Scuola 111012122007
LETTERE 13 Ottobre Ott 2011 1230 13 ottobre 2011

Università, tagli all'italiana

Un lettore contro gli sprechi degli aiuti alle scuole.

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Gentile direttore,
la mia lettera è certo di parte sia perché appartengo a una università pubblica (che sta abbastanza bene tutto sommato) sia perché sono sconsolato di 20 milioni di euro quando non si riescono a raccogliere poche migliaia di euro per far funzionare una sede universitaria con un migliaio di studenti.
A parte i dubbi sulla costituzionalità dell’aiuto a scuole (e università) private e il dubbio che si configuri come aiuti di stato a imprese, ci si chiede: 20 milioni di euro per cosa? Venti milioni dati a una decina di scatole vuote.
Alcune di queste università private infatti non sono che due uffici in una palazzina con quattro segretarie. I corsi vengono fatti spesso o-line registrati (e lungi dal condannare questo tipo di trasmissione del sapere che stiamo sperimentando anche noi e ben lungi dal restare lontano dalle nuove tecnologie, perché sono il primo appassionato) ovvero il docente è pagato per registrare una volta le lezioni e fare gli esami.
Le attività di ricerca vengono poi svolte nelle università da cui questi docenti sono venuti (e sono stati formati, con i soldi pubblici) e in cui continueranno a operare gravando, se non per i costi dello stipendio, sui costi di infrastruttura di tali università oltre a creare altri problemi. Insomma il solito metodo all’italiana in cui lo stato continua a buttare fuori denaro (pubblico) a a pochi e si taglia a molti.
Max Avalle

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