Ilva
5 Aprile Apr 2018 1500 05 aprile 2018

Ilva, tutti i nodi di un accordo che per i sindacati è a rischio

ArcelorMittal resta ferma su 4 mila tagli. Ma i rappresentanti dei lavoratori non accettano esuberi. Palombella (Uilm) a L43: «L'intesa? La do al 40%». Sullo sfondo lo spauracchio M5s e la chiusura.

  • ...

La sorte dell'Ilva è la prima grande grana occupazionale dell'Italia grillo-leghista post 4 marzo 2018. Mercoledì 4 aprile l'ennesimo nulla di fatto nell'incontro al ministero dello Sviluppo economico tra il governo, il colosso industriale ArcelorMittal e i sindacati ha fatto balenare l'ipotesi che la trattativa possa fallire lasciando le acciaierie una volta ancora in mezzo al guado.

TRATTATIVA VICINA AL FALLIMENTO. Rocco Palombella, segretario della Uilm, primo sindacato a Taranto, spiega a Lettera43.it: «Noi siamo per chiudere sempre le trattative, specie così importanti, ma se oggi dovessi fare una scommessa direi che l'ipotesi di chiudere la do al 40%». Detto in altro modo, per il sindacalista c'è il 60% di possibilità di fallire. Senza accordo con i sindacati, l'accordo per la cessione su cui si lavora da un anno non può essere perfezionato.

RESTA IL NODO DEI 4 MILA ESUBERI. ArcelorMittal si è presentata al tavolo mantenendo fermi due punti della sua proposta che, sostengono i sindacati, sono stati concordati con i commissari e con il governo, ma che per i rappresentanti dei lavoratori sono inaccettabili. Il primo punto riguarda gli esuberi: 4 mila su una forza attuale di 14 mila lavoratori. Il secondo punto è la sfera delle condizioni economiche e normative: ArcelorMittal intende prima licenziare e quindi poi riassumere tutti i lavoratori secondo le regole del Jobs Act. Inoltre, è la novità, potrebbero essere ridiscusse parti della contrattazione di secondo livello.

Rocco Palombella, sindacalista della Uilm.

Rosario Rappa per la Cgil dice: «Siamo indisponibili a ratificare accordi già presi da altri e che peraltro noi non abbiamo mai visto nei particolari». O, per dirla con le parole di Rocco Palombella: «Siamo indisponibili ad accordi che prevedano esuberi. Noi crediamo che se un gruppo industriale come ArcelorMittal viene in Italia a fare investimenti così cospicui (2,3 miliardi tra investimenti industriali e ambientali, ndr), non può essere la spesa per gli organici il nodo che fa saltare l'accordo, ci pare assurdo. Per altro il costo del lavoro in siderurgia ha un peso minimo rispetto a materie prime ed energia».

L'AZIENDA PUNTA SULL'INNOVAZIONE. Il piano industriale di ArcelorMittal prevede la produzione di 8,5 milioni di tonnellate annue, che salgono a 10 con la lavorazione di semi lavorati. Con questi volumi, sostengono i sindacati, è impossibile tagliare la forza lavoro. L'azienda, però, punta molto sull'innovazione tecnologica e questo potrebbe avere una ricaduta occupazionale.

All'Ilva hanno votato M5s, che vuole chiudere le acciaierie: e ora?

Boom grillino tra gli operai, sindacati in tilt: "Adesso ci chiedono cosa sarà della fabbrica. L'alternativa verde non è praticabile". Mentre il governo uscente stoppa l'incontro con la nuova proprietà. Lo stallo. "Ma non è che adesso l'acciaieria la chiudono davvero?".

Fatto sta che i tempi stringono. Entro il 23 maggio l'Antitrust europeo dovrebbe pronunciarsi sul dossier, ma su questa partita le parti ostentano ottimismo: l'alienazione di attività in Belgio da parte di ArcelorMittal e l'uscita dalla cordata del gruppo Marcegaglia - che però mantiene il contratto di acquisto a lungo termine con la nuova Ilva - dovrebbero essere condizioni sufficienti per ottenere il semaforo verde.

ACCORDO PRIMA DEL GOVERNO? A quel punto, e a meno di colpi di scena sul fronte giudiziario che in realtà non sono mai da escludere al 100%, per partire rimarrebbe solo l'accordo sindacale. Accordo sindacale che potrebbe essere chiuso quando ancora non c'è il nuovo governo, visto che si parla ottimisticamente di giugno.

ArcelorMittal prevede 4 mila esuberi su una forza lavoro attuale di 14 mila dipendenti.

ANSA

Valerio D'Alo, per la Cisl, ha dichiarato all'uscita dell'incontro che «portare alla lunghe la discussione non aiuta». Al di là del valore generale dell'affermazione, resta il fatto che ovviamente i sindacati preferirebbero siglare il prima possibile, ben sapendo che un governo a cinque stelle potrebbe complicare di molto la partita.

IL M5S: BISOGNA BONIFICARE. Il partito di Luigi Di Maio, infatti, da sempre propone per Taranto la bonifica e la dismissione delle acciaierie, posizione ribadita dopo il 4 marzo da senatori e deputati eletti nella città pugliese. E tuttavia, come fanno notare i sindacati, l'Ilva vale un punto percentuale di Pil ogni anno ed è un assett fondamentale per un Paese che rimane pur sempre la seconda potenza manifatturiera europea.

Mi aspetto che i cinque stelle passino dalla campagna elettorale alla difesa degli interessi economici di questo Paese

Rocco Palombella, Uilm

Sarebbe un paradosso che un Paese che costruisce navi con Fincantieri, auto con Fiat, elettrodomestici bianchi a Nord come a Sud, vedesse scomparire la sua unica acciaieria a ciclo integrato, cioè in grado di eseguire tutte le lavorazioni dall'acciaio. Da questo punto di vista, a voler essere maliziosi, forse converrebbe anche al Movimento 5 stelle che la partita si chiudesse prima, senza dover lasciare le sue impronte digitali su un dossier complicato.

QUEL PARAGONE TRA NOI E TRUMP. Palombella dichiara: «Se Trump fa la guerra commerciale alla Cina per difendere la produzione d'acciaio, mi parrebbe un po' illogico che noi invece ci muovessimo per la chiusura dell'unico stabilimento a ciclo integrale. È un lusso che come Paese non possiamo permetterci: mi aspetto che i cinque stelle passino dalla campagna elettorale alla difesa degli interessi economici di questo Paese».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso