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17 Maggio Mag 2018 0800 17 maggio 2018

Debito e Bce, cosa c'è dietro la richiesta di Lega e M5s

Francoforte ha deciso di rinnovare gli acquisti dei bond. E sta prendendo tempo. In attesa della riforma dell'Eurozona e della cartolarizzazione dei debiti. Ecco perché la questione posta da Di Maio e Salvini è reale.

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La richiesta di cancellare 250 miliardi di debito legato al Quantitative easing, contenuta nella prima bozza del contratto tra il M5s e la Lega, sarà suonata nel migliore dei casi ingenua, ridicola o più probabilmente pericolosa, ma il problema da cui partiva non lo è affatto. Tanto che a Francoforte se lo stanno ponendo da tempo. Il programma di acquisto di bond dell’Eurotower funziona, si potrebbe dire, per interposta istituzione: siccome la Bce non può comprare direttamente titoli sovrani, ha aiutato le banche centrali dei Paesi dell’Area euro ad acquistare il proprio debito. Nel caso della Banca d’Italia buoni del Tesoro per circa 277 miliardi di euro, un valore pari al circa il 10% delle nostre emissioni totali.

CRESCONO GLI SQUILIBRI. Il programma dunque ha avuto come effetto collaterale quello di aumentare il carattere nazionale del debito e gli squilibri legati al rischio sovrano tra i differenti sistemi bancari. E visto che l'Area euro non ha ancora fatto i compiti a casa sulla condivisione dei rischi - per ora nemmeno la condivisione minima, per esempio con l'istituzione di una garanzia dei depositi unica, prevista dall'accordo sull'unione bancaria, ma a cui si oppongono la Germania e gli altri Paesi del Nord - una eventuale prossima crisi coglierebbe i Paesi dell'Eurozona ancora non attrezzati a sostenere lo choc.

Mario Draghi.

ANSA

Non a caso il comitato per i rischi sistemici in seno alla Bce sta studiando da tempo un meccanismo di cartolarizzazione per fare in modo che in futuro si possa comprare un prodotto finanziario che combini titoli di Stato di diversi Paesi dell’area euro e con diversi gradi di rischio. E il progetto è entrato anche nell'agenda della Commissione europea, anche se per ora solo a livello di ipotesi. Sarebbe un modo per disinnescare il legame tra sistemi bancari nazionali e debito, magari prima che si realizzino altrettanto annunciati progetti di ristrutturazione controllata del debito come quelli proposti dal ministero delle Finanze di Berlino e che secondo il ministro delle Finanze di Parigi Bruno Le Maire rischiano di portare nuove tensioni sul mercato dei bond.

I BOND SCADUTO SARANNO RIACQUISTATI. Nel frattempo, a fine ottobre 2017 e proprio nella giornata in cui ha annunciato il tapering, cioè il rallentamento progressivo del Quantitative easing, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha annunciato che i bond comprati dall'Eurotower in questi anni una volta scaduti verranno riacquistati: una dichiarazione su cui pochi si sono soffermati, ma che è stata per i Paesi della periferia economica dell’Area euro una scelta importante tanto quanto quella di rallentare il programma. E infatti non è stata presa all’unanimità.

Insomma, la Bce sta prendendo tempo. E lo sta facendo, secondo Marcel Fratzscher, uno dei maggiori economisti tedeschi e soprattutto uno dei pochi non appiattiti sulle posizioni ordoliberiste, anche con la speranza che si compia finalmente quella riforma dell'Eurozona che viene continuamente frenata dalla Germania e non solo. La trovata di M5s e Lega, buttata lì come se nulla fosse, una richiesta unilaterale, prima senza nessun progetto relativo a come affrontare i problemi nel loro complesso e nel loro orizzonte comunitario e poi correggendo parzialmente il tiro, non ha fatto altro che ricordare dove sta il problema: a fine giornata lo spread, cioè il differenziale tra gli interessi pagati su un titolo di Stato tedesco e quelli di un altro Paese, è cresciuto di 20,2 punti per l'Italia, di 9,5 per la Spagna, di 10, 3 per il Portogallo, di 26,6 per la Grecia.

LA TEMPESTA «STA ARRIVANDO». Roma si è trascinata dietro la periferia dell'Area euro in un contagio che lascia intatte Germania e Francia. Ennesima dimostrazione, come ha ricordato Julian Rappold, analista dello European Policy Center di Bruxelles, che se la tempesta arriva, e «sta arrivando», l'«Europa non è preparata» ed è pure spezzata già in due.
Ai piani della Commissione europea che contano per l'Italia, sono però convinti che i leader leghisti e grillini siano ancora impegnati a forgiare slogan e pensieri da campagna elettorale. O forse ci sperano. Perché scrivere cosa ci si aspetta dalla Bce, istituzione che ha potuto muoversi in maniera relativamente indipendente dalle alchimie politiche di Bruxelles proprio in virtù della sua autonomia, o dire ad alleati come i francesi, che stanno combattendo le proposte sulle ristrutturazioni, che vogliamo a tornare a prima di Maastricht non ha nemmeno lontanamente la parvenza di una strategia.

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