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LA LETTERA 24 Gennaio Gen 2012 1900 24 gennaio 2012

Caro Martone, sfigato sarà lei

Un 28enne spiega perché ancora non è riuscito a conquistare la laurea.

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Michel Martone.

Vorrei rivolgermi a Michel Martone che il 24 gennaio durante un convegno della Regione Lazio, ha dichiarato: «Se a 28 anni non sei laureato sei uno sfigato».
Sono la persona adatta per parlargli: ho 28 anni e ancora non mi sono laureato. Vivo a Foggia e stavo cercando di laurearmi a Bari in Scienze della comunicazione mantenendomi con vari lavori.
STUDENTE-LAVORATORE IN NERO. Ebbene sì, sono uno studente fuori corso, ma anche un pendolare, lavoratore saltuario, sottopagato e in nero. Sto mollando l'università (mi mancano quattro esami e ho una media del 28/29) perchè da quando mi sono iscritto le tasse, le tariffe dei treni e i prezzi dei libri sono aumentate in modo sostanzioso.
Capita allora, per poter studiare, di lavorare il sabato sera in pizzerie i cui titolari per compilare un assegno, chiedono a te quanti zeri vanno in 'diecimila' e tu, che prendi 30 euro il sabato e 25 gli altri giorni e che non hai nemmeno il conto corrente, glielo spieghi.
TRASPORTI E TASSE TROPPO CARI. Il regionale per Bari, il più economico, andata e ritorno costa 16,80 euro; prima allo stesso prezzo potevi prendere l'Espresso (tutti i foggiani pendolari per Bari hanno impresso nella memoria lo storico espresso delle 06:30 che partiva da Torino Porta Nuova la sera prima, salirci era come entrare dentro una gigantesca scarpa da ginnastica usatissima) che ora non c'è più.
I VIAGGI QUOTIDIANI DELLA SPERANZA. Quindi mi capitava di spendere in un sol giorno 16,80 euro solo per i biglietti per arrivare in Ateneo e seguire una lezione più breve del mio viaggio d'andata, o per farmi mettere una firma, oppure prendere appuntamento con un professore e trovare la porta del suo ufficio chiusa, nessun biglietto, nessun avviso, niente, così ti giri e ti rifai 123 chilometri.
Le email e il telefono per certi professori non sono strumenti di uso quotidiano, almeno nel rapporto con gli studenti, eppure al bar hanno sempre un telefono in mano.
POTERE E CARICHE DI FAMIGLIA. Conosco bene i loro comportamenti da bar, avendo lavorato anche nel bar all'interno dell'Università degli Studi di Foggia, quell'università famosa perchè il precedente magnifico rettore vi ha sistemato tutta la famiglia, compresi parenti acquisiti, facendo la fortuna di Striscia la notizia, Le iene, W l'Italia di Iacona e Report.

La priorità: cercare di limitare i costi

Ma non voglio sproloquiare: spendo 16,80 per andare a Bari e per risparmiare mi porto i panini e l'acqua da casa, ogni giorno di lezione sembra che mi stia organizzando per una pasquetta, invece cerco solo di limitare i costi. Così, per tre giorni ti alzi alle 05.30 e torni a casa alle 20.30 e nei restanti giorni dovresti studiare, ma devi anche lavorare per pagarti tutto il pacchetto 'Università e nel frattempo non sarebbe male guastare almeno un po' le lenzuola del letto e, magari, farsi una vita sociale.
UN LUNGO ELENCO DI LAVORI E LAVORETTI. Per mantenermi agli studi ho fatto di tutto: cameriere, barista, traslocatore, giardiniere, animatore, autista, impiegato Inps, lavoratore Ipercoop, Babbo Natale, addetto alle pulizie su barca a vela.
Inps e Ipercoop regolari, con i contributi, tutti gli altri in nero.Vorrei guadagnarmi da vivere scrivendo e da settembre 2011 ho deciso, con enormi dubbi e critiche da parte di famiglia e amici, di dedicarmi solo a quello, rinunciando alle 600 euro da barista.
IL TENTATIVO PER CUI VALE LA PENA. Scrivo per un free press della mia città che mi paga 150 euro al mese (5 euro al giorno). Non posso dire quanto fa all'ora perchè non è possibile calcolare in ore il lavoro del giornalista. O forse sì, potrei calcolare la mia retribuzione oraria segnandomi il tempo che si passa in redazione, gli spostamenti tra gli eventi da seguire, i tempi di scrittura e di preparazione ai temi da affrontare, ma preferisco non farlo perché vorrei poter dire queste cose ad alta voce prima che Martone, crescendo, dalla poltrona istituzionale che occuperà di qui a vent'anni, dica ai futuri giovani che sono dei bamboccioni.
SENZA PARENTELE IMPORTANTI DA SFOGGIARE. Io non rappresento nessuno, eppure credo che nelle vene dell'Italia pulsi un sangue fatto di un esercito di ragazzi come me, senza genitori ai ministeri o ai comuni o alle province. Sui treni regionali con me ci sono migliaia di persone che partono da casa col buio e tornano a casa con lo stesso buio, che fanno del treno il loro ufficio, la loro sala da pranzo, il loro luogo di studio. Il prete anti camorra don Aniello Manganiello qualche giorno fa è venuto nella mia città per parlarci della sua esperienza a Scampia dicendo che il senso della politica è chiedersi: «Cosa si può fare per risolvere questo?» , «Come usciamo da questo problema?» e non dire invece: «Se a 28 non sei laureato sei uno sfigato».
UN COMPORTAMENTO DA GIUNGLA. Puntare il dito verso chi è rimasto indietro non è un comportamento da tenere in una società civile e democratica, è un comportamento da giungla. Berlusconi poco prima di farsi da parte ebbe il tempo di dire, a proposito della crisi: «In Italia i ristoranti sono pieni». Si, sono pieni di laureati e laureandi che fanno i camerieri.

Adelmo Monachese

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