Mps: pm, prosciogliere Profumo e Viola
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27 Aprile Apr 2018 1048 27 aprile 2018

Mps, Profumo e Viola a processo per la tranche sui derivati

Il gup di Milano ha rinviato a giudizio gli ex vertici dell'istituto senese. Il procedimento inizierà il 17 luglio. Gli imputati sono accusati di aggiotaggio e falso in bilancio.

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Gli ex vertici di Mps Alessandro Profumo, ora ad di Leonardo, e Fabrizio Viola, assieme allo stesso istituto di credito e a Paolo Salvadori, ex presidente del, collegio sindacale, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Milano. Il processo inizierà il 17 luglio. La Procura invece aveva chiesto per tutti gli imputati il proscioglimento. Le accuse sono di aggiotaggio (caduto per Salvadori) e falso in bilancio nella tranche sulla contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria.

ACCOLTA LA RICHIESTA DELLE PARTI CIVILI. Il gup Alessandra Del Corvo, non accogliendo le richieste dei pm e delle difese, ha mandato a processo, come chiesto dalle parti civili (circa 200 azionisti rappresentati da numerosi legali, tra cui l'avvocato Matteo Picotti), Profumo e Viola (anche ex ad della Banca popolare di Vicenza), ex presidente ed ex ad del Monte dei Paschi, mentre Salvadori solo per falso in bilancio (per aggiotaggio "non doversi procedere") e la stessa banca, imputata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE GIA' RESPINTA DAL GIP. I pm Baggio, Civardi e Clerici già nel settembre 2016 avevano chiesto l'archiviazione delle accuse a carico degli imputati (la tranche d'indagine era stata trasmessa per competenza da Siena a Milano) ma nell'aprile 2017 si erano visti respingere l'istanza dal gip Livio Cristofano che aveva ordinato l'imputazione coatta. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio e l'udienza preliminare nella quale il pm Civardi nella scorsa udienza aveva chiesto il proscioglimento con argomentazioni simili a quelle dell'istanza di archiviazione.

NODO SUL CONTEGGIO DEI DERIVATI NEI SALDI CHIUSI. I pm avevano sostenuto che Viola e Profumo, visti il 'restatement' del bilancio di Mps da loro effettuato e la scoperta dei vari trucchi che sarebbero stati adottati da coloro che li avevano preceduti per nascondere i 'buchi', avrebbero agito senza alcuna intenzione di falsificare i conti (tra il 2011 e il 2014) né di occultare le perdite. Il pm Civardi davanti al gup aveva ribadito che è vero sì che i derivati avrebbero dovuto essere contabilizzati 'a saldi chiusi' e non 'a saldi aperti', come è stato fatto, ma gli ex manager avevano fornito negli allegati ai bilanci tutte le indicazioni su quali sarebbero stati gli effetti della contabilizzazione 'a saldi chiusi', senza intenzione di ingannare il mercato.

RISPETTATE DISPOSIZIONI DI CONSOB E BANKITALIA. Per il pm, gli ex manager, che avevano ereditato la gestione della banca dopo quella di Giuseppe Mussari e degli altri vertici (che sono a processo a Milano), non solo avevano reso consapevole il mercato dei problemi sui bilanci ma si erano anche attenuti alle disposizioni di Consob e Banca d'Italia. Diversa la lettura del gip dell'imputazione coatta (agli atti anche una nuova consulenza disposta dalla Procura generale) che ravvisò nelle condotte dei manager presunti profili ingannevoli nei confronti del mercato perché quella contabilizzazione non aveva dissipato le ambiguità sui derivati.

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