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14 Marzo Mar 2017 1039 14 marzo 2017

Forza Italia, Cattaneo: «Io tra Monti, Ncd, Renzi e Berlusconi»

Corteggiato da Scelta civica e alfaniani, affascinato da Matteo, l'ex formattatore del Pdl torna alla carica: «Candidarmi in Regione o alla Camera? Ci sono. E nell'alleanza con la Lega non vedo alcuno scandalo».

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Sindaco più amato d’Italia, il Matteo Renzi del centrodestra, l’enfant prodige di Forza Italia. Sono solo alcune delle iperboli che hanno accompagnato in passato il 38enne Alessandro Cattaneo, ex primo cittadino di Pavia. Nel 2012, passando da un salotto televisivo a un altro, sembrava aver imboccato la strada che porta dritto al paradiso della politica che conta. Invece a sorpresa, due anni dopo, arrivò la doccia fredda con la sconfitta alle Amministrative per mano del dem Massimo Depaoli.

NUOVE AMBIZIONI. Ora il responsabile della formazione azzurra fa chiarezza su quell'episodio in cui è stato coinvolto con Mario Monti, spiegando anche i rapporti con il mondo renziano maturati grazie all’esperienza in Anci, l'Associazione nazionale dei Comuni italiani. Non dimentica l’iniziativa dei “formattatori”, ma nemmeno nasconde, oggi, l’ambizione per una candidatura importante. E di Berlusconi dice che…

Alessandro Cattaneo.

DOMANDA. Gennaio 2014, un sondaggio pubblicato da Il Sole 24 Ore la indicò come il sindaco più amato d’Italia. Altri si spinsero oltre definendola «il Matteo Renzi del centrodestra». Poi un periodo di oblio. Non avrà mica portato sfortuna quel pubblico apprezzamento?
RISPOSTA. Guardi, sono fatalista su questo aspetto. Inutile negare che in quel periodo la mia esposizione mediatica fosse amplificata dal risultato del sondaggio. Ma una precisazione devo farla.

D. Prego.
R. Durante quella stagione, personalmente fortunata, non ho mai abbandonato il territorio che ero stato chiamato a guidare, nonostante qualche maldicenza costruita ad arte secondo la quale la mia sconfitta al ballottaggio sarebbe dipesa dalla distrazione figlia della celebrità.

D. Non è andata così?
R. Assolutamente no. In tivù, per esempio, ero invitato già nel 2012, dunque ben prima del sondaggio. La vita è fatta di alti e bassi, la politica soprattutto. Particolari contingenze possono regalare un effimero successo e togliere, poco dopo, quanto donato.

D. È dunque necessario avere equilibrio?
R. Certo. Bisogna possedere quella solidità, sia politica sia morale, per saper affrontare, come diciamo noi ingegneri, «la derivata positiva e la derivata negativa».

D. Può spiegarci l’infatuazione per Mario Monti?
R. Da un punto di vista politico non è stata una mia infatuazione. Avevo semplicemente condiviso il passaggio di Silvio Berlusconi in cui invitava Monti a fare il federatore dei moderati.

D. Le cose andarono diversamente. Tuttavia fu lei a rilasciare una dichiarazione all’Ansa in cui tratteggiava Monti come l’orizzonte cui tendere. Era il dicembre 2012. Ricorda?
R. Onestamente non ricordo la dichiarazione con questa precisione. Il mio pensiero rifletteva le parole spese da Berlusconi. Quando non sono stato d’accordo con lui, mi sono esposto e confrontato senza alcun timore. Anzi, mi faccia sfatare un’altra leggenda...

D. Cioè?
R. In quella fase molto confusa della politica Monti era attivo nello scouting, anche fra gli amministratori, da inserire nel suo nuovo partito.

D. L’ha corteggiata politicamente?
R. Sì, possiamo dire così. Mi chiamò a Palazzo Chigi, nel suo ufficio personale, pochi giorni dopo Natale. L’offerta fu allettante: un posto da capolista nel collegio Lombardia 3.

D. Non male come proposta a un giovane sindaco.
R. Esatto. Ho ringraziato per la stima, non senza un certo stupore, rifiutando l’invito.

D. Non facile rinunciare a un seggio sicuro per un 30enne...
R. Guardi, quella che le ho raccontato è l’unica verità. In caso contrario (ride, ndr), sono pronto a chiamare Monti.

D. Per carità.
R. Mi creda (torna serio, ndr) s’è creato un paradosso che fa sorridere. Nel tempo alcuni hanno usato questa vicenda al contrario, come se fossi stato io a citofonare a Palazzo Chigi per farmi candidare. Non diciamo sciocchezze.

Quando Renzi è partito con la grande avventura delle Primarie ha generato simpatia, inutile negarlo, in molti addetti ai lavori e tra elettori di diversa sensibilità politica

ALESSANDRO CATTANEO

D. A proposito di Palazzo Chigi, è vero che ha avuto più di un abboccamento anche con Matteo Renzi?
R. Quando Renzi è partito con la grande avventura delle Primarie contro Pier Luigi Bersani, ha generato simpatia, inutile negarlo, in molti addetti ai lavori e tra elettori di diversa sensibilità politica. Anche nello stesso Berlusconi.

D. È la seconda volta che tira in ballo Berlusconi.
R. Ma è la verità. Il presidente lo considerava un soggetto interessante da seguire.

D. Non crede sia utile, almeno a volte, un minimo di autonomia di pensiero?
R. In diversi frangenti ho manifestato la mia contrarietà rispetto ad alcune posizioni assunte dal partito e da me non condivise. Avrei avuto certamente maggiori vantaggi restando in silenzio.

D. Fa riferimento, per caso, al periodo in cui guidava il gruppo dei “formattatori” in seno al Popolo della libertà? Avevate l’obiettivo di sostituire la classe dirigente, ma è stato il vostro hard disk a essere formattato, o no?
R. Di quell’esperienza, che non rinnego, è rimasto un think tank molto partecipato. Uno strumento utile al confronto che dà voce agli amministratori. Si tratta di un pensatoio assolutamente distante dalle logiche di corrente ideato nell’ottica di fare squadra.

D. "Formattiamo il Pdl" era altro, non si nasconda dietro a un dito. È pentito di quella scelta forse un po’ avventata?
R. Non mi nascondo e non sono pentito. Il progetto originale si è modificato. Politicamente aveva tanti difetti, ma anche il pregio di essere un appello genuino. Si trattava, da parte nostra, dell’esternazione di un disagio diffuso presente nel nostro elettorato, di cui ci siamo fatti portatori.

D. Qualche suo collega nell’iniziativa sostiene che da quell’esperienza ad averne ricavato qualcosa è stato solo lei. Cosa risponde?
R. Dovrebbero dirmi cosa avrei guadagnato alle spalle di altri. Inutile rispondere a un’accusa gratuita e priva di fondamento.

D. Torniamo a Renzi.
R.
Sono cresciuto politicamente non solo grazie a Forza Italia, ma anche all’interno dell'Anci, dove ho ricoperto il ruolo di vice presidente vicario del ministro Graziano Delrio.

D. Gli anni in cui Anci diventa la fucina del renzismo.
R. Proprio così. Obbligatoriamente, a causa del mio ruolo, ho maturato rapporti diretti con moltissimi uomini vicini all’ex premier.

D. Per esempio?
R. Mantengo ancora oggi un rapporto di stima con lo stesso Delrio, Lorenzo Guerini, Roberto Reggi, Angelo Rughetti e una conoscenza, anche se meno approfondita, con Luca Lotti.

D. Che fa, prende le distanze?
R. No, semplicemente il rapporto è diverso.

D. È vero che si è proposto a Renzi per una carica importante di governo quando era a Palazzo Chigi?
R. Ma quando mai? Non è assolutamente vero (ride di gusto, ndr).

Forza Italia e Lega su molti aspetti della politica hanno posizioni diverse, ma in un’ottica di coalizione chi avrà un solo voto in più esprimerà il leader. Il resto sono polemiche sterili

ALESSANDRO CATTANEO

D. Perché ha rinunciato a candidarsi alle Europee 2014? La proposta è arrivata.
R. Non ho rinunciato. Una parte del partito ha sondato la mia disponibilità, ma ho preferito terminare il mio percorso di primo cittadino a Pavia.

D. Un mandato, però, che non ha replicato. Brucia ancora quella sconfitta al ballottaggio?
R.
È stata dolorosa, ma il mio rivale è stato favorito dalla polarizzazione del voto, a suo favore, di tutta la sinistra che invece al primo turno aveva corso separatamente. Inoltre non va dimenticato il calo drammatico dell’affluenza che colpisce il ballottaggio.

D. È abbastanza fisiologico in molte realtà, no?
R. Sì, ma non reputo corretto che possa diventare sindaco anche chi è stato meno votato. Nello specifico il distacco di Depaoli dal sottoscritto, al primo turno, era di 4 mila voti.

D. Chiede di modificare la legge elettorale per le Amministrative?
R. La legge favorisce questo paradosso, a mio avviso andrebbe modificata.

D. Che cosa pensa del rapporto spesso conflittuale tra Forza Italia e Lega Nord? Berlusconi pare abbia abbassato molto i toni della polemica. Lo fa per convenienza?
R. Il problema non lo vedo. Perché questa volta non dovrebbe andare bene la logica della coalizione?

D. Lo dica lei.
R. È un principio molto semplice. Forza Italia e Lega su molti aspetti della politica hanno posizioni diverse, ma dove sta lo scandalo? In un’ottica di coalizione chi avrà un solo voto in più esprimerà il leader. Il resto sono polemiche sterili.

D. Come vede, in caso di vittoria, un governo a guida Lega rispetto a uno guidato da Forza Italia?
R. Dal mio punto di vista penso che un’alleanza a trazione Forza Italia sia percepita come un’alternativa di governo con possibilità di vincere le elezioni.

D. Con la Lega no?
R. La percezione sarebbe di rappresentare una forza d’opposizione con il rischio di limitare il proprio consenso elettorale. Legittimamente i leghisti la penseranno diversamente, tuttavia la storia politica del nostro Paese racconta questo.

D. Una delle critiche rivolte al suo partito è di essere ambiguo. Una parte (minoritaria) strizza l’occhio a Salvini e l’altra, invece, a Renzi.
R. Un atteggiamento che non condivido e che mi fa arrabbiare. Invece di essere filo leghisti o filo renziani, vorrei che tutti insieme tornassimo filo forzisti puntando forte sulle nostre tematiche.

D. Per esempio?
R. Sulla crisi del mondo del lavoro, soprattutto giovanile, sull’eccessiva tassazione per famiglie e imprese e sulla sicurezza agganciata al tema dell’immigrazione su cui, pensando alle scelte operate da Forza Italia in passato, riscontro motivi di orgoglio.

Usando una metafora calcistica mi reputo un giocatore in attesa delle scelte dell’allenatore. Il Ncd, per esempio, mi propose di fare il titolare

ALESSANDRO CATTANEO

D. Dove vorrebbe essere candidato? Alla Camera dei deputati oppure preferirebbe tentare la corsa alle Regionali?
R. Nessuna preferenza, sono a disposizione del partito. Usando una metafora calcistica mi reputo un giocatore in attesa delle scelte dell’allenatore. Il Nuovo centrodestra, per esempio, mi propose di fare il titolare.

D. Questa è una notizia...
R. Quando parte una startup, si tende a fare proselitismo. Mi hanno offerto ponti d’oro, ma anche in questa circostanza ho preferito rifiutare.

D. In Enel è ancora in aspettativa?
R. Sì.

D. Attualmente ricopre qualche incarico?
R. Ne ho uno in Fondazione Patrimonio comune, un’istituzione voluta dall’Anci. Un incarico assegnatomi da Piero Fassino a fronte delle mie competenze. Per evitare ogni tipo di insinuazione, sottolineo che la Fondazione si regge grazie a finanziamenti privati.

D. Negata da Forza Italia, alla fine una nomina l’ha portata a casa dal Pd.
R. Avevo chiesto al mio partito l’onore e l’onere di presiedere la Fondazione I.r.c.c.s. Policlinico San Matteo di Pavia. Da politico che conosce la realtà del territorio credevo potesse essere un giusto approdo.

D. Da sindaco di Pavia è stato indagato con l’accusa di abuso d’ufficio. Una vicenda legata all’assunzione di un dirigente su cui il Consiglio di Stato, peraltro, si era espresso favorevolmente dandole ragione. A che punto siamo?
R. Mi è stata notificata la chiusura delle indagini. Si tratta di un episodio che a mio avviso non merita commento.

D. Un’ultima domanda. Restando nella dimensione delle metafore calcistiche, lei vede ancora Berlusconi attaccante con tanto di fascia da capitano al braccio?
R. Assolutamente sì. Contesterei soltanto la scelta cromatica delle divise. Lui vorrebbe indossare quelle rossonere mentre io preferirei le nerazzurre. Per accontentare tutti utilizzeremo quelle azzurre di Forza Italia.

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