Rotondi
12 Maggio Mag 2017 1834 12 maggio 2017

Rotondi: «Primarie e voto online? Pci e Dc erano più democratici»

L'ex ministro elogia la «libera discussione» nei partiti della Prima Repubblica. Sulla polemica Ong bacchetta i politici «che fa propaganda». E sulla legge elettorale dice: «Serve un'intesa Berlusconi-Renzi».

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«Le primarie, senza una disciplina legislativa, sono un movimento di truppe o uno spiegamento di forze organizzative. La Lega ha il pratone di Pontida, Forza Italia, a suo tempo, ha fatto piazza San Giovanni e il Pd ha scelto le primarie per mobilitare la sua base di militanti e di simpatizzanti. La cosa ha un suo valore che va rispettato, ma non è un valore assoluto né un modello per tutte le forze politiche». Così L'ex ministro Gianfranco Rotondi, autore del libro Meglio la casta, l'imbroglio dell'antipolitica e segretario di Rivoluzione Cristiana, spiega a Lettera43.it l'attuale situazione politica con un occhio sempre rivolto al passato.

Gianfranco Rotondi.

DOMANDA. Nella Prima Repubblica i metodi di selezione della classe politica erano meno democratici?
RISPOSTA.
Nella Prima Repubblica nessuno ha mai messo in discussione la democraticità dei partiti. Il Partito Comunista aveva il centralismo democratico ma, al proprio interno, quel metodo prevedeva una libera discussione e un voto democratico. L'unico vincolo era esterno, cioè chi soccombeva nella conta interna si doveva adeguare alla decisione della maggioranza. E sto parlando del Pci, parente stretto della Russia sovietica e, quindi, figuriamoci la Dc e gli altri partiti. C'era democrazia ma non c'erano le primarie. Nessuno ha mai fatto le primarie per scegliere i candidati della Dc. Sceglievano le correnti e, per esse, i capi.

D. Lei preferisce i gazebo o ha ragione Grillo a scegliere il voto elettronico?
R.
Sono d'accordo con Grillo purchè al voto elettronico possano partecipare tutti. Lui fa il voto elettronico tra quelli che hanno già fatto l'iscrizione al Movimento 5 stelle. È come se io facessi il referendum tra gli iscritti di Rivoluzione Cristiana, ce li ho tutti sul mio telefonino. Posso fare anche un giro di telefonate e dire che ho fatto le primarie. È una presa per... Non lo dico perché sono un antico democristiano.

D. Si riferisce al caso di Genova?
R.
Quello è l'esempio di come, se si restringe la platea, non esiste la democrazia elettronica. Se la platea è quella di tutti i cittadini che, con modalità tecnologicamente testate e garantite, possono partecipare a un voto elettronico è un discorso di diversa sostanza.

D. Cosa pensa di Luigi Di Maio e della polemica sulle Ong?
R.
Penso che va rispettato il magistrato che indaga, ha detto delle parole pesanti come pietre. Quantomeno ha espresso un'opinione, un sospetto. Non bisogna schierarsi nè pro nè contro ma lasciare che la magistratura accerti la verità anche su questa particolarissima realtà.

D. In questo caso la politica come dovrebbe agire?
R.
Bisogna separare il grano dall'olio e quindi non mettere sullo stesso piano le Ong che fanno opere caritatevoli e quelle che fanno, per usare le parole di Matteo Salvini, «commercio di carne umana», perchè non è mica Salvini che se la inventa questa cosa. Purtroppo esiste. Sarà l'indagine a separare i meritevoli dai disonesti. Non è un dibattito ideologico.

D. Ma sbaglia Di Maio a intervenire così a gamba tesa?
R.
Sbaglia sempre la politica quando interviene su questi temi per fare propaganda e non per accertare la verità. Penso che sia corretto che la magistratura si esprima anche su queste particolari attività e non bisogna affettarsi a scrivere sentenze, in modo particolare noi che siamo impegnati in un altro servizio istituzionale come la politica.

D. La politica deve essere professione o servizio?
R.
Servizio eseguito con professionalità, perciò io rifiuto che possa essere un passatempo per dilettanti.

D. Di recente, sempre Di Maio, ha dichiarato di non essersi voluto ancora laureare per non approfittare del suo ruolo politico. Condivide?
R.
Penso che nessuno si sarebbe impressionato del suo ruolo se fosse andato a dare gli esami. Fatta questa premessa, io conosco fior di ministri di prima grandezza che non erano laureati e sono stati tra i migliori ministri, mentre i maggiori disastri li hanno fatti i professori universitari, quelli che abbiamo chiamato come tecnici e hanno sfacciato il tessuto sociale del Paese. Penso al governo Monti, tanto per non fare nomi.

D. Cosa pensa della Chiesa che strizza l'occhio a Grillo?
R.
Qui mi avvalgo della testimonianza di Giorgio La Pira che diceva che «per essere buoni cristiani si deve essere almeno un po' anticlericali» e qui essere immuni da tentazioni opportunistiche di una parte del clero come in questo caso. Ma da parte del mondo cattolico non mi pare ci sia una tendenza favorevole a questo Movimento.

D. Questo Movimento può vincere senza l'appoggio della Chiesa e i voti dei cattolici?
R.
Stando ai numeri del 2013 i Cinquestelle sono già stati primo partito e si avviano a esserlo anche nel 2018. Dato che c'è una nuova legge elettorale, bisogna vedere se arrivano al 40% o si fermano prima e, come nel 2013, saranno un partito di maggioranza relativa collocato all'opposizione perché è più facile che gli altri si accordino tra loro piuttosto che trovare un accordo con loro.

D. L'Italicum, però, sembra essere sul punto di andare in soffitta...
R.
Io sono favorevole a votare con quella che c'è, ma mi auguro che Berlusconi e Renzi trovino un'intesa per i correttivi minimi che rendano questa legge elettorale non solo utilizzabile ma anche utile. E il centrodestra, con questa legge elettorale, è la forza politica che ha maggiori possibilità di vincere anche col premio di lista perché, come nei collegi uninominali, ci si metterebbe d'accordo e la lista diventerebbe la lista di coalizione.

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