Pizzarotti Parma Italia In Comune
17 Aprile Apr 2018 1939 17 aprile 2018

Pizzarotti e il suo partito di sindaci: «Basta esasperazioni grilline»

Il primo cittadino di Parma ed ex cinque stelle lancia "Italia in Comune": «È finito il tempo dei movimenti verticistici e delle ambiguità della democrazia online. Vogliamo europeismo e inclusione». Il progetto.

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Dopo l'esperienza con il Movimento 5 stelle finita nel 2016 e la rielezione a sindaco con la lista civica Effetto Parma, il primo cittadino della città ducale Federico Pizzarotti riparte dalla rete dei sindaci per dare vita a un nuovo partito. La presa di distanza dall'esperienza grillina è netta. Pizzarotti vuole uscire dalle ambiguità del passato e con Lettera43.it utilizza senza alcun timore la parola «partito».

Federico Pizzarotti ai tempi del M5s con Beppe Grillo.

DOMANDA. È iniziata l'esperienza del partito “Italia in Comune”?
RISPOSTA. Non ho scelto io il nome. Alla riunione di Roma abbiamo messo sul tavolo una serie di opzioni e loghi e, per votazione, si è scelto “Italia in Comune”. Abbiamo deciso di usare la forma partito. Un partito orizzontale che avesse però una struttura. L'epoca dei movimenti verticistici è finita.

D. Perché dopo “effetto Parma” non l'avete chiamato “Effetto Italia”?
R. Non volevo che il nuovo partito guardasse al passato e solamente all'esperienza di Parma. Abbiamo lasciato da parte la nostalgia per i nostri sentimenti e abbiamo deciso di dare un nome che richiamasse le buone pratiche amministrative territoriali. Italia in Comune rispecchia maggiormente ciò che vogliamo proporre al Paese. E poi sinceramente non è il nome che fa la differenza, quel che conta è altro.

D. La scelta iniziale dei responsabili nazionali è ricaduta su due sindaci laziali, Alessio Pascucci di Cerveteri, Damiano Coletta di Latina e il sindaco ex M5s di Quarto Rosa Capuozzo. Come mai queste figure?
R. Sono rimasto affascinato dall'esperienza di Coletta. Dopo che Latina aveva subito, come Parma, il commissariamento della città, è riuscito con una lista civica a battere la destra pontina dopo decenni in cui governava la città.

D. Pascucci invece?
R. L'ho conosciuto durante la mia esperienza di vice presidente dell'Anci a Roma. Pascucci aveva già costruito una rete di buone pratiche territoriali tra vari amministratori locali che si chiamava proprio “Italia in Comune” e ci siamo resi conto che senza saperlo stavamo andando nella stessa direzione. Quindi ci siamo detti: perché non unire le forze?

D. Infine la Capuozzo.
R. L'avevo incontrata per via del caso mediatico che portò alla sua espulsione dal M5s. Si è resa disponibile per fare da tesoriere del gruppo e ci sembrava importante che ci fosse anche una donna nella squadra. Coletta sarà vicepresidente, Pascucci coordinatore nazionale. Io ho avuto il ruolo di presidente del partito.

Rosa Capuozzo.

D. Come avete cominciato?
R. Con un gruppo ristretto di persone che coincide con coloro che oggi sono i fondatori del partito. Abbiamo allargato il coordinamento cercando due o tre persone referenti per ogni regione, secondo il modello che avevo sperimentato in Emilia Romagna nel 2010 col M5s.

D. In che modo avete scelto gli altri?
R. Abbiamo cercato solo chi avesse una passata o presente esperienza in ambito amministrativo: sindaci, ex sindaci e consiglieri comunali. Abbiamo usato tre criteri: gente legata ai territori, che avesse ottenuto buoni risultati come amministratore e che conoscesse minimamente la macchina comunale. In altre parole: territorialità, competenze e meritocrazia.

D. Come avete continuato?
R. Finita questa prima fase ci siamo ritrovati periodicamente e nel corso di sei incontri in cui abbiamo stipulato Statuto, Carta dei valori e altri documenti formali atti a dar vita al partito. Abbiamo utilizzato il criterio del buon senso dell'amministratore e siamo riusciti a far tutto in breve tempo senza impantanarci in eterne discussioni.

D. Che divisione dei ruoli ci sarà?
R. Il presidente sarà una figura di garanzia, il coordinatore è quello che in altri partiti è chiamato segretario e il tesoriere amministrerà le poche risorse economiche.

D. E l'organizzazione territoriale?
R. A livello nazionale ci saranno delle linee guida rappresentate dalla Carta dei valori. Gli aderenti dovranno riconoscervisi e potranno iniziare a far parte del progetto. L'assemblea nazionale degli iscritti, composta da tutti, voterà le linee politiche e ci sarà un coordinamento nazionale formato in parte dalle espressioni dei vari territori e in parte scelto da coordinatore e presidente.

D. Perché questa differenziazione?
R. Un dettaglio che abbiamo inserito non per creare una schiera di nominati, ma per dare rappresentanza anche ai piccoli comuni che potrebbero rimane fuori, non avendo i numeri per eleggere i propri rappresentanti. Il coordinamento nazionale avrà il compito di tradurre nella pratica le linee guida che verranno votate dall'assemblea generale degli iscritti.

L'esperienza del M5s che proponeva il voto online era un'innovazione interessante, ma nella pratica si è rivelata un inganno

Federico Pizzarotti

D. Voterete online?
R. Non ci abbiamo pensato ancora, ma vorremmo uscire da questa dinamica della democrazia diretta portata all'esasperazione. L'esperienza del M5s che proponeva il voto online, per quanto abbia rappresentato un'innovazione interessante, nella pratica si è rivelata un inganno. La Carta dei valori lascerà poche ambiguità a chi vorrà aderire.

D. Quali sono i vostri capisaldi?
R. Europeismo e inclusione devono essere due messaggi chiari. Se vuoi i respingimenti dei barconi dei migranti, qui non fa per te. Tantomeno se desideri la sovranità monetaria o l'uscita dall'Unione europea. Siamo per la moneta unica. Le ambiguità le lasciamo ad altri.

D. I cinque stelle proibiscono l'ingresso a persone che si sono candidate in passato con altri partiti e impongono il divieto di fare alleanze sul territorio. Voi?
R. Regione, Provincia e Comune decideranno le strategie di alleanze (o meno) elettorali in autonomia coi limiti definiti da Carta e Statuto. Le porte saranno aperte a tutti, ex e non ex di partiti o meno. Ciò non significa che non ci saranno dei filtri e che imbarcheremo chiunque.

D. Tipo?
R. Abbiamo diversi criteri di candidabilità. Tra questi uno dei più importanti dice che bisogna avere avuto un'esperienza nel campo dell'amministrazione pubblica anche solo come impiegato o avendo svolto un corso di formazione. Non si può partire dallo zero assoluto, vogliamo persone che sappiamo almeno la differenza tra una delibera e una determina. In questo caso “uno non vale l'altro”, come ci voleva far credere il M5s. Saranno le persone a fare la differenza, ancor prima di Statuti e Carta dei valori.

Vogliamo affermare i valori laici del nostro Stato attraverso la tutela dei diritti inalienabili della persona, come il testamento biologico

Federico Pizzarotti

D. Altri principi cardine?
R. Etica, meritocrazia, legalità. Ma se mi chiedono nello specifico dico anche che siamo per affermare i valori laici del nostro Stato attraverso la tutela dei diritti inalienabili della persona, come il testamento biologic. Vogliamo erogare i servizi alle persone e trovare soluzioni senza che esse siano influenzate dalla fede religiosa del singolo. Decidete voi se questi valori siano valori di destra o di sinistra.

D. Quindi si partirà dalle Regionali in Emilia-Romagna nel 2019?
R. A febbraio 2019 si vota in Sardegna. Non posso ancora dire se ci presenteremo, ma l'idea c'è. Sicuramente il primo incontro nazionale in cui presenterò il progetto “Italia in Comune” avverrà a Parma.

D. In Emilia molti ex cinque stelle non vedono l'ora di tornare a fare politica. Ha già contattato qualche papabile candidato?
R. Vorremmo allargare l'interesse per questo progetto a tutte le realtà territoriali che hanno esperienze soprattutto civiche alle spalle. Non tiro nessuno per la giacca: non ho alcun candidato in mente, l'unica cosa certa è che non sarò io.

D. Qual è la novità che propone “Italia in Comune”?
R. Al momento non ci sono fattori di novità, come può essere stato l'uso del web per il M5s. C'è bisogno di normalità. Di un partito non personale. Un dialogo trasversale sarebbe già una grande innovazione. Una rivoluzione normale, che è anche il titolo del mio libro.

*Ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle

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