Referendum

Referendum Costituzionale

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24 Novembre Nov 2016 1013 24 novembre 2016

Referendum, le ragioni dell'imbarbarimento del dibattito

I social danno l'illusione di avere una platea. E penalizzano l'approfondimento. I talk fomentano gli ultrà. E la personalizzazione (irreversibile) di Renzi ha favorito l'emergere di «spaventapasseri». Il sociologo Vezzoni a L43: «Così la discussione s'è allontanata dal merito».

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Più che una discussione nel merito, quella sul referendum costituzionale è diventata una discussione nell'ego. Complice una campagna sguaiata, violenta e scorretta ognuno - sia esso una very important person o un comune internauta - si sente in dovere di dire la sua. "Sì" o "No", non c'è scampo né cittadinanza per gli indecisi. Anche perché tertium non datur visto che la consultazione del 4 dicembre non prevede il raggiungimento del quorum.

L'ILLUSIONE DI AVERE UNA PLATEA. «Tutti sono alla ricerca dei famosi 15 minuti di celebrità», spiega a Lettera43.it Cristiano Vezzoni, sociologo dell'università di Trento. «E i social offrono l'illusione di avere una platea internazionale». E questo vale non solo per la politica. Basta vedere i dibattiti su vaccini, calcio, diete. «Sui social si legge di tutto scritto da chiunque», aggiunge. E in questo mare magnum le bufale e le invettive personali non mancano. O, meglio, «le notiamo di più perché ci colpiscono di più. Se su 100 post due sono bestialità allora ci ricorderemo quelle. E per lo stesso meccanismo saranno le più condivise e retwittate».

UNA MINORANZA RESTA TALE. Una minoranza rumorosa e ben visibile che si tende a confondere con la maggioranza. Ma «siamo noi a sbagliare prospettiva», mette in guardia Vezzoni. Insomma: nulla di nuovo e tutto nuovo sotto il sole. «I meccanismi sono sempre gli stessi ma i social sono una realtà relativamente nuova». La cui potenzialità è ancora da scoprire.

Il referendum resta su Renzi. Ogni passo indietro è tardivo

Cristiano Vezzoni, sociologo

La responsabilità di questo imbarbarimento, però, non è tutta dei social o dei cosiddetti webeti. «La campagna referendaria», sottolinea Vezzoni, «poteva essere diversa». Più equilibrata, per esempio. Di sicuro, fa notare il sociologo, è «figlia delle Europee del 2014 quando Matteo Renzi ottenne una inaspettata ed enorme vittoria. Il premier ha sfondato in settori non tradizionalmente dem, incassando una apertura di credito trasversale».

UN AZZARDO CHE NON HA PAGATO. Questo consenso storico ha portato all'assunto che la vittoria del "Sì" sarebbe stata automatica, scontata. Tanto che Renzi ha alzato la posta mettendoci la faccia. Un azzardo che però non ha pagato. «Col tempo la sua posizione si è logorata e avere personalizzato il referendum si è rivelata una scelta sbagliata».

LA SVOLTA DELLA BREXIT. Correre ai ripari ora è inutile: «Il referendum resta su di lui e sul governo. Ogni passo indietro è tardivo», spiega Vezzoni. Ma il punto di svolta è arrivato con la Brexit. Il risultato inaspettato del referendum britannico ha dimostrato anche ai più disillusi che capovolgere lo status quo è possibile.

Nei talk vengono ospitati gli ultrà dei due schieramenti

Cristiano Vezzoni, sociologo

Un risultato, però, è già disponibile: il Paese è spaccato. E lo sarà ancora di più dopo il 4 dicembre. Il paragone con gli Usa è a portata di mano: «Negli Stati Uniti ora ci sono due eserciti schierati», spiega il professore. A causa di una campagna scorretta, inquinata da disinformazione e in cui l'avversario è stato costantemente demonizzato. Nel nostro Paese la deriva è simile. Il problema, è il ragionamento, non è tanto la vittoria del "Sì" o del "No", ma cosa accadrà dopo.

LA RESPONSABILITÀ DEI MEDIA. in questa corsa al ribasso, i media non possono tirarsi indietro: «Nei talk show vengono ospitati i bastonatori dei due schieramenti, gli ultrà», sottolinea Vezzoni, «i Brunetta, i Salvini, le Meloni o le Picierno (ma la lista potrebbe continuare) hanno abbracciato una visione della politica basata sugli attacchi personali». Questo tipo di dibattito non favorisce la comprensione.

TRA SPAVENTAPASSERI E URLATORI. La comunicazione politica dall'arena passa in Twitter dove «l'ipersemplificazione è inevitabile». Se a questo si aggiunge la complessità della materia referendaria, il gioco è fatto. La personalizzazione estrema del referendum favorisce poi l'emergere di «spaventapasseri» e urlatori, e di conseguenza oscura, neutralizzandola, ogni discussione sul merito. Ma anche questo, soprattutto questo, è populismo bellezza.

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