Moscato
6 Luglio Lug 2017 0800 06 luglio 2017

Venezuela, Moscato: «Se prevarrà la destra estrema il Paese sprofonderà nella violenza»

Per evitarlo servirebbe una terza forza di chavisti delusi. Ne è convinto l'esperto di Sudamerica, che smonta le teorie complottiste di una regia Usa. Mentre proseguono gli assalti alle isitutizioni. L'analisi.

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Un Paese su cui soffiano i venti di una guerra civile, col regime chavista di Nicolas Maduro assediato da una parte di opposizione che non solo ha la maggioranza in parlamento, ma che continua ad attaccare il governo e le sue scelte a livello politico e mediatico. Rivolte che poi dilagano nelle strade. È un'istantanea del Venezuela, dove la situazione sta degenerando giorno dopo giorno.

Il 5 luglio militanti chavisti hanno assaltato l'Assemblea Nazionale venezuelana, mentre all'interno si stava concludendo una cerimonia in occasione dell'anniversario dell'indipendenza. E qualche settimana fa Oscar Pérez, il poliziotto-attore, con un elicottero ha attaccato le sedi del ministero dell'Interno e al Tribunal Supremo de Justicia. Atto compiuto in nome dei Guerreros de Dios, gruppo militare «apartitico e apolitico, nazionalista, patriottico e istituzionalista», che, pur nella sua gravità, è stato derubricato dall'opposizione a semplice «show».

EPISODIO ANCORA OSCURO. «Non vorrei dedicare troppa attenzione a questo oscuro episodio», spiega a Lettera43 Antonio Moscato storico del socialismo reale ed esperto di America Latina, «ci sono notizie contraddittorie e zone d’ombra. Ma mi pare che quando questi Paesi vogliono organizzare una “scalata terroristica” sono in grado di fare di meglio che una messa in scena da filmetto di avventure...».

Proteste a Caracas. Nel riquadro, Antonio Moscato.

DOMANDA. Eppure secondo i complottisti il blitz di Pérez sarebbe stato orchestrato dagli Usa. Lo stesso Trump aveva promesso di liberarsi di Maduro...
RISPOSTA. Trump ne ha dette di tutti i colori su tutto e spesso ha dovuto aggiustare il tiro. Però credo abbia a disposizione strumenti più efficaci di un poliziotto attore. D’altra parte tutti i presidenti degli Stati Uniti prima di lui, tranne in parte Barack Obama, avevano fatto proclamazioni analoghe anche su Cuba, che era assai più pericolosa per il “cattivo esempio” che dava, senza riuscire a concretizzarle.

D. Cosa pensa della coalizione Unione Democratica (Mud) che raggruppa le forze anti-chaviste?
R. Va detto prima di tutto che non è un partito ma una Mesa cioè un tavolo, un coordinamento che raggruppa parte delle opposizioni tradizionali socialdemocratiche e social-cristiane e alcune realtà guidate da ex guerriglieri insieme con alcuni esponenti della destra più ottusa, come dire "troglodita". Non mi piace, ma questo tavolo non può essere ridotto all'estrema destra. Inoltre concentrando l’attenzione sulla Mud si perdono di vista i molti dissensi emersi pubblicamente all'interno dell'area chavista.

D. Il Mud ha minacciato di boicottare le prossime elezioni del 30 luglio indette da Maduro per eleggere una Costituente.
R. Boicottare una scadenza elettorale decisa unilateralmente da una delle parti, con una legge che distribuisce i seggi a piacere del governo senza discutere i criteri con l’opposizione o almeno informarla è un crimine?

D. L'opposizione può comunque contare sul 67% degli eletti.
R. E poteva contare anche su oltre il 60% dei voti grazie all’astensione di 2 milioni e mezzo di chavisti schifati. Poi il primo maggio Maduro ha annunciato a sorpresa le elezioni, con una retorica stile soviet, e ha incaricato personalmente i fedelissimi di organizzare la bella trovata che ha lo scopo non nascosto di invalidare definitivamente il Parlamento eletto in base alla Costituzione vigente proposta e poi emendata dallo stesso Chávez.

D. In cosa si differenzia l'amministrazione di Maduro da quella di Chavez?
R. Non ci sono molte differenze rispetto all'ultimo periodo chavista, caratterizzato da difficoltà come il calo del prezzo del petrolio e la corruzione dilagante, tra l'altro combattuta inutilmente.

Hugo Chavez e Nicolas Maduro.

D. Economicamente il Venezuela è a terra. Fino a che punto la responsabilità è di Maduro?
R. Maduro è responsabile solo perché ha usato il pugno duro verso l’opposizione politica, ma non verso i capitalisti che saccheggiavano il Paese.

D. La crisi globale non ha aiutato...
R. La congiuntura internazionale pesa, ma ha trovato un governo indebolito anche perché si era sbarazzato delle voci critiche, a partire dal principale responsabile dell’Economia sotto Chávez, Jorge Giordani.

D. Esclude anche in questo caso una possibile regia statunitense?
R. Parlare di complotto è un’abitudine, ma non spiega nulla, anzi. Tra l'altro il Venezuela forniva puntualmente agli Usa ottimo petrolio a prezzi concorrenziali.

D. Diversificare l'economia sganciandola dal petrolio potrebbe essere una soluzione?
R. Doveva essere la soluzione, almeno secondo la sinistra interna al Psuv, il partito di Maduro. Non se ne è fatto nulla. Troppi settori del blocco di potere, la cosiddetta boliborghesia, prosperavano sulle importazioni.

D. Maduro è appoggiato non solo da Cuba ma anche dall'Uruguay e dalla Bolivia.
R. Tutti Paesi che hanno delle difficoltà ereditate dal passato aggravate ultimamente dal crollo dei prezzi di petrolio, delle materie prime e dalle incipienti difficoltà della Cina che ha ridotto i suoi acquisti. Tutti sono terrorizzati dal timore del ritorno in scena degli Usa e lo evocano per spiegare e giustificare le difficoltà. Eppure, come ha dimostrato Cuba, gli Stati Uniti non possono fare tutto quello che vogliono... E quando ci provano non è perché sono diventati “più cattivi” ma perché approfittano delle debolezze e degli errori degli avversari. Che Guevara lo aveva capito bene già nel 1962.

D. Quale sarebbe lo scenario qualora l’opposizione avesse la meglio?
R. Ce n'è più d'uno. Probabilmente la situazione se prevarrà la destra più esasperata la situazione degenererà nella violenza. Se però a bloccare la spirale dello scontro entrerà in scena una terza forza che potremmo definire chavista delusa da Maduro lo scenario potrebbe essere meno drammatico.

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