Napoli, il corteo.
LETTERE 13 Ottobre Ott 2011 1220 13 ottobre 2011

La scuola dell'omertà

Un lettore racconta la sua esperienza di docente 'sfruttato'.

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Egregio direttore,
in merito alla telefonata di un’ascoltatrice di Prima Pagina durante la trasmissione di giovedì 13 ottobre, dove si sottolineava lo sfruttamento dei docenti nelle scuole private, vorrei rafforzare lo spirito di quell’intervento con la mia esperienza.
Sono ormai un docente di ruolo, ma nella mia molteplice esperienza lavorativa nel meridione d’Italia (Napoli) ho riscontrato una situazione, soprattutto nel privato, a dir poco feudale, da servi della gleba, nella scuola come in altri contesti.
Più volte m’è capitato di dover lavorare gratis. Ciò non vuol dire che io accettassi tale assurda situazione (cosa che peraltro molti fanno e anche in ambito scolastico, pagandosi addirittura di tasca propria i contributi pur d’avere l’agognato punteggio), ma mi sono ritrovato in questa situazione subendo inganni e raggiri da parte dei miei datori di lavoro.
A volte c’era l’illusione del rimborso spese, altre il periodo di prova (che comunque va pagato), ma in un modo o nell’altro non sborsavano, anzi gli si doveva essere addirittura riconoscenti per l’opportunità che offrivano.
Io non ho mai accettato questo stato delle cose anche perché non devo niente a nessuno e ho sempre reagito a tutto ciò, cosa che non posso dire di molti dei miei colleghi e concittadini che giustificano quest’andazzo col «tira a campa’».
Sono andato anche per le vie legali, ho vinto una causa di lavoro contro una scuola paritaria, che con regolare contratto, certificato di servizio e Cud non mi ha mai pagato, e sa com’è andata a finire? Solo due colleghi mi hanno appoggiato, la scuola ha cambiato ragione sociale e io non ho visto un centesimo.
Non m’arrendo e mai lo farò, ma la gente queste cose le sa?
Mi permetto anche di farle un appunto sulla mancata reazione dei partenopei, rispetto alla tragedia dei rifiuti, da lei accennata nella stessa trasmissione.
Non siamo perfetti: nella complessa situazione dei rifiuti napoletani c’è anche la nostra di colpa, quella di aver affidato a gente incompetente e corrotta l’onere di amministrarci. Ma quando abbiamo abbozzato una reazione contro ciò che era (ed è ancora) insostenibile, ci hanno subito bollato come camorristi, lazzari nel migliore dei casi e 'antropologicamente rissosi' per tutti. Siamo sicuri che il problema è solo nostro?

Ciro Teodonno

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