Urbani Berlusconi
7 Agosto Ago 2017 0800 07 agosto 2017

Giuliano Urbani: «Berlusconi, coi revival non si vince»

L'ex tessera n.3 di Forza Italia boccia la strategia di B., che gioca su due tavoli: «Ricorda lo schema del '94, ma così non si va lontano». Dice no alle primarie. E definisce i nuovi volti «velleitari e pretenziosi».

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Adesso al Senato c’è pure un coordinamento di centrodestra, appena tenuto a battesimo dal capogruppo azzurro Paolo Romani e dal senatore Gaetano Quagliariello. Ma non è l’unica novità. Mentre infatti tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sembra essersi in qualche modo ristabilito il dialogo (ammesso che non sia soltanto un’infatuazione estiva), il Cavaliere segue con interesse pure gli sforzi messi in campo dall’ex ministro Enrico Costa per dare vita a una sorta di Ppe italiano. Insomma, c’è fermento a destra. «Il problema casomai è capire dove va, questo centrodestra», dice a Lettera43.it Giuliano Urbani, un tempo tessera numero tre di Forza Italia.

Giuliano Urbani.

DOMANDA. E dove va, secondo lei?
RISPOSTA.
Le rispondo con una battuta che racchiude bene il mio pensiero : “Ah, saperlo!”.

D. È scettico?
R.
Ho solo l’impressione che tutti i partiti, e in particolare quelli di centrodestra, in questa fase, affermino concetti provvisori e rischiosi. Solo per «vedere di nascosto l’effetto che fa». Tanto per citare la famosa canzone di Enzo Jannacci, Vengo anch’io. No, tu no.

D. Sta dicendo che procedono a tentoni?
R.
Sì. Per sondare prima di tutto gli elettori che, ormai, oltre ad essere disorientati, esprimono sempre meno un voto perché si identificano in uno schieramento o in una formazione politica.

D. Sta di fatto che Berlusconi, da molti dato per spacciato, è ‘risorto’ ancora una volta: è di questo avviso o crede che politicamente sia ormai sul viale del tramonto?
R.
La sua vitalità è frutto di una combinazione di fattori.

D. Si spieghi.
R.
Tanto per cominciare il leader azzurro ha sempre dato il meglio di sé nelle campagne elettorali. Insomma, le vittorie migliori di Berlusconi sono tutte in fase di conquista e non di gestione del potere. Vale in pratica quanto sosteneva Giulio Tremonti.

D. Cosa diceva?
R.
Che vincere le elezioni è più facile che vincere il governo.

D. Quali altri fattori stanno favorendo il Cav?
R.
Senza dubbio la crisi abissale in cui versano tutti i partiti politici. Nessuno escluso. Il più bravo, dunque, svetta e Berlusconi è sempre stato molto abile nell’intercettare l’umore degli elettori.

D. Da un lato il leader di Arcore ha riaperto un canale con Lega e Fratelli d’Italia ma dall’altro non sta ostacolando i progetti moderati. Incluso quello dell’ex ministro Enrico Costa. Un doppio tavolo di gioco che richiama alla mente il vecchio schema del ’94. Non le pare?
R.
Se è per questo, stavolta siamo andati ben oltre. Adesso c’è anche il partito animalista. Comunque sarebbe il revival di una storia già vista.

D. Potrebbe funzionare?
R.
Può consentire solo di ottimizzare voti, facendo il pieno di elettori non grillini e non di sinistra. Alla prova dei fatti verrebbero subito fuori le divergenze e le posizioni distanti. Un centrodestra così concepito, al primo negoziato a Bruxelles, tanto per fare un esempio, sarebbe condannato a perdere. A essere polverizzato.

D. Ma la tendenza sembra essere questa.
R.
Nell’ottica di uno schema proporzionale giova moltiplicare le liste. Non c’è dubbio. Ma è una logica che può servire a racimolare più voti e non a governare il Paese.

D. Non scommetterebbe dunque su un’intesa duratura tra Salvini, Meloni e Berlusconi?
R.
Sono talmente divisi che fino a ora non sono stati in grado neppure di trovare un modo di stabilire un dialogo a tre. Figuriamoci immaginarli come forza di governo.

D. Il nodo dei nodi è sempre la leadership: Meloni invoca le primarie, Salvini si sente pronto alla prova di governo e il Cav non molla lo scettro, mentre azzoppa delfini uno dietro l’altro…
R.
Le primarie, io per primo, consiglio di dimenticarle. Sarebbero un ulteriore motivo di rancore e competizioni interne. E, poi, toccava pensarci due anni fa. Di certo non ora con le elezioni alle porte.

D. Come se ne esce, col lancio della monetina?
R.
Io non accelererei.

D. In che senso?
R.
Berlusconi si terrà ancora le mani libere. E per un motivo semplice.

D. Quale?
R.
Un pensierino a Renzi, sebbene ne scorga le difficoltà del momento, lo sta ancora facendo. E, naturalmente, più si dovesse avvicinare al segretario dem più le distanze con Meloni e Salvini diventerebbero incolmabili.

D. Tocca aspettare settembre, quando forse si metterà mano sul serio alla legge elettorale?
R.
È tutto molto fluido. Ecco perché il leader di Forza Italia non va fino in fondo, non detta una linea definitiva. Aspetta anche di vedere come si muoverà Renzi e se deciderà di correre da solo. Nel qual caso, una posizione moderata dei berlusconiani potrebbe rivelarsi utile per entrambi.

D. Una cosa è certa. I tempi dello scouting sembrano finiti. Anzi, ora gli azzurri devono frenare i ritorni a casa.
R.
C’è una certa tentazione a ripercorrere le strade del passato. Ciò che manca è la consapevolezza che difficilmente possano funzionare.

D. Fatta eccezione per il fu delfino Alfano. Su di lui il veto più forte viene da Meloni e Salvini.
R.
Ma da un punto di vista elettorale, Alfano non esiste più. Non ha nulla da offrire a eventuali alleati. Quante ‘armate’ ha?

D. Sicilia a parte?
R.
Ha solo questa carta. Ma non credo vincente al punto da renderlo ago della bilancia.

D. Tiriamo le somme: vede qualche via d’uscita dalle parti del centrodestra?
R.
Vedo solo politici velleitari e pretenziosi. Nessuno destinato a consolidarsi e avere successo.

D. Ne ha parlato con Berlusconi?
R.
Non lo sento. Ciò che avevo da dire l’ho detto nel 2005. Per me, che più di altri avevo teorizzato la cosiddetta rivoluzione liberale, quell’esperienza è finita male. Preferisco tenermi lontanissimo.

D. Fa lo spettatore?
R.
Sì, lo spettatore addolorato, rattristato e preoccupato.

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