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VAL DI SUSA 23 Settembre Set 2011 1406 23 settembre 2011

Tav, il momento della chiarezza

Un lettore chiede un confronto sui dati. Nel rispetto, inanzitutto, dei cittadini.

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Una bandiera dei No Tav in Val di Susa.

Gentile direttore,
mando a Lettera43.it questa lettera per pubblicarla, dopo averla inutilmente inviata a La Stampa..
Riguardo al problema della Tav sto notando la propensione di alcuni giornali nazionali a ospitare esclusivamente lettere e testimonianze di chi, il più delle volte in modo istintivo e molto emozionale, non è favorevole all’opera.
Non solo, leggendo questi quotidiani emerge che il fulcro, la sostanza e il punto nodale di tutta questa colossale fregatura siano insiti nelle schermaglie di quattro imbecilli che costituiscono solo una esigua minoranza di quelle decine di migliaia di persone che in tutta Italia, e non solo in Val di Susa, si sono documentate sull’opera.
In artiglieria lo chiamavamo il 'falso scopo': per colpire un obiettivo si collimava lo strumento ottico del pezzo su un campanile, su una sporgenza naturale, su una casa e da lì si tracciava un’ideale “linea zero”.
Ecco, quello era il “falso scopo”. Perché non promuovere un confronto di dati, di statistiche, di proiezioni? Anche i favorevoli all’opera, per una volta, potrebbero superare le fumose retoriche del progresso, dell’ingresso in Europa, dell’isolamento della Val di Susa.
Come se la valle, con due linee ferroviarie (tra Bussoleno e Susa), due statali, un’autostrada, un tunnel ferroviario e uno autostradale, tre valichi alpini (e scusate se è poco) fosse isolata dall’Europa!
Potrebbero anch’essi portare i loro dati tecnico-scientifici e confutare con argomenti pregnanti tutto ciò che i cosiddetti No Tav stanno documentando da 20 anni. Alla luce di tali oggettivi confronti sarebbe facile trarre le debite conclusioni: se i dati dei fautori del no sono falsi, allora bene, si parli con i valligiani (autodeterminazione dei popoli, rispetto e magari anche «padroni a casa nostra», come amava ricordare il ministro degli Interni prima di atterrare a Roma) e si arrivi a una soluzione equa.
Se invece i dati fossero veri la Tav non avrebbe motivo di esistere. Non è sparando sul “falso scopo” che si risolvono i problemi anche se a volte temo che sia proprio ciò che si vuole.

Riccardo Humbert

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