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24 Aprile Apr 2018 0800 24 aprile 2018

Rifiuti radioattivi, cos'è e quando sarà pronto il Deposito nazionale

Un'area da 150 ettari. L'investimento da 1,5 miliardi di euro. L'indotto da 2 mila posti di lavoro. E i quattro anni stimati per la costruzione. Le cose da sapere sul sito di smaltimento e stoccaggio.

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Da una parte una società che mai nella sua storia aveva avuto un numero di dipendenti così alto, dall’altro il minimo storico delle attività legate allo smantellamento delle centrali nucleari italiane. Non si può certo dire che Sogin, la società pubblica per lo smantellamento degli impianti nucleari presa in carica da Luca Desiata due anni fa fosse un modello organizzativo. Tanto che, a fronte di una spesa di budget vicina al 50%, le attività di decommissioning (lo smantellamento degli impianti nucleari) sono a un terzo del totale. Per questo, l’attuale amministratore delegato ha voluto tirare una linea di demarcazione tra il prima e il dopo e lo ha fatto in occasione della presentazione dei risultati del 2017 e degli obiettivi del 2018. L’incontro si sarebbe dovuto tenere tre settimane fa in Basilicata, presso l’impianto di Rotondella. Ma le vicende legate al Deposito nazionale hanno spinto il management della società di Stato a spostare l’appuntamento.

I LAVORI DI SOGIN. Finora Sogin ha condotti lavori preparatori all’attacco ai reattori nucleari. Uno status che ha fatto sì che i lavori avanzassero in media del 2% all’anno. Numeri che impedirebbero di rispettare la data del 2025 per l’inaugurazione del Deposito nazionale. Ma la percentuale di avanzamento dei lavori è destinata a salire dal 2018, quando partiranno i progetti legati alla bonifica della Fossa 7.1 nell’impianto Itrec di Rotondella e l’attacco ai vessel delle centrali di Trino e Garigliano. Nell’impianto di Bosco Marengo verrà concluso il decommissioning (brownfield) e verranno riprogrammate le gare per gli impianti Cemex (Saluggia) e Icpf (Rotondella), per le quali Sogin e Saipem si stanno dando battaglia in tribunale. Come era facile prevedere, è stato proprio il Deposito nazionale, con i tempi per la realizzazione e il ruolo della politica, l’argomento principale dell’incontro. Un tema che, grazie anche alle dichiarazioni del ministro Calenda, ha subìto una forte accelerazione nell’ultimo mese. «Un aspetto», ha detto Desiata, «che considero in maniera positiva. Prima si parte e meglio è». Il progetto, infatti, era caduto quasi nel dimenticatoio, nonostante la condanna dell’Unione europea, con relativa e sostanziosa sanzione verso il nostro Paese.

1. Il Deposito nazionale: 150 ettari e un Parco tecnologico connesso

Il Deposito nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi. L’infrastruttura occuperà complessivamente circa 150 ettari, di cui 40 dedicati a un Parco tecnologico ad esso connesso. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli generati dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.

2. I rifiuti: a bassa, media o alta attività, smaltiti o stoccati temporaneamente

Nel Deposito nazionale saranno smaltiti circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività e stoccati temporaneamente circa 17 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività, che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico, idoneo alla loro sistemazione definitiva.

3. La direttiva Ue: in ogni Paese una strategia per gestire i rifiuti radioattivi

La disciplina europea richiede che ciascun Paese si dia una strategia per gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi. La Direttiva 2011/70/Euratom prevede che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati.

4. L'iter decisionale: dal Mise alle Regioni

Nel 2015, sulla base dei criteri indicati dalla Iaea (International Atomic Energy Agency dell’Onu) e di quelli applicativi appositamente definiti da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella Guida Tecnica n. 29, Sogin ha redatto la proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi) a ospitare il Deposito nazionale e il Parco tecnologico. Una volta ricevuto il nulla osta alla pubblicazione sul sito depositonazionale.it della Cnapi e del Progetto preliminare da parte dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente, sarà avviata un’ampia consultazione pubblica della durata di quattro mesi. Tutti i soggetti interessati potranno partecipare alla consultazione con l’invio di osservazioni e proposte tecniche e con la partecipazione agli eventi organizzati da Sogin sui territori interessati e al Seminario nazionale. Sogin, sulla base delle osservazioni ricevute, aggiornerà la Cnapi che, dopo la validazione da parte dell’Autorità di controllo e l’approvazione dei Ministeri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, diverrà Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai). Solo a quel punto Sogin chiederà alle Regioni e agli enti locali interessati dalla nuova Carta di esprimere manifestazioni di interesse, volontarie e non vincolanti, per proseguire nella localizzazione del sito idoneo.

Dal momento in cui Sogin riceverà dai ministeri competenti il nulla osta per la pubblicazione della Cnapi passeranno 45 mesi

5. La scelta del sito: tra i criteri, sismicità e lontananza da insediamenti urbani

I criteri tecnici per individuare il sito per il Deposito nazionale delle scorie nucleari sono la sismicità (il territorio non deve essere sismico), il criterio idrogeologico, cioè il terreno deve essere stabile e lontano dall'acqua, e la lontananza da insediamenti urbani e industriali. Sulla base di queste indicazioni è stata redatta la Cnapi. La carta è ancora sotto segreto assoluto ma, alla luce di queste discriminanti solo lo 0,1% del territorio italiano sarebbe adatto a ospitare il Deposito nazionale. Quello che è certo è che non sorgerà al posto di nessuno dei vecchi siti delle ex centrali nucleari, non adatti perché una centrale atomica deve sorgere vicino a corsi d'acqua, al contrario del Deposito nazionale.

6. I tempi: quattro anni per la costruzione del Deposito

I tempi di decisione sono fissati dal decreto legislativo 31 del 2010 (e successive modifiche), che ha individuato la procedura per realizzare anche in Italia — come impongono i trattati internazionali — il deposito centralizzato in cui conservare in modo sicuro i rifiuti radioattivi. Dal momento in cui Sogin riceverà dai ministeri competenti il nulla osta per la pubblicazione della Cnapi passeranno 45 mesi – se non ci saranno ulteriori intoppo nell’iter – necessari per soddisfare tutte le tappe previste dalla legge. Ai quali seguiranno altri quattro anni per la costruzione del Deposito. Quindi, allo stato delle cose, e se il nulla osta uscisse in questi giorni, il progetto generale viaggia con circa un anno di ritardo.

7. I ritardi: la Carta è ferma da quasi tre anni

La Cnapi, ossia la Carta nazionale dei siti potenzialmente idonei a ospitare il deposito, è pronta dal giugno del 2015 e Sogin alla fine di febbraio l’ha anche aggiornata ricevendo nel breve giro di due giorni l’approvazione da parte di Ispra (l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale), che ha girato il documento ai due ministeri competenti, ossia Ambiente e Sviluppo economico. È qui, ormai da quasi tre anni, che la Carta è ferma, coperta dal più rigoroso segreto.

8. I costi: investimento complessivo di 1,5 miliardi di euro

Per realizzare il Deposito nazionale e Parco tecnologico è previsto un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. Si stima che la sua costruzione genererà circa 2 mila posti di lavoro l’anno per quattro anni di cantiere e che nella fase di esercizio impiegherà circa 700 addetti.

9. Le parole di Calenda: «Pubblichiamo prima delle elezioni»

Sulla mappa dei siti idonei per il Deposito nazionale delle scorie nucleari «si stanno facendo gli ultimi approfondimenti. Appena sarà pronto lo pubblicheremo. Ancora non so dire i tempi. Dipende dai tempi delle procedure tecniche»: così si era espresso il 10 aprile scorso il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, rispondendo ai giornalisti a margine di un evento dell'Anci a Roma. «Io i procedimenti amministrativi aperti sono per chiuderli - ha aggiunto il ministro -, poi però bisogna chiuderli bene. Non è che ci sia una scadenza. Bisogna vedere i tempi della formazione del nuovo governo, che non dipendono da me». Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il 21 marzo scorso aveva annunciato che nel giro di una settimana sarebbe stato emesso il decreto interministeriale Sviluppo economico-Ambiente con la Cnapi. Circa due mesi prima, lo stesso Calenda aveva annunciato su Twitter: «Parere formale Mibact, ultimo passaggio, arriva in settimana e poi pubblichiamo. Come promesso prima delle elezioni perché il governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni di campagna elettorale». Il 23 marzo, il ministero della Sviluppo economico aveva pubblicato sul suo siti Internet la “Nota informativa sulla Cnapi”, nella quale si legge che il governo Gentiloni «intende completare, nei limiti temporali del mandato, le fasi che è possibile concludere» della procedura per la realizzazione del Deposito nazionale delle scorie nucleari, «evitando stalli e ulteriori ritardi».

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