Treppiedi Vescovo Trapani 120519194659
LETTERE 29 Maggio Mag 2012 1120 29 maggio 2012

Trapani, nessun rapporto tra il caso Miccichè e il provvedimento contro Treppiedi

Il prete smentisce le accuse sulla rimozione del vescovo voluta da Benedetto XVI.

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Una vecchia immagine che ritrae padre Ninni Treppiedi insieme a Francesco Miccichè.

In ragione di una puntuale ricostruzione dei fatti e a tutela del mio nome e del mio ministero presbiterale mi è doveroso scrivere alcune precisazioni in riferimento all’articolo pubblicato da Lettera 43.it del 19 maggio a firma di Daria Carletti sull'avvenuto sollevamento dell'ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè disposto da Benedetto XVI (leggi l'articolo).
Nell’attuale configurazione dell’ordinamento canonico non può esistere alcuna connessione tra il provvedimento pontificio di rimozione episcopale emesso dal Papa, attraverso la congregazione per i vescovi e la nunziatura apostolica in Italia a carico dell'ex vescovo Miccichè e l'intercorso contenzioso disciplinare che lo stesso vescovo aveva precedentemente avviato a mio carico, che risulta invece di competenza del dicastero per il clero.
I due episodi, per quanto temporalmente contigui, non possono ritenersi fondatamente collegati trattandosi nel caso della rimozione del vescovo di un «procedimento speciale» di esclusiva competenza pontificia e nel caso che mi riguarda di una intercorsa contrapposizione amministrativa disciplinata dal codice di diritto canonico.
Pertanto, le illazioni e le capziose ricostruzioni dell’articolo risultano lesive della verità e diffamatorie, apparendo risibile che la Santa sede abbia potuto adottare un provvedimento così grave contro un vescovo (con pochissimi precedenti) solo in ragione di una informazione di garanzia emessa dall’autorità giudiziaria italiana, su fatti e circostanze ancora tutti da chiarire.
Mi duole riconoscere l’evidente connotazione giustizialista e spiccatamente diffamatoria in mio danno che purtroppo trasuda dall'articolo, in evidente contraddizione con la linea garantista e la presunzione d’innocenza tutelate dal nostro ordinamento.
La visita apostolica effettuata da monsignor Domenico Mogavero in modo assai puntuale e dettagliato a partire dal mese di giugno 2011, è stata disposta dalla congregazione per i vescovi - su mandato del Papa - sull'ufficio dell'ex vescovo Miccichè a norma dell'art. 79 della Costituzione generale della curia romana.
In tale procedimento sono stato ascoltato come persona informata sui fatti e non come soggetto della disposta indagine vaticana: ogni diversa ricostruzione è meramente diffamatoria e in nulla supportata dai fatti.
Infine, sulla notizia di una vigente condizione giuridica di mia sospensione a divinis, risulta capziosamente propalata al solo fine di screditarmi. Infatti, tale provvedimento emesso dall'ex vescovo Miccichè il 16 maggio 2011 e subito da me contestato risultava già sospeso nell'accoglimento del ricorso gerarchico il 30 giugno 2011 da parte della congregazione per il clero che successivamente, il 20 febbraio lo riformava nel merito, accogliendo seppur parzialmente la mia istanza e avocandone l'esclusiva competenza. Inoltrato ulteriore ricorso da parte mia il 24 marzo, il 30 aprile la congregazione per il clero accoglieva l'istanza di appello, rinnovando l'effetto sospensivo del provvedimento impugnato in attesa del riesame di merito.
Pertanto, il sottoscritto può legittimamente svolgere a norma dell'ordinamento canonico tutte le previste funzioni ecclesiastiche che sono proprie al suo stato sacerdotale.

Antonino Treppiedi

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