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3 Maggio Mag 2018 0958 03 maggio 2018

L'Ue fa i conti con l'Italia: debito al 130,7% del Pil, deficit all'1,7

Come anticipato da L43, niente procedura sul debito. Dopo i salvataggi bancari, nel 2019 il nostro indebitamento scenderà al 129,7%. Ma i saldi peggiorano. E la crescita dell'Area euro è destinata a peggiorare.

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Per mesi sono state invocate come la prova della verità, sia dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che dall'esecutivo Ue: il 3 maggio le previsioni economiche della Commissione europea dicono che il ministero dell'Economia ha vinto la sua battaglia sul debito, seppure appesantito dai salvataggi bancari, ma non quella sui saldi strutturali.

DEBITO AL 130,7% NEL 2018. Il rapporto debito/pil ha raggiunto il suo picco nel 2017, a 131,8%, come aveva anticipato Lettera43.it, anche a causa del sostegno alle banche, E progressivamente «scenderà a 130,7% nel 2018 e 129,7% nel 2019, principalmente come risultato di una crescita più forte del pil nominale», ricorda l'esecutivo europeo.

IL SALDO STRUTTURALE PEGGIORA. Secondo la Commissione, infatti, nel 2018, presupponendo che non ci saranno ulteriori cambiamenti di politiche, il deficit italiano scenderà a 1,7%, sostenuto dalla crescita economica e da alcune misure contenute nel bilancio 2018. E resterà a 1,7% anche nel 2019, sempre se non ci saranno cambiamenti di policy ed escludendo le clausole sull'aumento dell'Iva. Il saldo strutturale, cioè l'equilibrio tra entrate e spese al di là degli eventi che si registrano in un determinato ciclo, peggiorerà, passando da -1,7% del 2018 a -2% del 2019.

Le previsioni della Commissione Ue sul debito dei Paesi Ue.

E il contesto non aiuta. Scrive infatti la Commissione Ue: «I rischi per la crescita sono diventati più inclinati verso il basso. L'incertezza della politica è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e incidere su fiducia e premi di rischio». La speranza è sugli investimenti che sono in aumento e che potrebbero stimolare produttività e fare crescere il Pil più del previsto.

TREND POSITIVI SULL'OCCUPAZIONE. Bruxelles prevede che i «trend positivi del mercato del lavoro, iniziati nel 2015, continueranno», con l'occupazione che crescerà «in linea con l'attività economica ma anche beneficiando degli sgravi di tre anni per l'assunzione dei lavoratori giovani». Ma contemporaneamente la disoccupazione si riduce solo gradualmente. Il tasso di disoccupazione è destinato, infatti, a diminuire al'11% nel 2018 e al 10,6% nel 2019.

Nel 2017, secondo i dati dell'esecutivo Ue, il tasso di crescita dell'Ue e dell'Area euro ha superato le attese, attestantosi al 2,4%, il livello più alto in questi dieci anni martoriati dalla crisi. Le previsioni dicono però che se per il 2018 i livelli di crescita dovrebbero rimanere in linea, fermandosi al 2,3, nel 2019 si dovrebbe già registrare un rallentamento al 2%. L'Italia seguirà la stessa frenata, passando dall'1,5% di oggi che la posizione con la Gran Bretagna all'ultimo gradino tra i 28 Paesi Ue, all'1,2 del 2019. All'altro lato della classifica si posizionano Malta con un aumento della ricchezza al 5,8 quest'anno e al 5.1 nel 2019 e l'Irlanda al 5,7 nel 2018 e al 4,1 l'anno prossimo.

TUTTI I PAESI SOTTO IL 3%. Sul fronte delle politiche fiscali, l'Area euro registra un deficit dell'1% e per la prima volta tutti i Paesi della moneta unica dovrebbero registra un disavanzo inferiore al 3%, con la Francia destinata dopo dieci anni di costante infrazione delle regole a rispettare per la prima volta dall'inizio della crisi i parametri di Maastricht.

Le principali previsioni economiche pubblicate dalla Commissione europea il 3 maggio 2018.

La creazione di posti di lavoro netti diminuirà, scendendo dal suo miglior risultato dall'inizio della crisi - il più 1,6 registrato nel 2017, all'1,3% nel 2018 e all'1,1 nel 2019. Nel frattempo l'inflazione dovrebbe continuare lentamente a progredire: Bruxelles stima un tasso di rialzo dei prezzi dell'1,5 nel 2018 e dell'1,6 nel 2019 per l'Area euro e rispettivamente dell'1,7 e dell'1,8 per l'Unione europea nel suo complesso.

LA PAURA DEL PROTEZIONISMO. L'export dell'area euro, ora messo a rischio dai dazi statunitensi, ha accelerato fortemente nel 2017. Nei primi mesi di quest'anno gli ordini sono aumentati al punto da ragginugere il loro più alto livello dalla fine del 2007. La Commissione europea si aspetta tuttavia che questa tendenza declini nel 2019, con l'attesa diminuzione del commercio globale e l'apprezzamento dell'euro. Ad oggi il surplus dell'area euro è ancora molto elevato, al 3,4%: appena un decimale sotto il picco storico del 3,5 raggiunto l'anno passato. Il rischio più grande per l'economia, sostiene Bruxelles, è il protezionismo che soffia da oltre Atlantico. E in ragione della sua apertura, riassume la Commisisone, la Zona Euro sarebbe particolarmente vulnerabile se diventassero realtà.

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