Detusche Bank
28 Aprile Apr 2018 0900 28 aprile 2018

Deutsche Bank, strategia e numeri della ristrutturazione

Il primo istituto finanziario tedesco è pronto a smantellare compartimenti esteri e migliaia di posti di lavoro. Per un crollo degli utili dell'80% nel 2018. Nel mirino l'investment banking delle speculazioni passate.

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Il cambio anticipato ai vertici di Deutsche Bank nel mese corrente suonava come un campanello di allarme e i fatti non sono tardati ad arrivare. Gli utili erano scesi a picco, nel primo trimestre del 2018, a 120 milioni di euro, rispetto ai 575 milioni del primo trimestre del 2017: un tonfo del 79% che, a dispetto del curriculum del nuovo amministratore delegato Christian Sewing subentrato dopo meno di tre anni all'inglese John Cryan, da quanto affermato imporrà al colosso tedesco un forte disimpegno dall'investment banking. Da lì, hanno ammesso i vertici del gruppo, arrivano i minori introiti e non è un mistero che la gestione americana di Deutsche Bank degli investimenti sui mercati finanziari internazionali abbia trascinato il primo gruppo bancario tedesco nelle speculazioni all'origine delle crisi del 2007 e del 2011 e dei relativi maxi-risarcimenti.

MAXI MULTE NEGLI USA. L'investment banking è considerato la piaga di Deutsche Bank, che dal 2015 chiude i bilanci annuali in perdita: nel 2017, di quasi 500 milioni di euro, 200 in più dei preventivati. Il rosso è dovuto in primis alle maxi multe ricevute negli Usa, dove non si scherza, chi sbaglia paga: dai quasi 7 miliardi di euro (3 miliardi circa in sanzione e 4 miliardi in sostegno ai consumatori americani danneggiati) patteggiati nel 2016 con il Dipartimento alla Giustizia per contenziosi sui crac per i mutui subprime, ai 130 milioni di euro chiesti a Deutsche Bank dalla Federal reserve, la banca centrale statunitense, per violazione delle regole sul cambio e speculazioni sui soldi dei depositi. L'emorragia di multe e risarcimenti ha richiesto nel 2017 al gruppo bancario una ricapitalizzazione di oltre 8 miliardi di euro. E le spese legali non sono finite.

Christian Sewing.

GETTY

Altri filoni d'inchiesta e altri processi sono pendenti, mentre Deutsche Bank ha perso di immagine e credibilità anche per sviste compiute nelle operazioni bancarie, trapelate dalle due torri dell'istituto di Francoforte perché durante le turbolenze le notizie come sempre volano: è del mese corrente l'indiscrezione bomba riportata dal settimanale tedesco der Spiegel di un bonifico emesso da 28 miliardi di euro (anziché da 28 milioni), più del valore del patrimonio della stessa Deutsche Bank, «bloccato e corretto nell'arco di pochi minuti», hanno ammesso e precisato dal gruppo tedesco. Non invero la prima grande distrazione di una grande banca. Dei tre zeri di troppo aggiunti senza badare a movimenti di titoli e soldi abbondano gli aneddoti sui grandi gruppi internazionali.

IL NUOVO CEO SEWING. Il problema sono gli investimenti finanziari spericolati dalla cui politica, nonostante i ripetuti cambi di amministratori delegati (il terzo in sei anni), Deutsche Bank non si era mai voluta davvero distanziare. Lo stesso incarico al tedesco Sewing, ex vice-ceo e il più giovane ceo mai insediatosi alle twin towers di Francoforte, era stato un segnale di rinnovamento e insieme di ritorno a un orientamento più tedesco del colosso bancario. Tuttavia alle spalle il neo amministratore delegato 47enne ha una carriera di top manager nei distaccamenti esteri del gruppo: da Singapore a Tokyo, senza escludere gli anni trascorsi al quartier generale dell'investment banking di Londra della Deutsche Bank, considerata la centrale operativa delle operazioni rischiose del gruppo. Il dubbio sull'ennesima operazione d'immagine era rimasto.

Entro il 2018 ci sarà anche una significativa riduzione della forza lavorativa

Christian Sewing

Ma nel piano esposto, alla luce del crollo di utili di inizi 2018, Sewing ha smentito le politiche passate: è annunciata la riduzione della divisione di trading, vendita e tassi negli Usa, un taglio alle attività di corporate banking (consulenza e finanziamenti a medie e grosse imprese) Oltreoceano e in Asia e anche una revisione del suo azionariato globale, in un'ottica di ridimensionamento. Nel complesso, l'ultimo piano di risanamento di Deutsche Bank promette un profonda disimpegno dall'investiment banking su scala globale, da aree «non redditizie in modo sufficiente». E viceversa un maggior impulso agli investimenti e alla gestione dei patrimoni dei risparmiatori nei mercati in crescita europei, Germania inclusa. Se così fosse sarebbe una svolta dal decennio di gestione espansionista negli Usa dell'era di Josef Ackermann, ad dal 2002 al 2012.

ALMENO 15 MILA TAGLI. Anche la «significativa riduzione della forza lavoro entro il 2018» annunciata da Sewing segna un cambio di passo da anni di piani di riduzione di personale di migliaia di unità, rimasti inattuati. Sulla carta ci sono 6 mila tagli in seguito agli accorpamenti per la fusione di Deutsche Bank con Postbank (l'ex banca al dettaglio delle Poste tedesche) in aggiunta ai 9 mila già annunciati da Cryan per il processo di digitalizzazione. Altri, tra licenziamenti e prepensionamenti, si potrebbero aggiungere per la nuova fusione nell'aria con Commerzbank o potrebbero scattare dalla dismissione di dipartimenti all'estero e per settore. Lo scoglio – in Germania – restano i sindacati: a pagare di più degli errori del colosso bancario tedesco, potrebbero essere i dipendenti delle filiali con sede all'estero. Oltre, come sempre, ai risparmiatori.

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