Pachinko Giappone
29 Aprile Apr 2018 0900 29 aprile 2018

Pachinko, cos'è il gioco d'azzardo che ossessiona i giapponesi

Un flipper "verticale". Dentro sale dove regnano rumori assordanti e luci al neon. Che imbambolano 5 milioni di ludopatici. Per un giro d'affari di 90 miliardi. Viaggio nella dipendenza legalizzata del Sol Levante.

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Tra le tante follie nipponiche che un occidentale non riuscirà mai a comprendere c'è il Pachinko, un gioco d'azzardo (anche se, con una buona dose di ipocrisia, è rubricato dalla legge come divertimento) che ha creato negli anni schiere di ludopatici, sollevando le fortune della Yakuza e dei clan coreani, con un flusso ininterrotto di denaro che dall'arcipelago giapponese finisce nelle casse del regime di Pyongyang. Tutto questo con la benedizione dello Stato, perché è il solo gioco legalizzato. Ma adesso la situazione potrebbe cambiare, perché Shinzō Abe vuole aprire decine di casinò in tempo per le Olimpiadi del 2020.

1. Rumore e luci al neon: il caos che stordisce i clienti nelle sale giochi

Per un occidentale, si diceva, è impossibile capire la Pachinko-mania. Basta mettere piede nelle sale giochi per volere subito uscire: abituati come siamo alle atmosfere rilassate delle nostre case da gioco, i locali nipponici ci appaiono come strutture infernali, nelle quali il rumore delle macchinette è assordante e, in più, si viene bersagliati da luci al neon che cambiano rapidamente colore.

OPERAZIONI RIPETUTE COME "ZOMBIE". Tutto questo caos è studiato ad arte per imbambolare l'avventore. Quando si entra in una sala giochi nipponica è difficile uscire prima di aver speso tutto ciò che si aveva nel portafogli, almeno per i giapponesi che, completamente estraniati da ciò che accade loro attorno, compiono operazioni meccaniche senza palpitazioni di sorta, né quando perdono né le rare volte in cui vincono. Come zombie.

2. Simile al flipper: pallina di metallo da infilare nel foro in basso

Il Pachinko è un gioco piuttosto antico, inventato agli albori del '900, anche se ormai le macchine in circolazione sono prodigi della tecnologia, pensate appositamente per rimbambire con immagini in movimento, luci fastidiose e suoni che urtano i timpani (pensate a enormi stanze capaci di contenere anche centinaia di queste diavolerie e avrete una vaga idea di ciò che vi attende in questi locali).

MACCHINE DISPOSTE IN VERTICALE. Lo scopo del gioco, simile a un flipper disposto in verticale, è infilare una pallina di metallo nella parte alta della macchina per vederla scendere verso il basso sotto l'influsso della forza di gravità. Se nel flipper bisogna evitare che la biglia cada nel buco sottostante, nel Pachinko bisogna invece sperare che finisca proprio nel foro in basso. Quello giusto, almeno.

BARARE NON DÀ SODDISFAZIONE. Solo che il percorso è disseminato di ostacoli che rendono la corsa della biglia più una prova legata alla sorte che all'abilità. In Occidente, probabilmente, i giocatori spingerebbero le macchine per influenzare la caduta delle palline (operazione che mandava in “tilt” i flipper), qui, oltre a essere un'azione severamente proibita dai gestori, nessuno si sognerebbe mai di eseguirla: vincere barando non comporta alcun tipo di soddisfazione, per i giapponesi.

Yakuza, come si vive dentro la spietata mafia giapponese

Non si nascondono: hanno sedi ufficiali e biglietti da visita. Tattoo e falangi mozzate. Con ampi giri d'affari ed entrature in parlamento. Sono gli affiliati alla cosca nata tre secoli fa. Da cui è impossibile uscire. Non si esce tanto facilmente dalla Yakuza, la spietata mafia giapponese.

3. L'unico gioco d'azzardo permesso: una manna per la mafia (Yakuza)

La fortuna del Pachinko è legata al fatto che sia praticamente il solo gioco d'azzardo legalizzato. In Giappone in realtà esistono tantissimi giochi da bisca: per esempio il Bakappana, uno scopone che si gioca non con le carte francesi o napoletane ma con quelle floreali hanafuda, in circolazione fin dal 1500 e in grado di determinare la fortuna di aziende come Nintendo, che le produceva in gran quantità sul finire dell'800 prima di passare allo sviluppo di videogiochi.

FLUSSO DI SOLDI PER PYONGYANG. Altrettanto famoso il gioco coi dadi Chin-chin rorin. Aver bandito il gioco d'azzardo ha permesso alla Yakuza di prosperare tanto con le bische clandestine quanto con la gestione delle case legalizzate del Pachinko. In particolar modo, ha favorito gli affari della mafia nordcoreana, da sempre molto attiva nell'arcipelago nipponico, come Lettera43.it aveva già avuto modo di raccontare. Sembra che proprio il Pachinko determini un flusso costante di denaro che arriva direttamente nelle casse del regime di Pyongyang.

Il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un.

4. Premi: non si vince denaro, ma voltato l'angolo...

Legalizzato nel 1948, il gioco non prevede, ufficialmente, vincite in denaro. Se la pallina in metallo finisce nella porzione giusta del macchinario, infatti, si vincono solo palline per disputare altrettante partite. Volendo, è però possibile scambiarle con premi da fiera: stecche di sigarette, elettrodomestici, piccoli televisori, pupazzi e videogiochi.

LIMITE (AGGIRABILE) DI 50 MILA YEN. Tuttavia, i pochi vincitori preferiscono uscire dalla sala con le tasche piene di palline. Non le portano a casa: voltato l'angolo c'è sempre un negozietto in cui è possibile fare “kankin”, cioè “convertire con l'oro”. Da febbraio si possono ottenere, al massimo, solo 50 mila yen, circa 370 euro - prima il limite era di 150 mila, tre volte tanto -, ma basta presentarsi più volte, smezzando il premio, per ottenere qualsiasi cifra. O per perderla.

L'ingresso di una sala giochi giapponese.

5. Giro d'affari: 20 miliardi, ma con l'indotto si sfiorano i 90

Non è dato sapere gli introiti ufficiali del Pachinko, proprio perché in teoria non prevede vincite in denaro. Ufficialmente si parla di cifre attorno ai 20 miliardi annui, poco meno delle nostre finanziarie “lacrime e sangue”. Ma c'è chi sostiene che tutto l'indotto, fatto di prestiti usurari e vincite illegali sfiori in realtà i 90 miliardi. Più dell'industria automobilistica nipponica, insomma.

SORVEGLIANZA DI POLIZIOTTI IN PENSIONE. Yoiji Sato, Kunio Busujima e Hang Chang-woo sono i tre paperoni del settore che Forbes ha piazzato tra gli uomini più potenti del Paese. L'ipocrisia nipponica in tutta la sua plastica rappresentazione è poi data dal sistema dei controlli: sulle case da gioco vigila Secta, un ente pubblico che si compone di poliziotti in pensione. Dovrebbe certificare che tutto si svolga nel rispetto della legge, ma di fatto gli ex agenti arrotondano proprio chiudendo un occhio sul sistema del kankin.

Una sala da Pachinko, in Giappone, a metà degli Anni 50.

6. Giapponesi coinvolti: 10 milioni di giocatori, 5 milioni di ludopatici

La recente crisi che ha colpito anche il Giappone pare abbia determinato la chiusura di un buon numero di sale. Oggi sarebbero tra le 12 e le 14 mila, negli anni d'oro del fenomeno (che coincisero però con un'altra grande crisi economica, quella che il Paese visse all'inizio degli Anni 90) superavano le 20 mila.

PERCENTUALI PIÙ ALTE CHE IN ITALIA. Si stima che vengano visitate da non meno di 10 milioni di giapponesi, mentre 5 milioni sarebbero ludopatici, dunque nel tunnel patologico del gioco d'azzardo. Un fenomeno a dir poco allarmante, se si considera che la popolazione è di 127 milioni di abitanti (per fare un esempio, in Italia, su 60 milioni, i ludopatici sarebbero circa 800 mila).

Il premier giapponese Abe.

ANSA

7. La scommessa del premier Abe: legalizzare il gioco. Ma occhio ai nemici...

Ma tutto questo potrebbe bruscamente cambiare se Shinzō Abe riuscirà a vincere la battaglia che sta conducendo da oltre una legislatura. Il primo ministro vuole infatti sfruttare la pubblicità delle Olimpiadi di Tokyo del 2020 per trasformare una volta per tutte il Giappone in un Paese turistico. Come? Seguendo l'esempio della vicina Singapore e aprendo quindi diversi casinò in tutto l'arcipelago.

ITER PARLAMENTARE TRAVAGLIATO. Una intromissione nel settore che la Yakuza ritiene indebita e che ha tentato di ostacolare in ogni modo. L'iter parlamentare è stato infatti tra i più lunghi e travagliati (la Yakuza, essendo di facciata una società legale, ha modo di fare attività di lobby alla luce del sole), ma dovrebbe concludersi entro la primavera del 2018. Dopodiché Abe intende subito passare alla posa della prima pietra per non arrivare in ritardo sull'appuntamento sportivo.

GUAI GIUDIZIARI A OROLOGERIA. C'è chi sostiene che i recenti guai giudiziari che hanno travolto il premier nipponico rischiando di fare cadere l'esecutivo (la magistratura indaga sulla cessione, a prezzo stracciato, a un privato di un terreno pubblico e la moglie del premier, Akie, avrebbe intercesso per scontare il prezzo) siano in qualche modo collegati proprio alla Yakuza che, non essendo riuscita a risolvere la questione per vie legali, avrebbe deciso di procedere con modi decisamente più mafiosi.

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