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26 Dicembre Dic 2016 1800 26 dicembre 2016

Fenomenologia del virus populista che dilaga in Europa

Per il politologo olandese Rooduijn è lo «spirito del tempo». Della destra e della sinistra radicale. E l'Italia è stato uno dei primi laboratori. Fenomenologia del virus che dilaga in tutta Europa.

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La Brexit, Donald Trump, i grillini, le destre contro i migranti e l'euro che nel Vecchio continente e oltre fanno incetta di voti. Per tutti, e per molti altri, c'è la parola populismo: ultra citata quanto poco identificata. Per spiegare il virus che contagia il mondo viene chiamata in causa anche la globalizzazione dei capitali e delle persone, che in Occidente ha impoverito e frustrato i ceti medio e popolare ma che, in media, ha migliorato le condizioni di vita della cittadinanza mondiale.

NON SOLO A DESTRA. Populismo, si è teorizzato, è fare demagogia con le masse: altra grande nebulosa da definire. O è forse la ribellione dei popoli a politiche elitarie ingiuste? Fuochino, perché per iniziare a capire il fenomeno bisogna mettere insieme le due cose: la guerra all'establishment con le promesse da demagoghi. «Populismo non è necessariamente sinonimo di destra xenofoba, anche se di questi tempi va per la maggiore. Ci sono partiti populisti non razzisti, anche di sinistra», assicura a Lettera43.it il sociologo dell'università di Utrecht Matthijs Rooduijn, oggi tra i pochi esperti europei in materia.

Matthijs Rooduijn.

Utrecht University

L'Italia è un caso interessante in Europa per numero di politici con elementi populisti

Matthijs Rooduijn, sociologo

Il populismo, afferma, è lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Non a caso in Olanda lo studioso è alle prese con l'analisi del Partito per la Libertà (Pvv) dell'anti-islamico ed euroscettico Geert Wilders, primo per consensi in vista delle Legislative di marzo 2017. «Ma per chi come me monitora il fenomeno, l'Italia è da decenni un grande laboratorio di politici con elementi populisti, anche prima di Beppe Grillo. Un caso interessante», racconta, «in Europa».

DOMANDA. Con il berlusconismo ci chiamavano una Repubblica delle banane come le dittature corrotte e populiste latino-americane. Il Cav è anche accostato a Trump.
RISPOSTA. Restando in Europa, in queste settimane il populista Wilders si comporta come Berlusconi: cavalca la sua condanna penale, attacca la magistratura. E presentarsi come un perseguitato dai giudici è politicamente una buona notizia per lui, gli porterà voti.

D. Ma che c'entra Berlusconi con i tanti partiti ed esponenti dell'estrema destra montanti in Europa, da Marine Le Pen in Francia a Wilders e a tanti altri?
R.
È il populismo a non avere necessariamente a che fare con la destra radicale e razzista, non bisogna confondere le due cose. Poi certo, c'è tutta una destra radicale che usa argomentazioni populiste, dal Front National di Le Pen, all'Fpö austriaco, al Pvv olandese e agli euroscettici tedeschi di Alternative für Deutschland. E anche in Italia ci sono diversi partiti populisti.

D. Non uno soltanto come in altri Paesi europei.
R.
Già, anche per questo parlavo di varietà italiana. Avete la Lega Nord e altre sigle di estrema destra con elementi populisti. Poi ci sono i grillini del movimento dal basso dei 5 Stelle, certo non di destra radicale, e i partiti di estrema sinistra, populisti come del resto tutta la sinistra radicale europea: dalla Linke tedesca, a Syriza in Grecia, a Podemos in Spagna...

D. E perché anche gli ex comunisti sarebbero dei populisti?
R. Tutti i movimenti populisti si dicono espressione politica della volontà del popolo, le masse sono sempre buone e le élite cattive. È questa la costante, il tratto caratteristico dei populismi: essere contro l'establishment.

Matteo Salvini, Geert Wilders, Marine Le Pen.

GETTY

D. In effetti la parola «populismo» è di origine russa: un movimento anti-zarista di fine '800, anti-capitalista e rurale, precursore del socialismo, che prometteva di riscattare i contadini dalla miseria. Ma oggi cosa scatena l'ondata di populismo, che eventi gli danno tanta forza?
R. La crisi dell'euro prima e dei rifugiati poi sono i due grossi fattori che in Europa alimentano timori e malcontenti: i maggiori temi sui quali si focalizzano questi partiti. Ma gli argomenti dipendono anche dallo stato dei singoli Paesi oltre che dalla storia dei singoli partiti.

D. Ci sono ancora peculiarità tra i movimenti dell'estrema destra populista in Europa, oltre che tra populisti in generale?
R.
Sì, per esempio in Olanda Wilders si sta radicalizzando ma il suo partito mantiene posizioni progressiste molto aperte su alcuni temi, come la difesa dei diritti degli omosex, al contrario degli altri partiti di estrema destra europea. E rispetto a loro è anche più marcatamente anti-islamico, piuttosto che contro gli stranieri in generale.

D. Il Front National francese invece?
R. Marine Le Pen ha reso più moderato il partito fondato dal padre Jean-Marie, che faceva delle dichiarazioni anti-semite. È un'operazione politica opposta a quella di diversi altri leader che in questi anni hanno invece estremizzato i loro programmi.

D. Come dal 2015 Alternative für Deutschland in Germania...
R. In origine il movimento tedesco ideato da un gruppo di professori ed economisti scettici sull'euro non era affatto razzista e populista. Specie in questi casi, i partiti dell'establishment dovrebbero dialogare con questi movimenti: marginalizzarli significa spesso dare loro ancora più forza nelle piazze, come sta accadendo con Wilders.

D. I giudici sono cattivi, i migranti cattivi...
R.
I temi dei populisti si adattano agli umori popolari del tempo e alle condizioni del Paese. In Olanda, al contrario che in altri Stati, per esempio l'economia e il welfare non portano ancora voti ai populisti come l'immigrazione e l'islam.

D. In Italia invece il governo è caduto anche per le riforme e sono in corso diverse inchieste giudiziarie a carico di diversi politici. Il capopopolo Grillo, che ha vinto a Roma e in altri Comuni, andrà al potere?
R.
Di questi tempi è così difficile azzeccare previsioni, anche a breve termine, sull'Olanda. Per l'Italia è ancora più dura.

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