendita della società al fondo americano Gip gestita da Piazzetta Cuccia ha avuto due effetti collaterali. Da un lato Nagel ha fatto un favore a Intesa che, pur essendo grande azionista di Italo, vedeva con qualche preoccupazione il collocamento. Dall’altro la cessione ha interrotto l’Ipo riducendo il ruolo e le commissioni di Unicredit, che era bookrunner e sponsor della quotazione assieme a Banca Imi, Barclays, Credit Suisse e Goldman Sachs.

SPINTA PER CAMBIARE GENERALI. Il rampante francese dall’alce mascotte sempre con sé, azionista principale di Mediobanca, ha colto al volo l’occasione per manifestare tutto il suo forte disappunto a Nagel. Come se non bastasse in queste settimane i rapporti tra Unicredit e Mediobanca si erano già surriscaldati per la vicenda Generali. È ormai risaputo che i soci privati (Caltagirone in testa) sono in rotta con il ceo corso Philippe Donnet e vorrebbero un radicale cambiamento al vertice (certa, per esempio, è l’uscita del direttore finanziario Luigi Lubelli).

Alberto Nagel, ceo di Mediobanca.

Il cambio della guardia non trova però il totale supporto in Piazzetta Cuccia. E il motivo è chiaro. L’istituto milanese, che controlla il 13% della compagnia è, a sua volta, fortemente condizionato da Mustier e da Vincent Bollorè, amici di Donnet e azionisti forti di Mediobanca.

VICENDA CHE DIVENTA ESPLOSIVA. Col passare del tempo la vicenda rischia però di diventare esplosiva. Nagel, che sta faticosamente trovando un percorso per la sua banca, vorrebbe cedere una quota di Generali per investire nel risparmio gestito ma Mustier, a cui già sono state offerte azioni Generali, frena questo processo perché teme si possano innescare nuovi equilibri e processi che mettano fine alle tradizionali ambizioni di Axa sul Leone di Trieste.

APPARE LA HOLDING EDIZIONE. Come se non bastasse sul palcoscenico triestino è apparso improvvisamente Edizione, la holding di investimenti dei Benetton. Il gruppo di Ponzano Veneto, guidato da Marco Patuano, ha già rastrellato il 2% di Generali, ma punta al 5%. Una quota che, con Mediobanca venditrice, potrebbe diventare un grimaldello per ribaltare l’attuale assetto azionario della compagnia. Proprio quello che non vuole Mustier, visto il pesante coinvolgimento politico nella battaglia Vivendi-Telecom.

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