Lavoro Disabili
ABILE A CHI?
12 Maggio Mag 2018 1400 12 maggio 2018

I disabili migliorano la produttività. Parola di imprenditore

Comincia a farsi strada tra gli imprenditori l'idea che la diversità migliori le condizioni di lavoro. Ma servono strumenti migliori e più efficaci per il reclutamento e l'inclusione. La strada è ancora lunga. 

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Ve le ricordate le proteste dei piccoli imprenditori nei confronti della nuova riforma sugli obblighi di assunzione dei lavoratori disabili da parte delle aziende? «Non dobbiamo trasformare un diritto, quello dei lavoratori disabili, in un onere a carico solo delle imprese», dicevano. Dichiarazioni come quella appena riportata, pur lasciando emergere timori plausibili, ci avevano fatto rizzare i capelli in testa.

DISABILI, UN CAPRO ESPIATORIO. Questo succedeva a gennaio in Italia ma appena un mese prima al di là della Manica Philip Hammond, Cancelliere dello Scacchiere inglese, individuava nelle persone con disabilità un comodo capro espiatorio per giustificare gli scarsi risultati britannici sul fronte della produttività.

UN PERCORSO A OSTACOLI. Queste due tessere di puzzle, da sole, rendono molto bene conto della considerazione che molti esponenti del mondo aziendale e politico hanno della forza lavoro disabile e di come il percorso da compiere per arrivare a un cambiamento nel modo di considerare le persone con disabilità all’interno del mercato del lavoro sia ancora irto di ostacoli.

Gestire un’organizzazione composta da individui con caratteristiche molto eterogenee tra loro è complesso ma può essere un’occasione per operare cambiamenti utili a tutti

Chi ritiene oggi che un disabile sia inutile o addirittura un cappio al collo per l’economia e il mercato del lavoro non è un orco cattivo ma una persona che guarda l’Altro attraverso le lenti del pregiudizio ed è convinto di stare osservando una realtà assoluta e oggettiva. È una constatazione che fa arrabbiare ma credo che l’unica strada percorribile per cercare di contrastare questo modo di pensare sia promuovere la diffusione di discorsi e pratiche differenti.

EPPUR (QUALCOSA) SI MUOVE. Gestire un’organizzazione composta da individui con caratteristiche molto eterogenee tra loro è complesso ma può essere un’occasione per operare cambiamenti utili a tutti. Secondo me in Italia lo stiamo lentamente comprendendo, nonostante permangano le “teste ostinate”. The Times They Are A-Changin', infatti si intravedono dei timidi segnali di pensieri in movimento.

UN BENEFICIO PER TUTTI. Mi sono molto meravigliata leggendo un articolo che divulgava i risultati dell’indagine “Disabilità & Lavoro-La sfida dei manager” promossa da Aism –Associazione italiana sclerosi multipla -, Prioritalia, Manageritalia e Osservatorio Socialis: i due terzi dei manager italiani partecipanti è convinto che avere dei colleghi con disabilità determini ricadute positive su tutti i dipendenti! Non solo, la maggioranza di loro dichiara di aver imparato a organizzare il lavoro in modo più efficiente e a valutare meglio le persone.

CAMBIAMENTO SPONTANEO O GUIDATO? Cosa ha trasformato un mero assolvimento di un obbligo di assunzione della quota di lavoratori con disabilità previsto per legge in un’opportunità di miglioramento per tutto il team aziendale, con supposti benefici anche in termini di produttività? L’articolo non ci permette di capire se il cambiamento di prospettiva sia maturato grazie al supporto del Disability Manager, ruolo responsabile dell’inclusione lavorativa nelle imprese, o spontaneamente in virtù dell’incontro e della conoscenza reciproca tra dipendenti con e senza disabilità.

Cos’ha portato molti imprenditori a investire su risorse con disabilità assumendole, piuttosto che pagare le sanzioni previste per chi non ottempera alla legge?

Il risultato di una gestione aziendale inclusiva penso sia diventare consapevoli del fatto che quelle che si pensavano essere soluzioni per soddisfare le esigenze di pochi rispondono invece ai bisogni di più lavoratori.

DA DISABILITY A CAPABILITY MANAGER. Per esempio l’organizzazione dello spazio in modo più razionale è maggiormente funzionale per tutti; avere la possibilità di lavorare da casa può essere comodo non solo a chi ha difficoltà di spostamento, ovvero ai lavoratori e lavoratrici con disabilità motoria, ma anche alle mamme “normodotate” che ogni giorno rischiano l’esaurimento nervoso cercando di conciliare la vita lavorativa con quella da desperate housewifes. Proprio per questo molti dei partecipanti all’indagine sostituirebbero il ruolo del Disability Manager con il Capability Manager, cioè un profilo che si occupi della gestione di tutte le diversità in azienda.

ALLA BASE DELLA "RIVOLUZIONE". La ricerca indaga le opinioni dei manager a inserimento lavorativo avvenuto. Io però mi chiedo: cos’ha portato questi imprenditori a scegliere di investire su risorse con disabilità assumendole, piuttosto che pagare le sanzioni previste per chi non ottempera alla legge, soluzione invece adottata da molti altri? L’articolo non lo spiega ma provo a mettermi nei loro panni e immagino che per un datore di lavoro sia difficile selezionare dei nominativi a scatola chiusa.

CV E INFO SINTETICHE E FILTRATE. ​Mi riferisco principalmente a quei titolari d’azienda che attingono al bacino degli iscritti agli uffici Disabili e Categorie Protette provinciali. Le informazioni che possono reperire attraverso questo servizio a mio parere non sono esaustive perché molto sintetiche e sempre inevitabilmente filtrate dallo sguardo dell’operatore che raccoglie le informazioni sugli iscritti.

Quando mi sono registrata io, molti anni fa, il questionario usato per raccogliere i dati dell’aspirante lavoratore conteneva, tra le altre, la domanda: «La persona è in grado di salire autonomamente sui mezzi pubblici?». L’operatrice che mi stava aiutando nella compilazione ha risposto di no senza nemmeno consultarmi e quando le ho chiesto se pensasse che fossi giunta fino a lì in volo, ha ribattuto che se mi fossi imbattuta in un autobus senza rampa non avrei potuto salirci, quindi meglio arrotondare prudentemente per difetto!

IL BELLO DEL VIDEO CURRICULUM. I datori di lavoro che avranno letto il mio profilo avranno probabilmente dedotto che io non sono in grado di salire in autonomia su alcun mezzo di trasporto pubblico ma questo non è vero. L’idea di produrre dei video curriculum in cui gli aspiranti lavoratori si presentano brevemente e mostrano ciò che sanno fare, come quelli realizzati nel progetto “Vedo Curriculum" a sostegno delle persone affette dalla Sindrome X Fragile mi sembra molto utile perché permette a chi guarda di rendersi conto delle effettive competenze dei candidati, senza l’interposizione di filtri terzi.

NON SI ASSUMA A SCATOLA CHIUSA. Il cambiamento necessario non deve solo avvenire da parte dei datori di lavoro ma anche, dunque, nella fase di reclutamento delle risorse, affinché i candidatati, disabili o meno, possano presentarsi al meglio alle aziende, e le aziende, da parte loro, non siano costrette a scegliere a scatola chiusa o con i filtri degli uffici amministrativi.

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