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23 Aprile Apr 2018 1850 23 aprile 2018

Reddito di cittadinanza, la Finlandia ci ripensa: fine del sogno M5s

Il governo di centrodestra, che aveva avviato la sperimentazione, cambia le regole dopo solo un anno. Riducendo i fondi e pensando ad altri sistemi. I ricercatori: «Confidiamo nel prossimo esecutivo». 

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A gennaio del 2017 la Finlandia era salita agli onori delle cronache per essere il primo e unico Paese europeo ad avviare la sperimentazione di un reddito di cittadinanza incondizionato. Per due anni, 2 mila disoccupati selezionati dall'istituto di previdenza sociale Kela avrebbero dovuto ricevere 690 dollari al mese senza essere obbligati a cercare un lavoro e con la clausola che se anche lo avessero trovato non avrebbero comunque perso il sussidio.

MODIFICHE RADICALI DEL GOVERNO. Il condizionale è d'obbligo perché l'esperimento finlandese, che pure aveva attirato l'attenzione di politici e ricercatori di tutto il mondo e ispirato l'agenda economica di molti partiti, compreso il Movimento 5 stelle (anche se il sussidio proposto dai grillini è più vicino a un assegno di disoccupazione che a un vero basic income), è stato modificato in corsa e in maniera radicale dal governo. Una decisione che però potrebbe essere messa in discussione dal prossimo esecutivo: nella primavera del 2019 sono in programma le elezioni parlamentari e i Verdi e i centristi sono a favore di una sperimentazione ampia del basic income.

L'ESPERIMENTO NON VERRÀ RINNOVATO. Il governo di centrodestra in carica che aveva avviato il progetto nel 2017 ha deciso infatti di ridurre i fondi a diposizione, di introdurre delle condizioni per ricevere il denaro e di non dare seguito alla fase due che prevedeva di ampliare l'esperimento anche a un numero limitato di lavoratori per testare gli effetti della misura anche su chi ha già un'occupazione. A dicembre, poi, una legge approvata dal parlamento ha stablito che al termine della sperimentazione il progetto non verrà prolungato. E questa per i ricercatori che lo seguono è la notizia peggiore: tutto il dibattito internazionale sul basic income, infatti, ha un difetto strutturale: manca di dati e analisi affidabili sugli effetti a lungo termine e sul peso reale che una misura del genere potrebbe avere sulle finanze dello Stato e sul welfare nel suo insieme.

Due anni sono troppo pochi per trarre conclusioni estese da un esperimento così ampio. Avremmo dovuto avere più tempo e più denaro

Olli Kangas, ricercatore finlandese

I ricercatori di Kela hanno detto di essere molto delusi alla decisione del governo. «Due anni sono un tempo troppo breve per trarre conclusioni estese da un esperimento così ampio. Avremmo dovuto avere più tempo e più denaro per ottenere risultati affidabili», ha dichiarato Olli Kangas, uno dei responsabili del progetto, alla televisione pubblica finlandese.

SNATURATO IL PROGETTO INIZIALE. La nuova legge introdotta a dicembre riduce di molto la portata della sperimentazione, che era unica proprio perché incondizionata: ora per ricevere il sussidio pieno bisognerà aver lavorato almeno 18 ore nei due mesi precedenti o aver usufruito di servizi di accesso al lavoro per almeno cinque giorni. Chi non soddisfa questi requisiti avrà un sussidio ridotto del 4,65% al giorno nei due mesi successivi.

L'IDEA DI UNO UNIVERSAL CREDIT. Le ragioni del dietrofront dell'esecutivo non sono chiare perché i risultati della sperimentazione verranno pubblicati solo nel 2019, ma i media locali hanno rivelato che il governo ha intenzione di esplorare al suo posto altre forme di welfare. Il ministro delle finanze, Petteri Orpo, ha parlato in particolare di introdurre un universal credit simile a quello della Gran Bretagna, un meccanismo che unifica tutta una serie di sostegni e bonus fiscali.

Reddito di cittadinanza M5s: perché quello di inclusione è meglio

Rischio di lavoro in nero. Niente limiti temporali né incentivi ad accettare altri impieghi. E una platea esagerata. La proposta grillina non funziona. A differenza dell'assegno esistente del Pd. ll confronto.

Miska Simanainen, una delle ricercatrici di Kela che segue la sperimentazione, conferma via mail a Lettera43.it che «le condizioni di accesso introdotte dal governo allontanano il sistema da un vero reddito di cittadinanza», ma precisa che «il governo non ha ancora preso alcuna decisione sull'estensione dell'attuale sperimentazione di reddito di cittadinanza. La riforma del sistema di social security è nell'agenda politica, e i politici stanno discutendo anche altre forme di welfare oltre il basic income».

POSSIBILE ASSE TRA VERDI E CENTRISTI. La questione si intreccia con l'agenda politica: «Per la primavera 2019 sono previste le elezioni parlmentari e ci aspettiamo una discussione ampia su come riformare il sistema di social security e anche altre sperimentazioni. Per esempio i Verdi, ora all'opposizione, e il partito di centro che ora esprime il primo ministro hanno annunciato pubblicamente che sostengono l'idea di dar vita a una sperimentazione più estesa del basic income durante la prossima legislatura».

CITTADINI FAVOREVOLI, MA SENZA TASSE. Il ministero per le Politiche sociali del governo finlandese non ha risposto a richieste di chiarimenti. Nel 2017 l'Economist aveva rivelato i risultati di un sondaggio secondo il quale il 70% dei finlandesi era favorevole al reddito universale, ma quella percentuale scendeva al 35% se questo avesse comportato un ulteriore aumento delle tasse.

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