Cipro Nicosia 110728165343
LETTERA DELL'AMBASCIATORE 12 Settembre Set 2011 1500 12 settembre 2011

Le mire geostrategiche di Ankara su Cipro

Il diplomatico cipriota in Italia spiega la situazione sull'isola.

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Un giovane turco-cipriota con la bandiera nazionale durante una manifestazione a Nicosia.

Egregio Direttore,
ritengo utile per i lettori del suo autorevole giornale online fare alcune brevi osservazioni riguardo l’articolo «Cipro, ferita mediterranea» del suo collaboratore Edoardo Malvenuti.
Capita a volte, in particolare nei media italiani, di rilevare l’opinione che in fondo il problema della divisione dell’isola riguarderebbe «difficoltà di convivenza» o comunque «divergenze» tra (per usare la terminologia del suo collaboratore) il «Sud greco» e il «Nord turco». Tale è l’opinione che prevale anche nell’articolo in questione.
UN PUNTO DI VISTA FUORVIANTE. Mi permetta di considerare tale punto di vista errato e fuorviante. Non è un caso, infatti, che sia sostenuto e diffuso con forza dai circuiti propagandistici di Ankara.
Il problema di Cipro è una questione di invasione e di occupazione, del territorio di un Paese indipendente, da parte della Turchia. Tale occupazione riguarda quasi un terzo del territorio di Cipro, ed è dovuta alle mire geostrategiche della Turchia e costituisce un grave danno per ambedue le comunità dell’isola, sia i greco-ciprioti che i turco-ciprioti.

La politica turca nei confronti di Cipro

Recep Tayyp Erdogan, premier turco.

Che la Turchia abbia mire strategiche su Cipro non lo dico io, ma lo stesso ministro degli Esteri turco Ahmet Davudoglu nella sua principale opera Profondità Strategica del 2002. In questo libro Davudoglu ammette che, «anche se non ci fosse neanche un turco-cipriota, comunque la Turchia dovrebbe tenere l’isola sotto il suo controllo».
È proprio ciò che successe in seguito all’invasione del 1974, che Ankara ha perpetrato dopo averla minacciata più volte negli Anni 60. Allora e anche più tardi il pretesto era sempre la presunta “protezione” dei turco-ciprioti negli scontri intercomunitari di quel periodo che tanto hanno impressionato il suo collaboratore.
UNA FORZA MILITARE DI OCCUPAZIONE. Oggi, 37 anni dopo l’invasione, è chiaro a tutti, in primo luogo agli stessi turco-ciprioti, un fatto: che si trovano alla mercé di una forza militare di occupazione. Il suo collaboratore non se n’è accorto, ma da tempo il malcontento dei turco-ciprioti è in forte crescita.
La Turchia mantiene i territori occupati in condizione di totale sottomissione, vi ha stanziato circa 40 mila militari, vi trasferisce sistematicamente coloni provenienti dall’Anatolia e fino al 2003 impediva ogni contatto con i territori liberi di Cipro.
LA REAZIONE DEI TURCO CIPRIOTI. I turco-ciprioti hanno reagito a questa situazione di forte oppressione, in un primo tempo attraverso la fuga, l’emigrazione massiccia verso l’Europa.
Più tardi, con l’adesione di tutta Cipro all’Unione europea, si sono affrettati a procurarsi i documenti della Repubblica di Cipro. Dall’inizio dell’anno sono scesi in piazza in grandi manifestazioni di protesta represse con violenza dalle forze speciali dell’esercito turco.
L'ATTENTATO TERRORISTICO. Sindacalisti e giornalisti sono stati malmenati e un quotidiano turco-cipriota ha subito un attentato terroristico.
Poche settimane prima che il suo collaboratore si recasse in vacanza nei territori occupati, atterrando a un aeroporto che funziona illegalmente e senza autorizzazione dell’Icao, era giunto in quei territori lo stesso Erdogan.
LE INTIMIDAZIONI DI ERDOGAN. Il quale ha tentato di intimidire i turco-ciprioti sottolineando con enfasi gli interessi della Turchia su Cipro, escludendo qualsiasi unificazione che non fosse basata sul riconoscimento del suo Stato fantoccio, augurandosi che «i greco-ciprioti si riducano a stracci» e minacciando Cipro e Israele perché hanno firmato un accordo di delimitazione delle rispettive Zone economiche esclusive. Da allora le minacce si sono ripetute e intensificate, creando grande apprensione, ma anche indignazione, nella comunità internazionale.
Mi permetta un’ultima osservazione.
Ci vuole la temerarietà della gioventù per affrontare Cipro sulla base di un periodo di villeggiatura e con l’aiuto prezioso di Google. Specialmente quando il Paese che istituzionalmente rappresenta tutto il popolo cipriota dispone di un’ambasciata in Italia pronta a dare risposta a ogni questione.

* Leonidas Markides è l'ambasciatore di Cipro a Roma

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