I 400 colpi

Telecom 400X300
10 Aprile Apr 2018 0858 10 aprile 2018

Affaire Telecom, le conseguenze di una vicenda esemplare

La partita che si sta giocando sui destini della Rete nel nostro Paese somiglia alla guerra di chi si prenderà Palazzo Chigi. Due blocchi contrapposti, quelli di Elliot e Vivendì, dietro il cui scontro si intravvede una pericolosa situazione di stallo.

  • ...

La partita che si sta giocando sui destini di Telecom Italia è esemplare. Se non altro perché sono molteplici i livelli di lettura che si possono fare. C’è sicuramente una questione di politica industriale, ovvero il fatto che l’Italia scopra in ritardissimo che è assai controproducente lasciare che un asset strategico come la Rete, snodo nevralgico del suo sistema di comunicazioni, finisca in mani straniere.

UN ASSET SENSIBILE. Ma c’è anche una lettura transnazionale, Stati Uniti contro Europa che si sfidano su asset che la globalizzazione e il volgere al cattivo tempo delle relazioni geopolitiche rendono assai sensibili. E infatti dentro l’ex monopolista dei telefoni assistiamo allo scontro tra gli americani del trumpiano fondo Elliot (nel senso che a dirigerlo c’è un arci tifoso dell’attuale presidente) e i francesi di Vivendi, una ulteriore conferma che Parigi, non importa chi sia l’inquilino dell’Eliseo, persegue con tenacia la sua teoria dei campioni nazionali, ovvero la creazione di agglomerati che per dimensione e capacità tecnologica siano in grado di battersi per la leadership sui mercati mondiali.

Da una parte ci sono Elliot e la Cdp, che insieme fanno poco più del 20% del capitale. Dall’altra Vivendi, che ufficialmente sfiora il 24%, ma che in queste settimane di battaglia non sarà sicuramente rimasto a guardare gli altri che compravano

Chi parte per primo ovviamente è avvantaggiato, e i francesi si sono mossi sin dalla fine degli anni Ottanta con grande preveggenza. Per capirci, mentre in quel periodo da noi il tema erano le privatizzazioni delle aziende pubbliche (tra cui quella di Telecom che fu nei modi la più sciagurata), colossi come Edf, Suez, Alstom, Arcelor, Danone, etc. operavano già su larga scala come poli aggreganti dei rispettivi settori incuranti che la loro proprietà fosse pubblica o privata.

BOLLORÉ E I CATTIVI RAPPORTI CON MACRON. Se oggi Vincent Bolloré, che con la sua Vivendi è l’azionista di riferimento di Telecom, non gode della simpatia e del supporto dello Stato francese è perché non è granché benvoluto in patria e, cosa forse più importante, ha come interlocutore il presidente sbagliato. Cresciuto a dismisura grazie all’amicizia e ai buoni uffici di Sarkozy, che l’affare libico sta trasformando in una honte Répubblicaine , ha con Macron un rapporto agli antipodi. Ciò lo rende assai vulnerabile.

ELLIOT CONTRO VIVENDI: SCONTRO TRA DUE BLOCCHI. Se in più ci si mette una gestione non proprio cristallina, dove il conflitto di interesse tra gli affari suoi e quelli di Telecom è molto più che un sospetto, ecco spiegato perché siamo arrivati a questo punto. Ovvero allo scontro tra due blocchi contrapposti dietro al quale si intravvede una pericolosa situazione di stallo. Da una parte Elliot e la Cassa depositi e prestiti, scesa con squillar di trombe nell’agone, che insieme fanno poco più del 20% del capitale. Dall’altra Vivendi che ufficialmente sfiora il 24%, ma che in queste settimane di battaglia non sarà sicuramente rimasto a guardare gli altri che compravano.

Mutatis mutandis, assomiglia alla guerra per chi si prenderà Palazzo Chigi, ovvero due schieramenti, grillini e centrodestra, numericamente non lontanissimi. L’assemblea della società di tlc, prevista per il 24 aprile, forse scioglierà l’arcano facendo emergere un vincitore. Per ora è battaglia: di deleghe, pacchetti di azioni e nervi. Fin d’ora, viste le percentuali, una cosa si può già dire: lo Stato italiano non si riapproprierà di quello che fino al 1996 era un suo asset di pregio. Ma non crediamo sia questo il suo obiettivo. Per Roma la partita si gioca sullo scorporo della Rete, struttura assai delicata sulla cui proprietà nazionale molti governi stranieri anche fortemente liberisti non hanno mai nutrito dubbi. Dietro la Rete pubblica c’è l’idea di accesso consentito alle stesse regole per tutti, non come oggi dove i concorrenti di Telecom lamentano ogni tre per quattro l’ipocrisia di una finta liberalizzazione che non ha scalfito la sua posizione dominante.

ENEL IN CAMPO CON OPEN FIBER. Ma siccome noi abbiamo una innata tendenza a complicarci le cose facendoci del male, per il governo italiano la questione tlc riguarda anche un altro operatore, Enel, che nel momento di maggior tensione con i francesi è sceso in campo proponendosi con Open Fiber come interlocutore alternativo nel cablaggio del territorio. Ora, detto banalmente, si rischia di avere due aziende a forte influenza pubblica che fanno lo stesso mestiere e spesso si pestano i piedi sullo stesso teriitorio. Ovvia l’idea di unire le forze, specie adesso che il possibile ribaltone in Telecom ne crea le condizioni. Perché ciò accada bisogna però che prima ci sia un nuovo governo, e poi che dalla guerra in corso emerga o meno un nuovo assetto al vertice di Telecom. Cosa, almeno al momento, tutt’altro che scontata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso