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21 Febbraio Feb 2017 1540 21 febbraio 2017

Ue, perché all'Italia conviene non essere un Paese a prima velocità

Far parte del cuore produttivo dell'Europa? «Un errore». Al nostro Paese conviene seguire il modello di Varsavia più di quello di Berlino. E valutare se «uscire dall'euro». L'analisi dell'economista tedesco von Hagen.

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Nell'Europa della Brexit e dei populismi anche la cancelliera tedesca Angela Merkel mette le mani avanti, aprendo a un'Ue «a diverse velocità». In Germania a settembre 2017 si vota per le Legislative e una nuova grande coalizione con i socialdemocratici si prospetta improbabile. Se lo sfidante Martin Schulz vira a sinistra per «più giustizia sociale e meno precariato», Merkel pare orientata a virare a destra per bloccare la perdita di voti verso gli euroscettici estremisti di Alternative für Deutschland (AfD).

EUROZONA DIVISA. In parte l'Ue corre già a diverse velocità, con Stati fuori dall'euro o dalla libera circolazione di Schengen. Ma il nuovo riferimento è soprattutto ai Paesi dell'eurozona. Se Palazzo Chigi vede «l'Italia nel nucleo fondante», non è affatto detto che la terza economia dell'Ue ne diventi parte. «Parlare di seconda e terza classe è un errore», spiega a Lettera43.it il direttore dell'Istituto per la Politica economica internazionale di Bonn Jürgen von Hagen, «si tratta invece di adeguatezza alle politiche comuni».

ITALIA FUORI. «In questo senso», afferma l'esperto dei processi d'integrazione nell'Ue, senior fellow del think tank europeo Bruegel, «l'Italia dovrebbe ragionevolmente tenersi fuori dallo zoccolo duro dell'Ue, per concentrarsi sui bisogni della politica economica nazionale. Fino a una riflessione sull'uscita dall'euro».

Jürgen Von Hagen

DOMANDA. La distinzione tra serie A, B o anche C però sembra inevitabile.
RISPOSTA. E invece non è una questione di rango o di buona reputazione, ma di adeguatezza. Prenda per esempio la Polonia: non è candidata a entrare nel gruppo della Germania, ma è tra gli Stati con le migliori prestazioni economiche degli ultimi 10 anni.

D. Allora conviene di più stare fuori, non dentro l'euro?
R.
È un dato di fatto che lo sviluppo economico degli Stati membri dell'eurogruppo, Germania inclusa, sia stato particolarmente debole. Far parte del cuore dell'Europa negli ultimi 20 anni è stata una questione ideologica, non di successo politico-economico.

D. Ma cosa intende esattamente Merkel per «Europa a diverse velocità?»
R.
Difficile da dirsi, lei stessa non l'ha ancora per niente spiegato. Comunque nel corso degli Anni 90 ci fu una discussione su questo tema, sia pure con proposte poco concrete.

D. A quali politici ed economisti sono riconducibili?
R.
In origine gli esponenti della Cdu Wolfgang Schäuble (il falco ministro delle Finanze, ndr) e Karl Alfred Lamers proposero, nel 1994, un'Europa a più velocità come strategia per tenere fuori l'Italia dalla futura unione monetaria.

D. Proprio non siamo un Paese gradito nell'euro dalla Germania...
R. L'unione monetaria con la Francia sembrava allora ineluttabile. Tentavano così, dal loro punto di vista, di salvare la stabilità minacciata del marco. A ogni modo l'idea di un nucleo ristretto di Stati che portasse avanti il processo di federazione europea venne poi ripresa anche dall'allora ministro degli Esteri Joschka Fischer, dei Verdi.

Si avvicinano le elezioni in Olanda, Francia e anche in Germania. Merkel, pur non dicendolo esplicitamente, cerca alternative plausibili, nuove opzioni

Jürgen von Hagen

D. Ma l'idea delle diverse velocità presenta aspetti validi per una crescita equilibrata dell'Ue?
R. In un report scientifico del 1995 del Centre for European policy research di Londra sull'integrazione flessibile il concetto di «Europa a più velocità» si rivelò inadeguato. In teoria il processo di integrazione tra Paesi Ue, con questo modello, dovrebbe andare sempre avanti. Ma in realtà agli Stati membri che hanno raggiunto una certa posizione la loro integrazione potrebbe bastare. Anzi questi potrebbero poi anche volere meno integrazione.

D. Perché la cancelliera Merkel ha rispolverato il concetto delle «diverse velocità» proprio adesso?
R. In vista delle potenti e numerose forze centrifughe nell'Ue, dalla Gran Bretagna, all'Olanda, all'Ungheria, alla Repubblica ceca... Anche in Francia e in Germania forze politiche importanti si muovono in questo senso e Merkel vuole dare il segnale che invece potrebbero essere ancora possibili altri accordi.

D. Ma anche Merkel si sta allontanando dalla prospettiva di un'Europa strutturalmente compatta.
R.
Certo, si avvicinano le elezioni in Olanda, Francia e anche in Germania, e Merkel, pur non dicendolo esplicitamente, cerca alternative plausibili, nuove opzioni. Anche tra i tedeschi una fetta abbastanza grande di elettori riconosce ormai fallita la vecchia ideologia del perseguire una sempre più profonda integrazione europea.

D. Che cosa è fallito nel tentativo d'integrazione?
R.
Si è cercato di ampliare sempre di più l'ambito politico dell'Ue, allargandola contemporaneamente a un numero sempre maggiore di Stati membri, ma con sempre meno preferenze e visioni politiche comuni.

D. Al momento neanche la Francia è politicamente ed economicamente affidabile, come negli Anni 90. Con quali partner la Germania potrebbe costruire il gruppo d'Europa a maggiore velocità?
R. Già negli Anni 90 Belgio, Olanda e Lussemburgo furono definiti il cuore dell'Europa, condividevano visioni politiche per certi aspetti simili. Nel gruppo, sempre negli Anni 90, veniva contata anche la Danimarca. Ma con l'introduzione dell'euro e il suo rifiuto di farne parte, non più.

D. L'Italia, ha detto, non deve illudersi di essere nella partita dei più forti.
R. Sì, ma è anche sbagliato parlare di primi, secondi o terzi gruppi. Spesso quelli che per un certo tempo vanno più lentamente raggiungono l'obiettivo prima dei troppi ambiziosi.

D. Una nuova crisi greca è alle porte: può innescare in tempi brevi un'Ue a più velocità?
R. Sulla Grecia l'Europa può addirittura andare in pezzi. Di fronte a uno scenario del genere neanche un'Ue a più velocità sarà più un'opzione percorribile.

D. Ma Atene ha perso di influenza e importanza. Si dice che la Germania può reggere anche a una Grexit.
R. Ma la crisi in atto metterà alla prova il bluff europeo. I programmi di salvataggio per la Grecia sono stati decisi sapendo perfettamente che Atene non era, e non è più, salvabile. Il tempo delle verità taciute dai governi - incluso quello Merkel - a loro stessi, ai parlamenti e agli elettori sta per finire.

D. L'architettura dell'euro e dell'Unione europea è ancora salvabile?
R.
È una questione di tempistica. A breve termine sì, a lungo termine sarà la ratio economica a imporsi, creando lei una nuova struttura europea.

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