Erdogan
16 Giugno Giu 2017 1522 16 giugno 2017

Can Dündar, il giornalista anti-Erdogan finito in esilio

Pubblicò lo scoop sul traffico di armi dalla Turchia alla Siria: dopo essere scampato a un agguato, vive in Germania. Ma non ha smesso di combattere. A L43 definisce il Sultano un traditore. E avverte l'Ue.

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Can Dündar è in esilio in Germania per aver fatto il suo lavoro di giornalista. Con il collega Erdem Gül nel 2015 rivelò sul quotidiano turco Cumhurriyet il traffico di armi pesanti e munizioni destinate all'Isis e al-Qaeda in Siria orchestrato dal governo turco e realizzato con tir scortati dal personale del Mit, il servizio segreto militare. Per quello scoop il 14 giugno è stato condannato a 25 anni di carcere il deputato Enis Berberoglu, membro del socialdemocratico Chp, principale partito di opposizione, accusato di essere il responsabile della fuga di notizie.

L'ISOLAMENTO E IL TENTATO OMICIDIO. Il libro di Dündar Arrestati (edizioni Nutrimenti) è frutto dei tre mesi passati in isolamento a Silivri, il carcere fatto costruire dal presidente Erdoğan per gli oppositori politici. Accusato di essere un traditore della patria, Dündar è fortunosamente scampato a un tentativo di omicidio sulle scale della Corte costituzionale il giorno in cui veniva dichiarato illegittimo il suo arresto. Per salvarsi è dovuto fuggire all'estero, ma non ha smesso di combattere.

«ERDOGAN HA TRADITO LA NOSTRA PATRIA». «I governi che nascondono la verità mettono in pericolo la democrazia che si basa sulla trasparenza», spiega a Lettera43.it. «Oscurare la verità significa opprimere i popoli, per questo non mi ritengo un traditore, ma accuso Erdoğan di tradire la Turchia». «Fare il giornalista», aggiunge l'autore, «significa svelare i segreti che attentano alla democrazia e per farlo nel mio Paese, come in altre parti del mondo, serve molto coraggio e bisogna essere disposti a sacrificare tutto». Anche la famiglia e gli affetti. La moglie di Dündar, infatti, vive come una prigioniera in Turchia dopo che le è stato tolto il passaporto mentre il figlio Ege studia a Londra.

Can Dündar.

DOMANDA. Nel libro lei scrive: «L'inferno non è il posto dove soffri, ma quello dove nessuno sa che stai soffrendo». Nonostante la repressione in corso in Turchia, l'Ue finanzia Ankara per la gestione dei profughi. Si può dire che l'inferno peggiore è il posto dove tutti sanno che stai soffrendo ma nessuno fa nulla per aiutarti?
RISPOSTA. L'Europa con quell'accordo ha sicuramente rafforzato il regime di Erdoğan peggiorando la situazione del popolo turco. Da un lato sono orgoglioso che il mio Paese stia accogliendo 3 milioni di profughi mentre gli Stati europei e gli Usa chiudono le frontiere. Dall'altro sono molto preoccupato perché i governi europei hanno chiuso gli occhi davanti alla sanguinosa repressione in Turchia, rinunciando ai propri valori fondanti e cedendo al ricatto di Erdoğan che usa i profughi come un arma.

D. Cosa rischia l'Europa con una Turchia governata da Erdoğan?
R. Dopo 15 anni di Erdoğan al potere, la Turchia affronta una sfida cruciale non solo per la propria democrazia, ma anche per la laicità dello Stato. La dittatura islamica che si prefigura è una minaccia gravissima che cresce alle porte dell'Europa. L'Ue dal canto suo non fa nulla per evitare che l'unico Stato democratico tra quelli a maggioranza musulmana sprofondi in una teocrazia.

D. Perché è così importante difendere la laicità nel suo Paese?
R. Preservare la laicità in Turchia significa mantenere un canale di dialogo aperto con l'Islam per cercare di sanare il contrasto che oggi caratterizza i rapporti tra Stati con popoli di diverse fedi religiose.

D. Vista da qui, la società turca sembra impotente davanti alla repressione governativa. È così?
R. È sicuramente molto difficile lottare contro una repressione sanguinaria che ha già ucciso centinaia di persone e riempito le carceri di oppositori. Ma gli esempi di resistenza ci sono. Quattro anni fa milioni di turchi hanno riempito Gezi Park per opporsi alla deriva autoritaria di Erdoğan. Nel referendum costituzionale dello scorso aprile il no alla proposta del presidente è stato fragoroso anche se la riforma è passata. Se il mio popolo viene lasciato solo a lottare cambiare direzione alla Turchia sarà difficile.

La dittatura islamica che si prefigura in Turchia è una minaccia gravissima che cresce alle porte dell'Europa

Can Dündar

D. Un'altra ferita aperta è la questione curda...
R. La questione dei curdi si somma a quella di tutti gli oppositori di Erdoğan.

D. Cosa si sente di chiedere all'Occidente?
R. Bisogna supportare le forze democratiche. Se non ci pensano i governi, occorre promuovere un'azione a livello locale, stabilendo contatti diretti tra le città europee e le municipalità turche, ospitando gli intellettuali e gli accademici che si oppongono al regime, pubblicando i libri dei dissidenti, andando a far visita a chi è rinchiuso in prigione. Abbiamo bisogno di questa solidarietà.

D. Per le sue rivelazioni sul traffico di armi è stato accusato di essere un traditore della patria.
R. I governi che nascondono la verità mettono in pericolo la democrazia che si basa sulla trasparenza. Oscurare la verità significa opprimere i popoli, per questo non mi ritengo un traditore, ma accuso Erdoğan di tradire la Turchia. Fare il giornalista significa svelare i segreti che attentano alla democrazia e per farlo nel mio Paese, come in altre parti del mondo, serve molto coraggio e bisogna essere disposti a sacrificare tutto.

D. Nel libro richiama l'idea di Panopticon, la prigione perfetta metafora del potere invisibile. Viviamo già in un mondo simile a quello descritto da Orwell in 1984?
R. Temo che le nostre società abbiano superato l'immaginazione di Orwell. Siamo quotidianamente sotto l'occhio del Grande fratello, ci sono telecamere ovunque, i governi hanno totale accesso alle conversazioni telefoniche e a quelle su Internet, niente sfugge al monitoraggio di ciò che scriviamo e diciamo. La Turchia si è trasformata nella più grande prigione del mondo, ma anche in altri Stati gli individui non possono sfuggire al controllo. La libertà oggi è estremamente compressa.

D. È possibile difendersi?
R. I governi mondiali si supportano l'un l'altro. Erdoğan sostiene Putin che sostiene Trump e Le Pen sostiene tutti loro. I popoli liberi devono sviluppare una solidarietà internazionale, superando le barriere che spesso dividono etnie e nazioni. Ciò che rende diverse le persone sono i valori e le idee, l'unica divisione è tra democrazia e fascismo. Il problema è che queste reti di mutuo aiuto sono ancora deboli.

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