J'ACCUSE 21 Novembre Nov 2011 0819 21 novembre 2011

Bologna, parentopoli censurata

Una ricercatrice si lamenta per una denuncia rimasta inascoltata dai media.

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Gentile Direttore,

recentemente avevo denunciato alla stampa un caso di parentopoli a Bologna, con tanto di concorsi truccati, abuso di atti pubblici a scopi privati, di corruzione di magistrati asserviti e chi più ne ha più ne metta. Il tutto con la massima dovizia di particolari e siglato anche da un'interpellanza presentata da Fabio Garagnani. Nel documento presentato dal deputato Pdl, si fa riferimento alla richiesta di accesso agli atti inoltrata nell'ottobre 2010 da una candidata, non ammessa alla prova orale del dottorato di ricerca in sociologia XXV ciclo 2009-2010 per un punto di differenza 39/60 da un altro candidato. «A quanto consta all'interpellante», è scritto nella lettera inviata da Garagnani, «allo stesso concorso avrebbe partecipato un candidato figlio di docente nello stesso dipartimento che dai verbali risulterebbe essersi offerto a fare l'estrazione dei temi, ma non su istanza dei candidati presenti, bensì per sua propria iniziativa».
IL DUBBIO DELLA CENSURA. Davanti al silenzio dei mezzi di comunicazione su questo caso, l'unica interpretazione possibile è che alcune testate giornalistiche operino selezioni in base a criteri che si ispirano non all'interesse pubblico ma alle clientele di partito e agli interessi privati dei singoli giornalisti o addirittura di corporazione.
Mi rifiuto categoricamente di pensare che esistano parentopoli che possono essere pubblicate e altre, come quella da me proposta, riguardante gruppetti di baroni che si azionano per proteggersi da eventuali venti di eticità che di tanto in tanto si sollevano da qualche sparuto 'indignato' dal malcostume da essi praticato con molta disinvoltura a causa anche della tollerante accettazione da parte della comune demenza.
IL DIRITTO ALLA TRASPARENZA. E mi sforzo di non credere che poi gli stessi baroni raccolgano la solidarietà nell'essere tenuti al riparo dagli occhi indiscreti dell'opinione pubblica che, purtroppo, anche a causa di certa stampa, ha abdicato da tempo al diritto alla trasparenza.
Credo anche che molto spesso sia troppo debole l'indignazione che dovrebbero suscitare fatti come quelli da me presentati e troppo invisibili coloro che dovrebbero indignarsi vedendosi non certo meritocraticamente soffiare il posto da individui che, unicamente per ragioni di status ascrittivo (nepotismo), occupano posizioni di responsabilità e prestigio senza alcun credito, se non fosse per il potere assoluto tipico del più bieco autoritarismo di cui sono portatori gli stessi 'baroni'.
Una casta che si preoccupa solo di sorvegliare i confini di quei dipartimenti che a tutti gli effetti sono diventati veri e propri uffici di collocamento parentelare e clientelare in cui inserire i propri discendenti fino alla quarta generazione, inventando cariche e ruoli disegnati molto spesso più che sulle capacità sulle incapacità dei predestinati di turno.

Distinti saluti

Mara Massai
Dottore di ricerca in Criminologia
Presidente di As.so.graf

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