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LETTERE 10 Ottobre Ott 2011 1115 10 ottobre 2011

Ista, il paradiso dei lavoratori

Un lettore commenta alcune domande del censimento 2011.

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Per l'Istat un lavoratore su 10 è in nero.

Finalmente è arrivata la documentazione Istat per il censimento 2011.
Curioso, apro il plico e ne visiono il contenuto: questionario delle domande, guida alla compilazione, lettera informativa. Bene, c’è tutto. Leggiamo un po’.
«Gentile signora, gentile signore […] Il censimento, effettuato ogni 10 anni su tutto il territorio nazionale, rappresenta un’importante rilevazione che permetterà di conoscere la struttura demografica e sociale dell’Italia e dei suoi territori […]. Saremo proprio noi cittadini, infatti, a essere i veri protagonisti dell’indagine».
Scorro velocemente il questionario del foglio di famiglia: «Sezione I - Notizie su famiglia e alloggio», «Sezione II – Foglio individuale. Persona 01 della lista A», dove al punto 6, intitolato «Condizione professionale o non professionale», leggo il primo quesito: «Nella settimana precedente la data del censimento (dal 2 all’8 ottobre) ha svolto almeno un’ora (sigh!) di lavoro?». Consulto la guida alla compilazione: «Devono barrare la casella 1 («Sì») coloro che: nella settimana dal 2 all’8 ottobre hanno svolto una o più ore di lavoro retribuito alle dipendenze o in modo autonomo, svolgendo un’attività di tipo abituale, occasionale o stagionale indipendentemente dalla continuità e dall’esistenza di un regolare contratto di lavoro […]».
UNITO IL MONDO DEL LAVORO FRAMMENTATO. Sono perplesso. Poi capisco: perbacco! San censimento ha compiuto un vero miracolo. È riuscito ad affratellare il lavoro bianco, grigio e nero del disastrato, frammentato mondo del lavoro italiano, amalgamandoli in un’ovattata e alvifica dimensione lessicale da servire in salsa statistica caramellata.
Ma sì. Abbassiamo le luci, ammorbidiamo i toni, stemperiamo i contrasti e soprattutto stendiamo un velo pietoso su un sistema economico fondato non più sul lavoro, sui diritti, sulle tutele, ma sulla loro progressiva scomparsa.
D’altronde, è una tendenza in voga: Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, commentando i numeri relativi al fenomeno del lavoro sommerso italiano, puntualizza: «Con la presenza del sommerso la profonda crisi che sta colpendo il Paese ha effetti economici e sociali meno devastanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali. In particolar modo al Sud, possiamo dire che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale […], un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese».
Il nostro San censimento, beato e serafico, continua a dispensar miracoli. Nella guida alla compilazione si specifica altresì che al quesito: «Nella settimana precedente la data del censimento (dal 2 all’8 ottobre) ha svolto almeno un’ora di lavoro? Devono barrare la casella 1 anche i tirocinanti e stagisti che percepiscono una retribuzione o un compenso non monetario purché continuativo (buoni pasto, ricarica cellulare, buoni benzina, ecc.)».
FINE DELLA DISTINZIONE TRA I LAVORATORI. Lo sa bene, il nostro Santo, che tirocini e stage - strumenti di formazione, perché non si tratta di contratti di lavoro - vengono utilizzati dalle imprese per procurarsi dipendenti a basso costo (o gratis) all’insegna del tormentone: «Non assumiamo più da tempo, ma se crede può fare uno stage qui da noi».
Sarà per questo motivo che San censimento non distingue tra lavoratori e tirocinanti? E tra lavoratori e stagisti?
In base ai dati Unioncamere, nel 2010 sono stati 310.820 gli stage attivati in Italia dalle aziende private, ma solo il 12,2% delle persone coinvolte ha trovato lavoro attraverso questo strumento!
Alla luce di queste considerazioni, mi chiedo come il censimento potrà aiutarci a «comprendere meglio la realtà in cui viviamo», affinché le istituzioni, le imprese e i singoli cittadini possano «assumere scelte più consapevoli».
E quale ritratto risulterà della condizione professionale e non professionale in Italia?
Sono comunque fiducioso e mi aspetto altri miracoli dal paradiso Istat.
Luchino Galli, Lucca

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