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L'America di Trump

Bremmer
27 Dicembre Dic 2017 0800 27 dicembre 2017

Ian Bremmer: «La mia verità sui rapporti tra Usa e Russia»

Il fondatore di Eurasia Group definisce Mosca «una minaccia» e la politica americana «vulnerabile». Vede l'Italia condannata a un governo debole. E sull'Ue dice: «Faticherà a promuovere ulteriore integrazione».

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Che Donald Trump stia cercando un’intesa con Vladimir Putin non è certo un mistero. È dai tempi della campagna elettorale che il miliardario non nasconde di nutrire una certa simpatia per il leader russo. Una simpatia che gli ha attirato numerose critiche: non soltanto dai democratici ma anche da buona parte dei repubblicani. Svariati pezzi dell’establishment americano (dalla politica all’intelligence, passando per la burocrazia) non vedono esattamente di buon occhio il Cremlino. Addirittura, mesi fa, il vecchio senatore repubblicano John McCain definì Putin «più pericoloso dell’Isis». E Trump questa sua linea la sta pagando cara. Lo scandalo Russiagate è una spada di Damocle sospesa sulla sua testa. E ogni tentativo di disgelo verso Mosca viene pertanto visto con profondo sospetto. Lui sta cercando di tirare dritto: anche per questo ha richiamato in servizio un professionista della distensione come Henry Kissinger (che negli Anni 70 aprì a Leonid Breznev). Eppure si tratta di un percorso accidentato. E lo stesso presidente è talvolta costretto a fare marcia indietro (pensiamo soltanto alle parole dure pronunciate contro Mosca nel suo recente intervento sulla National Security Strategy).

Un pezzo di America considera, insomma, la Russia un nuovo impero del male. Un altro invece uno Stato con cui collaborare soprattutto per contrastare il terrorismo internazionale. Per cercare di chiare meglio la situazione, Lettera43.it ha intervistato Ian Bremmer. Presidente e fondatore di Eurasia Group, un think tank specializzato nei settori del rischio politico e della sicurezza nazionale. In particolare, è celebre per aver elaborato la "J Curve", una tesi secondo cui, nel lungo termine, gli Stati fondati su una società aperta presenterebbero una maggiore stabilità rispetto a quelli autoritari. Senza dimenticare il suo noto scetticismo verso i vertici internazionali tra Stati occidentali: Stati, per lui, sempre più in frantumi e incapaci di esercitare una vera influenza in termini geopolitici. In questo senso, non risulta particolarmente convinto dalla presidenza Trump. Guarda a Putin con diffidenza. E anche l’Unione Europea, secondo lui, non gode di ottima salute.

Ian Bremmer.

DOMANDA. Professor Bremmer, da una parte c’è lo scandalo Russiagate, dall’altra le accuse a Hillary Clinton di aver svenduto l’uranio statunitense al Cremlino. Vladimir Putin è davvero un pericolo per gli Stati Uniti?
RISPOSTA.
È un pericolo nel senso che è interessato e capace di spargere il sale dentro ferite aperte. Tuttavia, il vero problema sono le stesse ferite aperte: vale a dire, bisogna capire fino a che punto gli Stati Uniti siano già divisi al loro interno. Le tattiche di intromissione della Russia si sono rivelate inefficaci in Germania, perché il popolo tedesco era molto più unito nella sua politica, in senso lato. Non c'è dubbio che la Russia sia una minaccia per noi e che dovrebbe essere risolta in modo deciso. Ciononostante la vera vulnerabilità riguarda la nostra politica interna.

D. Sul piano geopolitico, ritiene che la Russia si stia rafforzando o indebolendo?
R.
Sta diventando più debole. Mettiamola così: la Russia è economicamente più piccola del Canada e la Cina è sempre più dominante nel suo cortile non solo quando si tratta di infrastrutture e catene di approvvigionamento, ma soprattutto di tecnologia. In più, la Russia ha perso l'Ucraina. Ora ne ha una piccola striscia, è vero. Ma al costo di vedersi schierata contro il resto dell'Ucraina. L'ex spazio sovietico, insomma, non si sente più come "vicino estero".

D. Secondo lei, è auspicabile un reset nei rapporti degli Stati Uniti con la Russia?
R.
Certamente sarebbe auspicabile avere migliori relazioni con la Russia, ma ciò è possibile solo in alcuni settori come l'antiterrorismo o in alcune parti del Medio Oriente. Tuttavia bisogna ricordare che i sauditi e i russi stiano collaborando all'Opec, nonostante la Russia sia alleata con l'Iran sulla Siria: quelle aperture esistono anche per noi e la Russia. Soltanto non sono possibili nell’attuale contesto.

D. Spostandoci all’Unione Europea, Angela Merkel sta incontrando svariati problemi politici interni. Che effetti potrà avere questa situazione sull’Unione Europea?
R.
Angela Merkel sarà ancora Cancelliere, ma sarà anche una leader più debole con un'opposizione più battagliera e polarizzata. Ciò renderà maggiormente difficile costruire istituzioni europee e promuovere un'ulteriore integrazione. Sebbene non stia andando a pezzi, il modello liberal democratico a livello globale è molto più debole di un tempo.

D. Che cosa pensa dell’attuale situazione politica in Italia?
R.
Mi aspetto ulteriori coalizioni relativamente deboli. Le leadership forti scarseggiano nei Paesi europei, anzi potremmo dire in Occidente in generale. È per questo che Merkel si è rivelata una tale risorsa e che Emmanuel Macron ha un grande potenziale in Francia. In Italia, c’è stato Renzi. Vediamo che cosa succederà alle prossime elezioni.

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