May (2)

Elezioni nel Regno Unito

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9 Giugno Giu 2017 1545 09 giugno 2017

Il ruolo dei big dell'informazione inglese nella sfida May-Corbyn

Dagli attacchi della Bbc al Labour al voltafaccia del Guardian ai Tory: il voto britannico giocato dai media. Che, per il sociologo Luther-Davies, hanno contribuito a creare il «mito di una premier forte e competente».

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Dopo il voto britannico, il temuto scenario del parlamento “appeso” - o più drammaticamente “impiccato” - è diventato realtà. Pur essendosi i Tory confermati primo partito, hanno perso la maggioranza e la scommessa della loro leader Theresa May, che aveva indetto elezioni anticipate per presentarsi da una posizione di forza alle trattative per la Brexit, si è così rivelata un boomerang. Al contrario, nonostante esca dalle elezioni formalmente sconfitto, ha ottenuto risultati superiori alle attese il laburista Jeremy Corbyn che, oltre a conquistare il 66% del voto giovanile, è riuscito a far leva su quella parte dell’elettorato che aveva optato per la Brexit più che altro come grido di protesta per il malessere sociale.

IL CASO (EMBLEMATICO) DEL GUARDIAN. In questo contesto risalta l'attitudine ondivaga di alcuni media nei confronti di Corbyn, con testate inizialmente critiche e poi a favore del leader laburista: emblematico il caso dell'autorevole Guardian, protagonista di una giravolta dell'ultimo minuto. «L’immagine di Theresa May come leader forte e competente rispetto a David Cameron», spiega a Lettera43.it Philip Luther-Davies, ricercatore di Sociologia presso l’Università di Cambridge, «era una mitologia supportata anche dai mezzi di informazione».

DOMANDA. Quindi il flop di May non la sorprende?
RISPOSTA.
Per nulla. Indipendentemente dai suoi risultati come ministro degli Interni, molti nel suo stesso partito l’avevano da tempo vista come una persona priva di carisma. Semmai c’è da sorprendersi se è riuscita ad arrivare così lontano. Al di là del mito creato in buona parte dai media, non sembra nemmeno essere una persona troppo intelligente.

D. Dopo l’ultimo attacco a Londra, May ha invocato in un discorso misure di sicurezza radicali che potrebbero ricordare il Patriot Act. Retorica elettorale?
R.
Fino a un certo punto. Non dimentichiamo che lei è favorevole a priori rispetto all’uscita del Regno Unito dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani e in ogni caso rispetto alla tutela dei diritti garantita dalla stessa legge britannica.

D. Qual è stata la reazione a questo discorso?
R.
Ha avuto, prevedibilmente, più effetto sul settore senior dell’elettorato, mentre ha generato grande rabbia tra i giovani che infatti hanno votato in massa a favore di Corbyn.

D. Il quale ha criticato pesantemente i rapporti tra Londra e l’Arabia Saudita.
R. In un recente dibattito aperto i rappresentanti Tory sono stati molto evasivi sull’amicizia strategica con la petromonarchia saudita. Ma la gente, nonostante gli abbellimenti e le censure mediatiche, rimane piuttosto dubbiosa circa l’adulazione inglese verso Riad.

D. Al tempo stesso non sembra avere funzionato la vecchia accusa mossa a Corbyn di essere un simpatizzante dell’Ira.
R.
In realtà nel 2013 Corbyn ha ricevuto un premio in Irlanda del Nord per i suoi tentativi di riappacificazione che inevitabilmente includono un rapporto costruttivo con l’Ira.

D. E l’accusa di essere addirittura un simpatizzante di Hamas?
R.
Anche qui bisogna mettere le cose nel giusto contesto: Corbyn ha dichiarato pubblicamente di essere favorevole a una soluzione a due Stati in Israele/Palestina aggiungendo che Hamas debba essere incluso nelle negoziazioni per una pace duratura in questo teatro.

Arlene Foster, leader del Dup.

May è disposta a fare asse col Dup pur di rimanere al potere. Ma ha in mente un’alleanza in cui prende voti senza affidare loro alcun gabinetto?

D. Cosa pensa del paragone tra Corbyn e il socialista americano Bernie Sanders?
R.
Tanto per cominciare Corbyn è apertamente anti-Trump, come credo chiunque debba essere. Detto questo, Corbyn, un po’ come Sanders, è stato descritto, soprattutto dai media, come un’estremista quasi comunista, ma non è una novità che nessuno dei due predichi l’abolizione del capitalismo, o la nazionalizzazione dell’economia o l’abolizione dell’aristocrazia. In realtà sono entrambi semplici socialdemocratici, dotati di senso comune, che appaiono radicali per il semplice fatto che nel Regno Unito, come negli Usa, la politica mainstream si è spostata de facto e già da molti anni verso un centrodestra neoliberista.

D. Ironicamente sembra esserci stato uno spostamento di certi settori nella City a favore di Corbyn.
R.
Questo si può spiegare solo col fatto che Corbyn garantirebbe una soft Brexit che, secondo lui, dovrebbe comunque passare al vaglio parlamentare.

D. Ma la stessa May inizialmente era apparentemente pro-Remain.
R.
Si presentava così solo per conformità nell’ambito del gabinetto Cameron, ma nei suoi discorsi come ministro degli Interni non poteva nascondere il suo intrinseco euroscetticismo.

D. Ora l'alleanza più probabile pare quella tra Tory e unionisti dell'Irlanda del Nord (Dup).
R. È quello a cui mira May pur di rimanere al potere. Bisogna chiedersi però se ha in mente un’alleanza in cui prende voti senza affidare al Dup alcun gabinetto...

D. Eppure nei minuti successivi alla diffusione de risultati delle elezioni, s'era ventilata anche la possibilità di un asse parlamentare tra Corbyn e i Lib-Dem, notoriamente anti-Brexit...
R.
Francamente, ascoltando le dichiarazioni dei Lib-Dem, non si capisce se siano più anti-Tory o anti-Labour. Un grosso ostacolo a un’alleanza con Corbyn è senz’altro la loro chiara opposizione a un aumento delle tasse a sfavore dei ricchi. Non dimentichiamo che dietro questo partitino ci sono grossi interessi corporativi.

D. E un’alleanza con lo Scottish National Party (Snp)?
R.
Escluderei anche questa: in una nuova potenziale elezione, forse non lontana – direi tra sei mesi, massimo un anno –, il Labour cercherebbe di riconquistarsi la Scozia, come in buona parte ha già fatto in questo turno.

D. Quindi quale può essere la strategia di Corbyn a questo punto?
R.
Lasciare macerare i Tory nel loro brodo e poi, di fronte alla loro debolezza, ritentare la fortuna in un nuovo turno elettorale: questo gli darebbe anche il tempo di zittire una volta e per tutte l’opposizione blairiana interna.

Il Guardian sta perdendo lettori a favore di pubblicazioni più a sinistra. Non sarei sorpreso se questo voltafaccia fosse una mossa di recupero

D. Durante la campagna elettorale Corbyn è stato criticato per le sue generose promesse nel campo del welfare, della sanità e dell’educazione, e gli è stato fatto notare che non ci sarebbero i soldi per mantenerle.
R.
Il suo piano è non solo di ottenere fondi attraverso una tassazione progressiva, ma anche grazie a dei prestiti. I media che lo hanno criticato non hanno però chiesto ai Tory come mai il debito pubblico è salito nei loro sette anni di governo a 1,2 miliardi di sterline (il doppio di quello sotto Gordon Brown), e questo nonostante tutti i loro tagli.

D. Sta dicendo che i media sono monopolizzati da una attitudine anti-Labour.
R.
Certo.

D. E lo spostamento del Guardian a favore di Corbyn?
R.
Ultimamente il Guardian sta perdendo lettori (e soldi) a favore di pubblicazioni più a sinistra come The Independent e addirittura The Morning Star (organo del Partito Comunista Inglese, ndr). Non sarei sorpreso se questo voltafaccia si potesse spiegare come una mossa di recupero.

D. Anche la Bbc è stata criticata per la sua parzialità a svantaggio di Corbyn.
R.
Certo, fino a due settimane fa, quando è stato introdotto un criterio più severo d’imparzialità, se ne usciva con servizi chiaramente sfavorevoli a Corbyn o che cercavano di nascondere la crescente disaffezione per la May.

D. Al di là di tutte le denigrazioni, Corbyn è riuscito comunque a imporre un’immagine forte e competente.
R.
Senz’altro ha dimostrato, indipendentemente dal suo noto attivismo radical, di avere una statura politica da non sottovalutare.

D. Se si parla di divisioni, anche il Partito Conservatore ha la sua bella gatta da pelare.
R.
E l’uscita di George Osborne contro May è indicativa: lui si era volentieri messo da parte quando lei era diventata primo ministro presagendo che non sarebbe andata troppo lontano. Direi che è lui, più di Boris Johnson, da tener d’occhio come possibile successore della May.

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