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TERRA DI NESSUNO
14 Ottobre Ott 2011 2300 14 ottobre 2011

Cav salvo, indignati senza guida politica

Il governo ha la fiducia, mentre fuori dal Palazzo cresce la protesta.

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Gli indignati italiani a Roma.

L'ennesima vittoria parlamentare di Silvio Berlusconi, e l'ennesima sconfitta delle opposizioni che avevano provato a far mancare il numero legale e che sono state abbandonate all'ultimo dai radicali, racconta della quasi incolmabile distanza tra Paese legale e Paese reale.
L'alfiere della personalizzazione più estrema della politica - colui che diceva di essere eletto direttamente dal popolo, in barba alla Costituzione che stabilisce che l'Italia è una Repubblica parlamentare - si rifugia, di fronte a una caduta verticale di consensi nell'opinione pubblica, nella indiscutibile legittimità, prevista proprio dal nostro ordinamento, di un risicatissimo voto di fiducia.
Poco importa cosa succeda fuori dal Palazzo. E tutto ciò, di fronte all'impoverimento drammatico di una parte dell'Italia e all'insopportabile condizione di precarietà dei giovani, sottolinea l'impotenza dell'azione parlamentare delle opposizioni.
GOVERNO CON TEMPO CONTATO. È proprio una crisi di sistema. Il governo ha comunque le settimane contate. E, fuori dal Palazzo, l'aria che si respira non è proprio buona.
Roma attende in una tensione quasi da Anni 70 la grande manifestazione degli indignati che coincide, il 15 ottobre, con quelle che si svolgono in tante altre metropoli del mondo.
A differenza di quanto successo altrove - dalla Spagna agli Stati Uniti - il movimento italiano appare privo di una leadership riconosciuta. Sono al lavoro professionisti dell'indignazione che in altre stagioni, guidando frange violente di estrema sinistra e anche di estrema destra, hanno già fatto conoscere le loro intenzioni. Tutta una subcultura che viene dagli ultrà da stadio è in queste ore in movimento.
A ROMA, VOGLIA DI VIOLENZA. Nei giorni precedenti la grande manifestazione, per la verità, i disagi più che il potere li ha sentiti la gente semplice. Se nelle piazze spagnole si ballava e si cantava, nelle vie di Roma c'è troppa voglia di menare le mani. L'invito, per i provocatori o gli infiltrati di ogni tipo, è troppo allettante. In questo momento, la violenza servirebbe a ricompattare attorno a un governo comunque alla fine un consenso che non c'è più.
Ma il problema è che l'indignazione più profonda, che si basa su ragioni drammaticamente vere (la fine del modello della finanziarizzazione e l'incertezza sul presente e sul futuro), non trova linee di scorrimento e di rappresentanza politica. L'abbiamo già scritto. Le divisioni nel Partito democratico e nelle opposizioni, e l'assenza di un grande respiro nazionale e europeo di chi deve proporre un'alternativa rappresentano un'immagine sconsolante. Non è troppo tardi.
Ma il tempo è pochissimo. Confidiamo nella saggezza di un movimento più grande, capace di isolare i violenti. E speriamo che, dopo il venerdì nero delle opposizioni, venga promossa un'azione forte, coerente e rigorosa, capace di dare voce a un sentimento larghissimo in tanta parte del Paese.

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