Pensioni Inps
1 Maggio Mag 2018 1800 01 maggio 2018

I privilegiati delle pensioni: le categorie dagli assegni pesanti

Non solo i parlamentari coi loro vitalizi. Anche sindacalisti, magistrati e ferrovieri godono di trattamenti speciali. Per non parlare di baby pensionati e sussidi d'oro. Analisi della Casta previdenziale.

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Non soltanto i parlamentari. Sono tante le categorie finite nel mirino degli indignati e minacciate di vedersi tagliato l'assegno per le loro laute pensioni. Ecco l'esercito dei privilegiati.

1. Parlamentari: 2.600 vitalizi che costano 193 milioni

Stando ai numeri resi noti dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, e rilanciati dal grillino (e questore della Camera) Riccardo Fraccaro, «ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato. Si giunge a stimare il costo attuale dei vitalizi in circa 193 milioni di euro». Anche se c'è chi parla di 2.400.

COL CONTRIBUTIVO RISPARMIO DEL 40%. Di questi 1.900 assegni vengono erogati direttamente agli ex parlamentari, gli altri - attraverso la reversibilità - sono destinati ai loro familiari. A quanto si dice, sarebbero circa 400 gli ex deputati con assegni superiori ai 6 mila euro. Il vitalizio parlamentare non impone ai beneficiari di rinunciare ad altri trattamenti previdenziali. Secondo Boeri un ricalcolo con il sistema contributivo - in base a quanto realmente versato - porterebbe alle casse delle due Camere un risparmio totale del 40%.

ASSEGNI PER 1.600 EX CONSIGLIERI REGIONALI. Dovrebbero essere invece quasi 1.600 gli ex consiglieri regionali con una pensione legata alle loro attività consiliari. Soltanto una decina di Regioni (Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Marche, Lazio, Umbria, Piemonte, Toscana, Trentino, Val d'Aosta, Veneto e Puglia) ha approvato dei tagli o dei contributi straordinari su questi assegni.

Tagli ai vitalizi, il M5s esulta ma la strada è lunga: cosa frena l'iter

Rischia di diventare un cantiere infinito quello legato al taglio dei vitalizi degli ex parlamentari. Anche perché si acuiscono via via le distanze tra Camera e Senato, mentre crescono le difficoltà di natura tecnica sulle quali si stanno imbattendo gli uffici deputati a fare tutte le valutazioni (economiche e giuridiche) del caso.

2. Sindacalisti: stipendi aggiuntivi, ulteriori contributi ed emolumenti aumentati

Pensionisticamente parlando, rientrano a pieno titolo nella Casta anche i sindacalisti. Soprattutto "quelli in distacco", ai quali nelle pubbliche amministrazioni è garantito di sospendere l’attività lavorativa, completamente o parzialmente, per potersi dedicare all’attività sindacale, e anche l’istituto della contribuzione aggiuntiva.

DAL 1996 UN FAVORE ALLA CATEGORIA. Una legge del 1996 permette più in generale a questi di lavoratori di ottenere dal proprio sindacato per quei mesi un ulteriore stipendio aggiuntivo e ulteriori contributi, che maturano a loro volta una pensione. In alcuni casi è stato scoperto che il lavoratore è solito donare alla sua sigla una somma equivalente ai contributi versati. Il ministro Poletti ha svelato che in Italia ci sarebbero 17 mila assegni di questo tipo.

BONANNI SI FECE IL "RITOCCHINO". Inoltre il grosso degli assegni viene calcolato con il regime retributivo, quindi non mancano casi di esponenti sindacali - famoso quello dell'ex leader della Cisl Raffaele Bonanni che portò il suo emolumento a 336 mila euro l’anno per ritrovarsi con una pensione netta sopra i 5 mila euro al mese - che si aumentano lo stipendio alla fine del mandato.

LA MANNA DELLA LEGGE MOSCA. Senza dimenticare la famosa legge Mosca che attraverso il pagamento di contributi irrisori ha permesso a ex sindacalisti o a ex dipendenti di partito di ritrovarsi con una pensione dopo pochi anni di lavoro nelle organizzazioni di appartenenza. Dal 1975 a oggi questa normativa è costata alle casse pubbliche 12 miliardi di euro per favorire 37.500 privilegiati.

Bonanni: "Dopo 47 anni neanche una pensione da caporedattore"

Un addio alla segreteria condito da bordate politiche e polemiche sulla pensione d'oro. Raffaele Bonanni ha lasciato la Cisl, ma "non a causa dell'articolo 18", ha spiegato. E i 4.800 euro netti che dovrebbe percepire? "Dopo 47 anni di contribuzione non prenderò neanche la pensione che prende il suo caporedattore", ha risposto provocatoriamente alla domanda del giornalista di SkyTg24.

3. Magistrati: importo medio di 103 mila euro

Tra le categorie in Italia con gli assegni più alti ci sono i magistrati. Boeri - con l'operazione "Porte aperte" per denunciare i danni del sistema retributivo - ha scoperto che «l’importo annuo lordo medio di tutte le pensioni in pagamento dei magistrati, comprese le pensioni ai superstiti, è di circa 103 mila euro».

SI LAVORA ANCHE OLTRE I 70 ANNI. Questo perché alla categoria è consentito di lavorare oltre i 70 anni (il limite era a 75 fino a 2015, quando fu ridotto di cinque anni, poi risalito a 72 con una deroga successiva). Una contribuzione così alta che il ricalcolo con un sistema diverso potrebbe effetti limitati. «Solo circa il 10% delle pensioni», scrive l'Inps, «vedrebbe un aumento se ricalcolata con il contributivo. La riduzione media che subirebbero, nel complesso, le pensioni dei magistrati è dell’ordine del 12%».

QUANTO PESA LA CONSULTA. Da segnalare il caso degli ex giudici costituzionali: per le loro pensioni lo Stato spende 5,8 milioni di euro all'anno destinati a nemmeno 30 ex magistrati. A far lievitare il livello la decisione del 2002 del governo Berlusconi di aumentare del 50% lo stipendio del presidente, fino ad allora simile a quello del primo presidente di Cassazione.

Spending, la Corte Costituzionale e i suoi privilegi

Questi numeri, tuttavia, non sono spropositati soltanto se paragonati agli emolumenti degli altri alti magistrati italiani oppure ai principali dirigenti apicali del Paese. Per esempio in Gran Bretagna i giudici della Corte suprema ricevono un appannaggio di 235 mila euro. In Canada non si superano i 216 mila euro.

4. Ferrovieri: pensioni nel 96% dei casi superiori ai contributi versati

Tra le categorie "segnalate" da Boeri ci sono anche i ferrovieri, anche loro accusati di prendere grazie al retributivo pensioni nel 96% dei casi superiori ai contributi versati. Stando alle simulazioni fatte dall'Inps «il 27% degli assegni è superiore all’assegno calcolato con il contributivo di oltre il 30%».

FONDO SPECIALE IN PROFONDO ROSSO. Tanta generosità ha messo a rischio il Fondo speciale delle ferrovie, confluito nell’Inps nel 2000 visto il forte rosso. Nel 2013, ha rivelato l'economista milanese, presentava un disavanzo di 4,2 miliardi di euro.

Il Fondo speciale delle ferrovie aveva un disavanzo di 4,2 miliardi.

5. I pensionati baby: il grande regalo del governo Rumor nel 1973

Nel 1973 il governo guidato da Mariano Rumor approvò un decreto che passò alla storia come il maggior regalo pensionistico. Prevedeva che nel pubblico impiego potessero lasciare il lavoro le donne con figli con 14 anni, 6 mesi e un giorno di contribuzione. Mentre il trattamento privilegiato era garantito agli uomini che avevano lavorato per 19 anni, sei mesi e un giorno.

COSTO ANNUO DI 9 MILIARDI DI EURO. Questa legge è stata in vigore fino al 1994, abrogata dalla prima grande riforma firmata da Giuliano Amato sulle pensioni. Le stime più credibili, quelle fatte da Inps e Inpdap, dicono che beneficiano di questi assegni circa 531 mila ex lavoratori per un costo annuo di 9 miliardi di euro.

Mariano Rumor.

6. Gli assegni d'oro: lo Stato versa 3,3 miliardi a 30 mila persone

In Italia ci sono 30 mila pensionati che ricevono oltre 90 mila euro lordi all'anno. In totale lo Stato versa a loro 3,3 miliardi di euro, più dell'1% dell'intera spesa previdenziale italiana. Di questi meno di 10 mila prendono circa 5 mila euro netti per un costo complessivo di 1,8 miliardi di euro.

SENZA PAGARE TASSE ESORBITANTI. Come ha rilevato il centro studi Itinerari previdenziali, sono pochissimi i casi di abusi: l'entità di questi trattamenti è dovuta o al sistema retributivo o alla possibilità di cumulare due o più ricchi assegni senza pagare tasse esorbitanti.

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