Mediaset
3 Aprile Apr 2018 1530 03 aprile 2018

Mediaset, gli interessi dell'azienda legati al nuovo governo

In attesa di capire il ruolo di Berlusconi nel governo, il Biscione guarda ai grillini. Sperando in una nazionalizzazione della rete ora in mano a Telecom. Satellite, Premium, Vivendi: gli affari incrociati.

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Da Cologno Monzese guardano ai nuovi equilibri politici con un certo scetticismo. E non soltanto perché non è chiaro il ruolo che avrà nel prossimo governo il partito del padrone di casa, cioè Forza Italia. Per esempio spaventa a metà il successo dei cinque stelle. Il Movimento guidato da Luigi Di Maio, da un lato, vagheggia per il prossimo futuro una tivù interamente satellitare (quindi in contrasto con le scelte del Biscione legate al chiaro, ma anche al digitale terrestre), dall'altro però è favorevole a una societarizzazione delle rete telefonica, con annessa acquisizione da parte dello Stato, che renderebbe finalmente possibile un'integrazione tra Telecom e Mediaset.

NEL MIRINO LO STATUS QUO. Nel loro programma i grillini hanno inserito non poche critiche allo status quo. «In Italia», infatti si legge, «la maggior piattaforma per la distribuzione televisiva è la tivù digitale terrestre, attualmente presente nella banda 700 MHz. Questo ci differenzia da altri Paesi europei dove esiste maggiore equilibrio tra satellite, cavo ed etere. Il nostro è anche il Paese delle televisioni locali».

COME LIBERARE LA BANDA 700? Serve quindi una razionalizzazione. E al riguardo si fa notare soltanto che «l'Europa ci chiede semplicemente di liberare la banda 700, ma non indica né come farlo né come affrontare la situazione che ne deriva a carico delle tivù locali e nazionali». Bocciata anche la normativa proposta dal governo Renzi, che non è in grado di garantire ai broadcaster e agli investitori dei media «la complessità di assicurare la migrazione tecnica di un'ampia parte della popolazione verso standard di trasmissione avanzati».

Intesa Mediaset-Sky: la pay tv sbarca sul digitale terrestre

Alleanza a sorpresa tra Sky Italia e Mediaset: Premium porta i suoi canali del cinema e delle serie tv nel bouquet satellitare del gruppo ancora controllato da Murdoch, mentre Sky sbarca nel digitale terrestre - anche con parte della sua offerta sportiva - su bande detenute dal Biscione.

In quest'ottica il M5s da un lato promette «di non sfavorire nuovi entranti nelle aste 5G, prevedendo delle penali più severe nel caso in cui i broadcaster non liberino le frequenze della banda 700 nei tempi prestabiliti», ipotesi che non piace alle aziende come Mediaset; dall'altro vuole favorire la migrazione verso il satellite per lasciare libere queste frequenze e verso la la fibra.

STORICHE RICHIESTE SULLA RAI. Queste le parti del programma che potrebbero mettere in crisi Mediaset. Dove, però, notano anche che la piattaforma grillina sulla Rai apre a quella che è una storica richiesta dei privati: ridurre i suoi canali e il finanziamento attraverso la pubblicità dove c'è il canone. Ma soprattutto è un'altra la proposta del M5s che il Biscione sembra gradire: la nazionalizzazione della rete ora in mano a Telecom.

Il Movimento 5 stelle si impegna affinché l'infrastruttura di rete e la relativa gestione siano a maggioranza pubblica

Il programma dei grillini

Sempre nel programma, il Movimento «s’impegna affinché l'infrastruttura di rete e la relativa gestione siano a maggioranza pubblica». Anche per questo si vogliono «creare le condizioni per unire le porzioni di rete attualmente detenute dai principali soggetti operanti nella realizzazione, gestione e manutenzione della rete in fibra ottica in un'unica infrastruttura. Crediamo, infatti, sia arrivato il momento di rimediare agli errori del passato e di promuovere la completa unificazione della rete a banda ultra larga nazionale, anche attraverso l’unione tra la futura Open Fiber pubblica e la principale infrastruttura di rete del nostro Paese».

PERICOLI LEGATI A VIVENDI. Con la rete in mano pubblica, cadrebbe il principale ostacolo inserito dalla legge Gasparri per una fusione tra Telecom e Mediaset. Ma, ragionano da Cologno Monzese, con i soldi incassati dalla vendita dell'infrastruttura non è da escludere che Vincent Bollorè e Vivendi abbiano nuove munizioni per investire in Premium, così da creare quella pay tivù paneuropea vagheggiata nei mesi scorsi dal finanziere bretone e dai berluscones. Anche per questo l'ex Cavaliere vuole essere della partita nella creazione del governo.

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