Mef, entrate 10 mesi +0,7% a 349 mld
2 Maggio Mag 2018 0800 02 maggio 2018

Evitare l'aumento dell'Iva, sfida prioritaria per il nuovo governo

Sul 2019 gravano 12,4 miliardi di incrementi che per il 2020 diventano di 19,1 miliardi, fino a oggi scongiurati. In oltre 40 anni, l’aliquota ordinaria è quasi raddoppiata. Storia delle clausole di salvaguardia.

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il 26 aprile 2018 il Def 2018 definito «senza impegno», vista la situazione di mancanza di un nuovo governo. Def da far approvare alle Camere e da inviare a Bruxelles entro la scadenza ufficiale del 30 aprile. Relativamente alla finanza pubblica, il quadro tendenziale prevede una riduzione del deficit all’1,6% del Pil nel 2018 e allo 0,8% nel 2019, con un avanzo primario in crescita rispettivamente all’1,9% e al 2,7%. Nello stesso tempo il debito pubblico dovrebbe scendere, anche se non in assoluto, al 130,8% del Pil per il 2018 e al 128% nel 2019. Si tratta di un Def che non ha natura programmatica, stante la attuale situazione politica (il premier Paolo Gentiloni lo ha definito «a politica invariata»), e pertanto prevede l’aumento delle aliquote Iva di cui alle clausole di salvaguardia. Tale previsto aumento potrà però ovviamente essere sostituito da misure alternative, da parte del governo che verrà, ma indubbiamente si tratta di una bella spada di Damocle.

RISCHIO AUMENTI DI 317 EURO A FAMIGLIA. Al di là dei vari conti, quello che preoccupa è la clausola di salvaguardia Iva, quel meccanismo particolare che ha consentito ai vari governi che si sono succeduti di posticipare ancor più i problemi, dal 2014. Sul 2019 gravano 12,4 miliardi di aumenti che per il 2020 diventano di 19,1 miliardi, aumenti appunto fino ad oggi scongiurati. Riuscirà il governo a evitare ancora una volta la applicazione di questi aumenti, il cui effetto sarebbe necessariamente recessivo, sui consumi? Uno studio e Il Sole 24 Ore del 26 marzo 2018 ha calcolato che la spesa media per famiglia aumenterebbe, per effetto delle variazioni Iva, di 317 euro a famiglia. Appare in ogni caso interessante analizzare nello specifico queste clausole, la cui prima applicazione è datata appunto 2014.

SUPPOSIZIONI, NON ANALISI. In tutti questi anni, invece di vedere la cancellazione definitiva della clausola, che di fatto sposta i problemi in avanti, si è assistito a continue modifiche delle previsioni, con differimenti temporali e graduazioni diversificate. Sono state cambiate non solo la decorrenza degli aumenti, ma anche le stesse percentuali. Per l’aliquota Iva del 10% si prevede comunque l’innalzamento al 13%, mentre per l’aliquota Iva ordinaria, al momento al 22%, è previsto l’aumento al 25% (ma un anno era stato previsto anche al 25,9%). In definitiva, si tratta di un aumento finale del 3% per le due diverse aliquote Iva. Ci risulta in ogni caso difficile poter trovare una giustificazione logica alle diverse dinamiche di aumento previste di anno in anno. Non si comprende infatti perché un anno si prevedano certi aumenti e l’anno dopo altri aumenti, differenziati. È ben vero che la relazione tecnica fornisce dei dati, ma si tratta evidentemente di supposizioni non supportate normalmente da fondate analisi.

Pier Carlo Padoan.

ANSA

Per memoria, ricordiamo la serie storica riguardante la misura dell’aliquota Iva ordinaria negli anni, in Italia:

  • 1 gennaio 1973: 12%;
  • 8 febbraio 1977: 14%;
  • 3 luglio 1980: 15%;
  • 1 novembre 1980: 14%;
  • 1 gennaio 1981: 15%;
  • 5 agosto 1982: 18%;
  • 1 agosto 1988: 19%;
  • 1 ottobre 1997: 20%;
  • 17 settembre 2011: 21%;
  • 1 ottobre 2013: 22%.

In definitiva, in oltre 40 anni, l’aliquota ordinaria è quasi raddoppiata. Ricordiamo come l'aliquota Iva ordinaria adottata dagli altri Stati membri Ue oscilli dal 17% del Lussemburgo al 27% dell’Ungheria. Per quanto riguarda l’aliquota ridotta, invece, si va dal 5% al 18%. L’elenco completo delle aliquote è consultabile a questo link. Queste le norme approvate, a oggi, relativamente alla clausola di salvaguardia.

Disposizione

Dal

Aliquota 10%

Aliquota 22%

L. 23 dicembre 2014 n. 190, art. 1 comma 718

1° gennaio 2016

12%

24%

1° gennaio 2017

13%

25%

1° gennaio 2018

-

25,5%

L. 28 dicembre 2015 n. 208, art. 1 comma 6

1° gennaio 2017

13%

24%

1° gennaio 2018

-

25%

L. 11 dicembre 2016 n. 232, art. 1 comma 631

1° gennaio 2018

13%

25%

1° gennaio 2019

-

25,9%

D.L. 24 aprile 2017 n. 50 (conv. L. 21giugno 2017 n. 96), art. 9 comma 1

1° gennaio 2018

11,5%

25%

1° gennaio 2019

12%

25,4%

1° gennaio 2020

13%

24,9%

1° gennaio 2021

-

25%

D.L. 16 ottobre 2017 n. 148 (conv. L. 4 dicembre 2017 n. 172), art. 5 comma 1

1° gennaio 2018

11,14%

25%

1° gennaio 2019

12%

25,4%

1° gennaio 2020

13%

24,9%

1° gennaio 2021

-

25%

L. 27 dicembre 2017 n. 205, art. 1 comma 2

1° gennaio 2019

11,5%

24,2%

1° gennaio 2020

13%

24,9%

1° gennaio 2021

-

25%

Invero c’erano stati anche dei prologhi; nel 2011 già Berlusconi con il “decreto di Ferragosto“, dl 138, aveva per la prima volta menzionato la possibile rimodulazione delle aliquote Iva, assieme all’aumento della aliquota ordinaria dal 20 al 21%. Il governo cosiddetto “dei tecnici“ (Monti) ha disinnescato la clausola, ma aumentato l’aliquota ordinaria dell’Iva al 22%, dapprima per il primo luglio 2013, differita poi al primo ottobre 2013.

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