Si Muore Tutti Democristiani Combo
10 Maggio Mag 2018 1900 10 maggio 2018

Il Terzo segreto di satira: «Moriremo democristiani come il M5s»

I video su YouTube, i corti in tivù, il grande schermo. Il collettivo milanese debutta al cinema il 10 maggio: «Come nel nostro film, i grillini hanno virato al centro. Si sono imborghesiti ora che contano qualcosa».

  • Valerio Berra
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Il renziano, il dalemiano, l'elettore della Lega. Maschere, dai tratti subito riconoscibili, diventate famose prima sul web e poi nelle televisioni: da Sky a RaiTre, passando per La7 e Dplay. A disegnare questi personaggi la stessa mano: quella del Terzo Segreto di Satira, un collettivo formato da cinque ex studenti delle Scuole civiche di cinema milanesi. Il 10 maggio 2018 escono al cinema con il loro primo lungometraggio: Si muore tutti democristiani. Ci sono voluti sette anni per passare dalla qualità sgranata dei primi filmati su YouTube alla risoluzione del grande schermo. Alla base però rimangono sempre i video, e proprio da questi siamo partiti nell'intervista a uno di loro: Davide Bonacina.

Il Terzo Segreto di satira, da sinistra: Davide Rossi, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella, Pietro Belfiore e Davide Bonacina.

DOMANDA. Partiamo dal fondo. Uno degli ultimi video pubblicati sul vostro canale è il trailer di Si muore tutti democristiani. Il film parte da un gruppo di videomaker a cui viene proposto di girare un documentario sull'Africa con soldi sporchi. C'è qualcosa di autobiografico?
RISPOSTA.
Sì, anche a noi era arrivata come a i tre protagonisti del film un'offerta non molto pulita. Era una multinazionale che ci aveva chiamato per fare dei video. Danarosa da un certo puno di vista ma poco etica dall'altra parte. Abbiamo cominciato a discutere tra di noi se fosse il caso di accettare. Fortuna ha voluto per il bene del gruppo che la proposta è saltata da sola. Quando abbiamo iniziato a scrivere il film abbiamo pensato: «Ma se questa proposta si fosse concretizzata e avessimo dovuto fare una scelta, che strada avremmo preso?».

D. La vostra prima impronta sul web è Tranne Silvio (2011), una parodia di Tranne te del rapper Fabri Fibra basata sulle leggi ad personam di Berlusconi. Perché avete deciso subito di dedicarvi alla satira?​
R.
Quando ci siamo incontrati alle Scuole civiche di cinema prima siamo diventati amici e poi abbiamo scoperto di avere questo interesse comune non solo per la satira, ma anche per la politica. Quando siamo usciti da scuola è arrivato lo scandalo del Bunga Bunga. Era un momento molto fecondo per la satira e quindi ci è venuto naturale fare dei video per unire le nostre tre passioni: satira, politica e comicità. Poco dopo l'inizio del nostro percorso Silvio Berlusconi si è dimesso. Non sapevamo più che pesci pigliare, ma per fortuna è arrivato il Partito democratico.

D. Infatti il vostro video d'esordio sul Pd è del 2012: il primo della serie Natale col Pd. Come avete capito che poteva diventare un buon filone da seguire?
R.
Il 2012? Sembra un secolo fa! Un po' di tempo è passato, ma pare ancora di più per tutto quello che è successo nella politica italiana. Non l'abbiamo deciso a tavolino. Ci è venuto naturale. Era interessante le divisione del Pd in queste due anime: quella che abbiamo identificato con Bersani e poi quella, diventata dominante, dei renziani. Non so spiegarti come mai ci ha ispirato. Parlavamo di un partito molto più bersaniano rispetto a quello attuale. Se pensiamo a cosa è diventato il Pd adesso, quel video sembra davvero vecchio.

D. Sempre quell'anno in Primarie 2012 debutta un personaggio destinato a comparire in molti altri video: il renziano. Come avete creato questa maschera? Quanto vi siete ispirati agli elettori di Forza Italia?
R.
Quando abbiamo delineato l'elettore di Renzi è venuto naturale traslare delle caretteristiche dell'elettore berlusconiano. Forse il successo di questi video ha dimostrato che non avevamo tutti i torti. Faceva molto ridere il contrasto tra gli elettorati che si confrontavano in quelle Primarie. Passare dalla satira politica alla satira sociale è quello che ci diverte di più ed è ciò che abbiamo cercato di fare anche nel nostro film.

D. Nel 2014 avete pubblicato Il Dalemiano, forse il vostro unico personaggio "non sfigato". Avete mai ricevuto un commento da D'Alema? Secondo voi la sinistra italiana avrebbe più bisogno di dalemiani o renziani?
R.
Non abbiamo mai avuto commenti dai politici. L'unica che mi viene in mente adesso è Alessandra Moretti: avevamo fatto un video su di lei per la serie Biografie Imbarazzanti e si era molto divertita. Non sappiamo se servirebbero più dalemiani a sinistra, ma in fondo è vero che nei nostri video il dalemiano è l'unico che vince. Alla lunga però questa strategia non paga, come si è visto nella storia della sinistra. Renzi ha provato un po' a prendere le caratteristiche di D'Alema e anche a lui adesso la sta pagando.

D. Il vostro video per le ultime elezioni amministrative di Milano si intitola È la giunta che conta (2016). Qui mostrate per la prima volta un elettore di sinistra indeciso, che non vede differenze fra Beppe Sala e Stefano Parisi e ripete come un mantra «È la Giunta che conta». Come decidete l'evoluzione che seguono i vostri personaggi?
R.
Sulle elezioni a Milano i primi spunti sono quelli che nascono dalle discussioni tra noi cinque. I dubbi, le incertezze, cosa fare e cosa non fare sono la base da cui partiamo per creare i video. In questo caso viene mostrato il nostro dilemma su cosa votare: Parisi e Sala dal nostro punto di vista erano molto simili, ma le Giunte alle spalle erano ben diverse e quindi abbiamo creato una metafora su questo concetto.

D. In Elezioni 2018 - L'imbarazzo della scelta raccontate di cittadini non più entusiasti, che non sanno a chi dare il voto. Oggi, dopo due mesi dal 4 marzo, che video fareste?
R. È difficile dirlo. Sicuramente rimane la confusione. Forse l'elettorato della Lega è ancora quello più entusiasta perché si è reso conto di avere una potenza che ancora non si era espressa prima delle elezioni. I sostenitori del Movimento 5 stelle secondo me sono ancora entusiasti, ma forse non così tanto.

D. Cosa è cambiato nei grillini?
R. A noi ha fatto impressione vedere che prima i cinque stelle avevano una linea di rottura e ora sono diventati gli uomini delle alleanze. Quando si comincia a crescere, ad avere potere e qualcosa da perdere, facilmente si converge verso il centro. E qui ritorniamo al film. Essere democristiani vuol dire questo: è un imborghesimento che deriva dalla consapevolezza di contare qualcosa.

D. Quindi morirete anche voi democristiani o lo siete già diventati?
R. Ce lo chiediamo tutti i giorni! Noi speriamo di fare le scelte giuste, ma bisognerebbe chiedere a chi ci conosce oppure bisognerebbe chiedere ai noi stessi di quando avevamo 18 anni.

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