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Guerra in Siria

Putin
21 Dicembre Dic 2016 1521 21 dicembre 2016

Siria, gli interessi e le incognite sull'asse Russia-Turchia-Iran

I tre Paesi vogliono sfruttare «la transizione presidenziale negli Usa». Ma è una «alleanza instabile». L'assassinio dell'ambasciatore Karlov? Fa il gioco di Putin ed Erdogan. Nixey (Chatam House) a L43.

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da Mosca

Prima l'assassinio dell'ambasciatore di Mosca ad Ankara. Poi il vertice tra Russia, Turchia e Iran. Sono ore roventi sul fronte diplomatico siriano, con i negoziati a tre del 20 dicembre che s'intrecciano alle immagini di sangue provenienti dalla capitale turca. L'omicidio di Andrey Karlov, avvenuto la sera del 19, potrebbe tradursi presto in un rafforzamento delle relazioni tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, che hanno tutto l'interesse a stringere i tempi di un accordo sul conflitto siriano. Entrambi i Paesi «sfrutteranno senza alcun problema morale le opportunità che l'uccisione di Andrey Karlov offre loro», dice a Lettera43.it James Nixey, responsabile del programma Russia ed Eurasia del think tank Chatam House, istituto di studi londinese che fin dal 1920 coinvolge governi, aziende e società civile nel dibattito sugli sviluppi della politica internazionale.

I negoziati turco-russo-iraniani. Nel riquadro, James Nixey.

DOMANDA. Non le pare un po' cinico parlare di un utilizzo strumentale dell'assassinio di Ankara?
RISPOSTA. I due Paesi hanno un approccio quanto mai pragmatico alla loro politica estera e l'omicidio dell'ambasciatore Karlov potrà servire a entrambi. In particolare, Mosca lo utilizzerà per rivendicare il suo ruolo a fianco di Ankara nel combattere il terrorismo. La Russia sta già dipingendo l'accaduto come l'episodio di una più vasta guerra al terrore e cercherà di capitalizzare per ottenere i maggiori vantaggi possibili.

D. Quindi Karlov diventa una vittima sacrificale nella guerra ai terroristi. E su questo Mosca cosa può capitalizzare" nell'immediato?
R.
Può alzare la posta in Siria, aumentare ulteriormente la sua presenza in quel Paese e legittimare il ruolo guadagnato in Medio Oriente con l'avventura siriana. Con questo obiettivo potrà chiamare a una escalation dell'antiterrorismo internazionale. Ha un'arma in più.

D. Un'arma per fare cosa?
R.
Per convincere la nuova amministrazione americana ad appoggiare la sua politica in Siria. Non credo che Donald Trump avrà granché da ridire sulla presenza russa in Siria, se Mosca riuscirà a farsi riconoscere come campione della guerra al terrore.

D. Proprio a questo proposito, il portavoce di Vladimir Putin ha richiamato alla necessità di una cooperazione internazionale nella lotta contro quel che ha definito «la più pericolosa sfida del nostro secolo».
R.
Appunto. Per la Russia si tratta di sdoganare l'idea che è in Siria per restarci. Perché gli stivali russi resteranno sul terreno a lungo in quel Paese.

D. Non c'è una exit strategy?
R.
No, tutto è iniziato perché si sono presentate delle opportunità che la Russia ha sfruttato. E ogni sviluppo dipenderà dalle opportunità che vedrà in futuro. Soprattutto, dall'atteggiamento che Trump avrà nei confronti della Russia, al di là delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale.

I governi di Turchia e Russia sono di tipo autocratico, le personalità dei leader hanno un forte peso. E quelle in questione sono personalità forti

James Nixey, think tank Chatam House

D. Trump, tra le altre cose, c'è scagliato contro l'accordo sul nucleare iraniano siglato dall'amministrazione Obama. Teheran dopo l'elezione del tycoon ha qualche motivo in più per impegnarsi nell'inedita trilaterale con Mosca e Ankara che sta negoziando un processo di pace in Siria?
R.
Probabilmente sì. Per tutti e tre questi Paesi, comunque, si tratta di massimizzare il vantaggio diplomatico-militare ottenibile durante la transizione presidenziale negli Stati Uniti, praticamente assenti in questo momento dall'arena.

D. E potrà durare nel tempo questa strana alleanza? Tra Russia e Turchia nella storia ci sono state solo guerre e rivalità. E l'Iran sciita è l'arcinemico della Turchia sunnita.
R.
Gli elementi che hanno creato questa convergenza per le strategie siriane dei tre Paesi potrebbero restare a lungo. Ma l'alleanza è potenzialmente instabile: i governi di Turchia e Russia sono di tipo autocratico, le personalità dei leader hanno un forte peso. E quelle in questione sono personalità forti...

D. Vuol dire che in ogni momento potrebbero mettersi a litigare?
R.
Potrebbero provocare instabilità anche interna. E, certo, potrebbero mettersi a litigare. Ma non adesso. I loro obiettivi politico militari in Siria (con l'accordo sull'evacuazione di Aleppo e il probabile via libera dei russi alla conquista di al-Bab da parte turca, ndr) sono stati quasi raggiunti, sembrano a portata di mano.

D. Ovvero?
R.
La Russia ha riportato Aleppo sotto il governo dell'alleato Bashar al Assad e la Turchia controllando la città al-Bab limiterebbe l'espansione di ogni entità statale curda alla sua frontiera meridionale. La volontà di assicurarsi questi obiettivi al momento prevale su ogni motivo di divergenza.

D. Tornando al filo rosso della sua analisi, in quali modi "capitalizzerà" la Turchia di Recep Erdogan sulla fine dell'ambasciatore Karlov?
R.
A parte quanto dicevo a proposito degli obiettivi turchi in Siria, Erdogan potrà legittimare un'ulteriore stretta autoritaria all'interno del Paese. Più controllo, ancora più repressione. In nome della lotta al terrorismo.

D. Tutto in nome della guerra al terrore ma tutto per i propri interessi?
R.
Non significa necessariamente che il terrorismo islamico sia solo una scusa, ma certo questa battaglia e l'assassinio dell'ambasciatore Karlov possono essere manipolati a volontà, per rafforzare una alleanza di massima e anche per perseguire interessi particolari.

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