19 Maggio Mag 2017 1200 19 maggio 2017

Kara-Murza, nemico di Putin scampato a due attentati

Avvelenato con una tossina misteriosa, l'attivista russo è sopravvissuto. Come la Politkovskaya 13 anni fa. A L43 accusa i servizi segreti. Apre a Navalny. E sullo zar dice: «Cadrà molto prima del 2024». L'intervista.

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da Washington

Tornerà in Russia non appena si sarà ristabilito, vuole lavorare al coordinamento tra i diversi pezzi dell’opposizione democratica ed essere un uomo chiave della protesta: Vladimir Kara-Murza, 35 anni, giornalista e politico per due volte sopravvissuto a una misteriosa tossina con cui qualcuno ha cercato di ucciderlo, conosce i rischi che corre. Eppure tira dritto.

AMICO FRATERNO DI NEMTSOV. Kara-Murza è il direttore del movimento Open Russia dell’arcinemico di Vladimir Putin, Mikhail Khodorkovsky, ex petroliere che criticò il presidente e si fece 10 anni di galera mentre gli espropriavano la Yukos. Prima era stato vicino - in politica e per amicizia fraterna - a Boris Nemtsov, il leader democratico ucciso nel febbraio 2015 di fronte al Cremlino. Ma soprattutto Kara-Murza ha favorito l’imposizione di sanzioni personali per le violazioni dei diritti umani in Russia: chi è nella lista nera lo odia, per operativi ed ex operativi dei servizi di sicurezza è un traditore. E proprio in quegli ambienti, dice lui, è stata ordinata la sua esecuzione.

SINTOMI GIÀ VISTI. Il 35enne si è sentito male il 2 febbraio a Mosca. Vomito, stato confusionale, disorientamento, perdita dei sensi: come due anni prima. Il veleno, però, agiva più velocemente. Stesso ospedale, stessi medici. Che hanno riconosciuto i sintomi e lo hanno attaccato a una macchina per la dialisi, salvandogli la vita. Ad Anna Politkovskaya successe la stessa cosa: sintomi e diagnosi identici. All’inizio del settembre 2004, la giornalista simbolo dell’opposizione a Putin fu avvelenata, e si salvò. Due anni dopo i killer non vollero rischiare e le spararono quattro pallottole a bruciapelo nell’ascensore di casa. La rarità della sostanza utilizzata e l’abilità nell’utilizzarla ricordano anche il caso di Aleksandr Litvinenko, l’agente russo passato agli inglesi e ucciso nel novembre 2006 da una tazza di tè al polonio. Kara-Murza ora ha davanti a sè mesi di terapie e di riabilitazione in una clinica di Washington, dove L43 lo ha raggiunto.

Vladimir Kara-Murza (S) accanto a Boris Nemtsov, il leader democratico ucciso nel febbraio 2015.

DOMANDA. Prima nel 2015, poi il 2 febbraio scorso: per due volte è stato a un passo dalla morte. Cosa dicono i dottori?
RISPOSTA.
Che la terza volta sarebbe l’ultima. E che devo rimettermi al 100% prima di tornare in pista. Il veleno ha avuto effetti devastanti: in sei ore tutti i miei organi erano al colasso. Si spegnevano uno dopo l’altro: polmoni, reni e così via. Sono stato in coma per oltre una settimana. A mia moglie dicevano che avevo il 5% di probabilità di restare in vita.

D. Qual è stata la diagnosi?
R.
Avvelenamento da sostanza tossica non identificata e collasso multiplo degli organi. Come due anni fa. E come due anni fa hanno trovato metalli pesanti nel sangue. Allora non si fecero analisi approfondite perché i campioni sparirono. Stavolta il mio avvocato è riuscito a fare uscire dalla Russia i prelievi. Due tossicologi ci stanno lavorando.

D. Lei pare non avere dubbi sui responsabili...
R.
Si tratta di persone che sono o sono state collegate ai servizi di sicurezza interni della Federazione russa. È l'unica certezza.

D. Come fa a esserne così sicuro?
R.
Nessun altro ha accesso alla tossina utilizzata, non è un veleno che puoi comprare in farmacia: è una sostanza capace di spegnere gli interruttori degli organi vitali uno dopo l’altro, in pochissimo tempo. E non mi sono accorto di come mi hanno avvelenato: ho ricostruito ogni momento di quel giorno e dei giorni precedenti, e tuttora non riesco a capire. Roba da professionisti.

È un caso fotocopia all’avvelenamento di Anna Politkovskaya: tossina non identificata, collasso multiplo degli organi, provette sparite. Usando lo stesso metodo, si lancia un messaggio preciso

D. Trova anologie con il caso Litvinenko?
R.
La difficile reperibilità della sostanza e la tecnica raffinata dei killer. Ma il caso fotocopia è l’avvelenamento di Anna Politkovskaya: tossina non identificata, collasso multiplo degli organi, provette sparite.

D. Cosa significa?
R.
Usando lo stesso metodo, si lancia un messaggio preciso. È come una firma.

D. Ritiene veramente possibile che i servizi di sicurezza russi vadano in giro a uccidere gli oppositori? Putin è pur sempre il presidente della Russia. È uno statista, non il capo di una banda.
R.
Lei sta parlando con uno che hanno tentato di far fuori per due volte nel giro di altrettanti anni. Altri sono stati meno fortunati. È il modo in cui il regime intende la repressione del dissenso. Ed è efficace: se puoi ammazzare il capo dell’opposizione sul ponte davanti al Cremlino e farla franca, è una repressione efficace, no?

D. Si riferisce all’omicidio di Nemtsov…
R.
Cinque persone sono alla sbarra come esecutori materiali. Ma non si è voluto arrivare ai mandanti. Gli imputati hanno tutti un collegamento col leader ceceno Ramzan Kadyrov: ebbene, Kadyrov non è stato mai sentito, nonostante l’insistenza della famiglia Nemtsov (la voce di Kara-Murza s'incrina mentre pronuncia il cognome dell’amico, ndr). Né è stato sentito il suo braccio destro Shaa Turlayev. E nemmeno Viktor Zolotov, perno di colegamento tra Mosca e Grozny e oggi comandante della Guardia nazionale, creata da Putin.

D. Le autorità federali a Grozny contano poco. A Mosca si dice che Kadyrov abbia passato il segno. E che i servizi russi e lo stesso Putin siano furiosi.
R.
Io vedo solo che il Cremlino usa Kadyrov come un mastino da lanciare contro l’opposizione democratica russa. I suoi killer agiscono in tutta Europa. In compenso, Kadyrov ha l’assoluta immunità.

D. Quando si sarà rimesso tornerà in Russia, e alla politica?
R.
Non farò la sciocchezza di due anni fa, quando neppure finii le terapie. Stavolta mi curo per bene. Poi torno in Russia, al lavoro. Se qualcuno si aspettava che scappassi, si è sbagliato di grosso.

D. Ma si rende conto di quel che rischia?
R.
Non potrei rendermene conto meglio. Mia moglie e i miei due figli resteranno qui a Washington. Al sicuro, spero.

D. I russi sembrano iniziare a scuotersi dall’apatia nei confronti della politica. Che idea si è fatto delle proteste sindacali in corso e delle manifestazioni del 26 marzo?
R.
Il Cremlino ha molta paura delle proteste. Si parla sempre della popolarità di Putin nel Paese, ma niente contraddice questa presunta popolarità più degli stessi comportamenti del regime. Perché un governo che ha davvero il consenso popolare non trucca le elezioni, non mette il bavaglio ai media. E soprattutto non manda la polizia a picchiare e arrestare e pacifici dimostranti nelle strade del suo stesso Paese.

D. E perché il Cremlino ha paura, secondo lei?
R.
Il regime di Putin non si fonda su elezioni libere, sul consenso genuino della popolazione. È un regime autoritario. E c’è sempre più gente in Russia, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, che si sente deprivata del futuro per colpa di questo regime. Capiscono che il Paese è su un binario morto e sono sempre più arrabbiati. Specie quando a tutto questo si associa la corruzione. Putin considera la Russia una colonia: razzia delle risorse e nessun investimento nello sviluppo. Come i conquistadores.

Noi di Open Russia sosterremo Navalny alle Presidenziali del 2018. Putin si ripresenterà e vincerà, ma il suo regime cadrà ben prima del 2024

D. Proprio puntando sulla rabbia per la corruzione, Alexey Navalny sembra guadagnare consensi. Ma perché i vari pezzi dell’opposizione non si uniscono sotto di lui, almeno per ora?
R.
Noi di Open Russia abbiamo fatto molte azioni insieme al movimento di Navalny e ad altre formazioni. Sosteniamo la sua candidatura alle Presidenziali del 2018, ma è vero che si può fare di meglio. Personalmente, sono per un coordinamento più stretto. È la prima cosa a cui lavorerò. Ho ottimi rapporti sia all’interno dell’organizzazione di Navalny sia tra i social-liberali Yabloko.

D. Putin si ripresenterà? Ancora non ha fatto dichiarazioni ufficiali, in un senso né nell'altro.
R.
Si ripresenterà e “vincerà”, tra virgolette, perché non ci sono vere elezioni da molto tempo in Russia. Il regime però cadrà ben prima del 2024: Putin non potrà far molto contro le nuove generazioni che vogliono vivere in un normale Paese d’Europa.

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