Camusso 110831164635
LETTERE 26 Settembre Set 2011 1140 26 settembre 2011

Cgil, traditi i valori dell'uguaglianza

L'ex segretario di Ragusa chiarisce il suo allontanamento dal sindacato.

  • ...

Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

Come era del tutto prevedibile, dopo il clamore mediatico suscitato prima dal mio licenziamento dalla Cgil e poi da quello della mia compagna Romina Licciardi, adottato dalla stessa struttura e dagli stessi personaggi nel giro di qualche mese, la sentenza di condanna della Cgil di Ragusa - in persona del suo legale rappresentante Giovanni Avola -, ha trovato ampio risalto sui media locali, anche se per completezza di informazione ritengo che anche i media nazionali avrebbero dovuto riprendere la notizia, non foss'altro perché, credo per la prima volta in assoluto, la Cgil risulta soccombente in un giudizio peraltro promosso dalla stessa.
Pur tuttavia c'è da dire che la ristrettezza dei tempi dell'informazione giornalistica spesso mal si conciliano con la oggettiva necessità di sviluppare analisi compiute sul merito delle questioni.
Infatti se è vero che la notizia è quella della sentenza di condanna della Cgil (il sindacato ancora oggi più rappresentantivo del Paese), quello che realmente andrebbe analizzato è il contenuto e il merito della sentenza, che non può non indurre a una qualche riflessione.
I passi più significativi della sentenza possono così essere riassunti: «Ciò che emerge è il senso di frustrazione e di sorpresa del fonte a causa dell’ingratitudine della controparte, indifferente al quasi dimezzamento della retribuzione dell’ex rappresentante: condotta di indubbio rilievo pubblico in quanto proveniente da un ente sindacale e tra i più importanti».
Orbene, tale circostanza non incide affatto sulla legittima aspirazione del fonte di un aiuto da parte dell'ente, in virtù della lunga e, nel silenzio dell'attrice, ineccepibile collaborazione e in relazione al grave peggioramneto finanziario.
«Se si considera, come si deve, la categoricità della domanda attorea, è difficile negare che la stessa è scaturita indirettamente dall’azione legale del Fonte, nel senso che proprio l’asserita gravità delle sue pubbliche e reiterate affermazioni mal si concilia con l’inerzia dell’attrice, ridestatasi dal proprio torpore successivamente al tentativo di conciliazione promosso dal Fonte. Che poi una Confederazione sindacale l’abbia eluso, è circostanza al limite del paradosso, ma conforme alla formulazione orwelliana del canone dell’uguaglianza. Le spese seguono la soccombenza».
Ebbene questo è quanto dice la sentenza, esplicitando concetti di indubbia valenza non solo giuridica, ma anche fattuale che avanza accusa precise di esplicita condanna del comportamento assunto nei miei confronti da parte della Cgil.
Il richiamo all'ingratitudine e all'indifferenza della Cgil davanti a un uomo e a un dirigente che ha offerto il proprio lavoro al sindacato per più di 27 anni di ineccepibile collaborazione.
E cosa aggiugere poi del passaggio della sentenza nella quale il giudice evidenzia che l'azione lagale della Cgil nei miei confronti è scaturita dalla mia azione legale per l'interruzione dle rapporto di lavoro e quindi si sostanzia attraverso un esplicito atteggiamento ritorsivo?
Un sindacato che usa la ritorsione non credo sia un segnale di coerenza con i valori e i principi sanciti dallo statuto dello stesso sindacato e brutalmente (stando alla sentenza) traditi da dirigenti sindacali della stessa Cgil che li negano apertamente.
Infine come non evidenziare la conclusione del giudice nella quale si richiama,dopo l'elusione da paarte del sindacato del tentativo di concliazione da me proposto per cercare di risolvere la controversia insorta, la paradosssalità del comportamento della Cgil conforme alla formulazione orwelliana del canone dell'uguaglianza (sic...) che prospettato alla Cgil significa esplicitamente il tradimento dei valoro cui lo stesso si richiama.
In conclusione, dalla sentenza emerge un quadro disarmante della attuale Cgil: fatto di ingratitudine immotivata, di acredine ritorsiva e rancorosa, di comportamenti paradossali per un sindacato dei lavoratori e perfino, ciliegina sulla torta, di una doppia morale di orwelliana memoria.
Tommaso Fonte, già segretario generale Cgil Ragusa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso