Roures Mediapro
27 Aprile Apr 2018 1900 27 aprile 2018

Stallo Mediapro: ecco perché non si sa chi trasmetterà la Serie A

Fideiussione non pervenuta in Italia per la Serie A. In Spagna si sfilano le telco per la Champions League. Scricchiola il modello di Roures. Mentre torna in campo l'ipotesi del canale di Lega.

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In Spagna le telco chiudono i cordoni della borsa, in Italia Sky non arretra di un millimetro. Per Mediapro, la società che detiene i diritti per la Serie A italiana, non è un momento molto facile e la decisione di non versare la maxifideiussione da oltre un miliardo alla Lega in attesa di vedere come andranno le cose in tribunale il 4 maggio 2018 ha innervosito le squadre di calcio: che sia un atto di debolezza da parte della società spagnola o un modo per mettere gli interlocutori con le spalle al muro e ottenere l'agognato via libera al canale di Lega, il risultato non cambia. A meno di quattro mesi dall'inizio del campionato non si sa dove e come le partite saranno trasmesse. Soprattutto, senza garanzie sugli incassi futuri, è difficile per le squadre bussare alle porte delle banche.

GUAI ANCHE IN SPAGNA. Se il dossier italiano è impantanato tra tribunali e offerte troppo basse per rientrare nel maxi-assegno che gli spagnoli hanno promesso alla Lega aggiudicandosi così i diritti, nemmeno in Spagna le cose vanno troppo bene. Il modello Mediapro finora aveva funzionato grazie alla grandissima concorrenza tra società di telecomunicazioni. Con l'ultimo bando per le partite di Champions, però, le cose sono cambiate.

TELEFÓNICA NON SI SVENA. Pure qui Mediapro ha messo sul piatto un'offerta molto alta - 1,1 miliardi di euro - nella speranza di rientrare dai costi rivendendo i diritti. E però le cose non stanno andando come previsto: Vodafone si è chiamata fuori, Orange e Movistar (Telefónica) hanno presentato offerte che, secondo la stampa spagnola, sono sotto le attese. Il consigliere delegato di Telefónica, Ángel Vilà, non più tardi del 26 aprile ha ribadito che non intende svenarsi per includere nel suo pacchetto il calcio, tanto più, ha aggiunto, se come pare il calcio potrebbe sbarcare anche su altre piattaforme, come Netflix o Amazon.

Calcio e diritti tivù: Sky guarda al digitale, Mediapro al canale della Lega

Nelle ultime ore è girata la voce che Mediapro - vuoi per dimostrare di voler andare avanti in ogni caso sul progetto Italia, vuoi per tranquillizzare i presidenti di Serie A - sarebbe pronta ad anticipare il versamento della fidejussione da 1,1 miliardi alla Lega di qualche giorno, rispetto alla scadenza naturale del 26 aprile.

Quest'ultima osservazione su Netflix e Amazon va al cuore del problema del modello di business di Mediapro. Rivolgersi a più piattaforme offrendo lo stesso prodotto - le partite di calcio - moltiplica sì le possibile fonti di fatturato, ma per ognuna di queste riduce l'appeal del prodotto, per il semplice fatto che il concetto di esclusiva perde completamente di valore.

SKY NON ALZA L'ASTICELLA. In Spagna non ha molto senso che Telefónica offra molti soldi per un prodotto che è difficile da rivendere ai clienti se questi possono averlo anche su Netflix, o Amazon. In Italia, allo stesso modo, Sky è restia ad alzare molto l'asticella della sua offerta se poi le partite, tutte o in parte, sono disponibili anche via web, magari all'interno di pacchetti più economici.

UN'AZIENDA DA 1,9 MILIARDI. E quindi: in difficoltà a ripagare l'investimento da 1,1 miliardi in Spagna, in difficoltà analoghe in Italia dove la partita vale 1,05 miliardi, indipendentemente dalla questione del ricorso di Sky che, da questo punto di vista, potrebbe anche essere stato un bell'assist per buttare la palla in tribuna. Tanto per dare un'idea delle dimensioni: quando il 15 febbraio Orient Hontai Capital ha rilevato la maggioranza di Mediapro, il deal valutava l'azienda 1,9 miliardi di euro, comprensivi di 200 milioni di debiti.

PIANO B: IL CANALE DI LEGA. In questo scenario oggettivamente complicato, Mediapro è tornata a proporre per l'Italia il canale di Lega, che è sempre stato il suo vero obiettivo. Ovvero, per dirla in soldoni, non essere più un semplice intermediario, bensì un produttore di contenuti, magari appoggiandosi a una piattaforma già esistente che potrebbe essere, per esempio, quella di Mediaset Premium. Per altro questo modello distributore-produttore è già in nuce nell'ultimo bando che prevede offerte comprensive di raccolta pubblicitaria e telecronaca, motivo per cui Sky ha fatto ricorso, visto che il bando vinto da Mediapro era solo per intermediari.

Mediapro, nel comunicato in cui sospende la fideiussione miliardaria, si è detta pronta a versarla immediatamente solo se i club di Serie A diranno sì al canale di Lega. Messa così, sembra tanto la pistola alla tempia nei confronti di società - quelle calcistiche - che in molti casi non navigano in acque finanziarie tranquille. Una scelta che forse non dispiacerebbe, per esempio, al Torino di Urbano Cairo, che potrebbe occuparsi della raccolta pubblicitaria, forse nemmeno alla Lazio di Claudio Lotito, o alla Sampdoria. Ma che vedrebbe contrarie, per esempio, Juventus e Roma.

RISCHIO NUOVI CONTENZIOSI. Però, se deve esserci un canale della Lega perché lo deve fare Mediapro e non, per esempio, Sky? Una decisione in tal senso aprirebbe una nuova lunghissima stagione di contenziosi. L'unica cosa certa, alla fine, è che il campionato inizia appena dopo Ferragosto. Ma dove lo vedremo - e se - ancora non si sa. E l'impasse rischia di costare caro a tutti: ai broadcaster che non possono lanciare le campagne di abbonamenti, a Mediapro che non rientrerebbe dall'investimento, alle squadre di calcio senza soldi, ai tifosi. Evitare il patatrac è nell'interesse di tutti. Riuscirci, però, è un altro paio di maniche.

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