Disoccupati
2 Maggio Mag 2018 1149 02 maggio 2018

Lavoro: il limbo dei 40enni, generazione schiacciata dalla crisi

Troppo vecchi per usufruire degli incentivi per le assunzioni. Troppo giovani per la pensione. Sono gli italiani tra i 35 e i 49 anni lo zoccolo duro dei disoccupati. Come confermato anche dall'Istat.

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Sono fuori dal sistema degli incentivi per favorire le assunzioni a tempo indeterminato. Troppo vecchi per età anagrafica ma soprattutto troppo costosi per suscitare l'interesse delle imprese più spregiudicate e innovative. Nel contempo non possono beneficiare delle misure per anticipare l'uscita dal mondo del lavoro. Sì, sono anche troppo giovani per andare in pensione, mentre pagano costosissimi contributi, utili soltanto per finanziare gli assegni della generazione che li ha preceduti. Per non parlare del fatto che non esistono politici, sociologi o sindacalisti pronti a stracciarsi le vesti per loro, come si fa per i ragazzi che faticano a entrare nel mondo del lavoro o degli esodati lasciati a casa dalle aziende perché incapaci di interpretare il futuro.

LA GENERAZIONE SCONFITTA. All'indomani del Primo Maggio appare ancora più drammatica la situazione dei 40enni italiani, l'anello debole della catena del lavoro in Italia, la fascia generazionale e sociale più colpita dalla grande crisi. Crisi che non ha permesso loro di mettere a frutto gli sforzi, anche economici, fatti per studiare, migliorare le proprie competenze, imparare le lingue o viaggiare e conoscere il mondo. Stando ai dati Istat relativi a marzo, mentre tra i giovani gli occupati crescono, nella fascia 35-49 anni diminuiscono (-59 mila). A sezionare l'esercito degli oltre 6 milioni di disoccupati italiani si scopre che questa fascia, con quasi 2 milioni e mezzo di unità, guida saldamente la classifica. Ma la distanza rispetto alle altre generazioni è più ampia di quanto dicono le statistiche, che fissano di poco oltre il milione e mezzo gli under 30 senza un'occupazione e il mezzo milione gli over 50. Non a caso i posti sono aumentati - complice da un lato la decontribuzione e dall'altro la Fornero - soltanto ai lati opposti della dinamica occupazionale.

IL BILANCIO DEL JOBS ACT. Questa tendenza si lega alla difficoltà delle aziende di aumentare il loro perimetro di azione in termine commerciali - più beni venduti e più servizi da sottoscrivere - che a sua volta impone alle stesse aziende di puntare sulle risorse umane e quindi su assunzioni a tempo indeterminato. Non a caso, e nonostante il Jobs Act, tra dicembre 2016 e dicembre 2017 ci sono stati 278 mila occupati in più con contratti di questo tipo, ma 303 mila a termine. Se non bastasse, nello stesso periodo, l'Istat ha calcolato che ci sono 234 mila occupati in meno proprio nella fascia tra i 35 e i 49 anni. Cioè nell'età dove nel resto del mondo si fa carriera e ci si stabilizza per il futuro. Ma più dei numeri aiuta una ricerca curata dalla Caritas Ambrosiana sulle persone che si presentano alle sue strutture d'ascolto o alle sue mense per i poveri. Quasi la metà di chi ha chiesto aiuto oppure cibo aveva all'incirca 40 anni: dipendenti vittime di ristrutturazioni industriali, padri divorziati ma anche lavoratori che si sono visti ridurre il loro tenore di vita.

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