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LETTERE ALLA REDAZIONE 16 Settembre Set 2013 1000 16 settembre 2013

Sofia, la sua maestra e un'altra scuola possibile

La storia di una bambina di otto anni e della sua insegnante racconta di una didattica e uno scambio umano che spesso sembrano dimenticati.

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Studenti in aula durante una lezione.

Compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
È quello che recita lo splendido articolo 3 della nostra Costituzione italiana che, molto violato e vilipeso, ha avuto un'occasione per dimostrarsi tale.
UN'AULA RICAVATA IN MUNICIPIO. Sofia Viola, otto anni non arriverà mai in ritardo a scuola, perché la sua casa, sebbene sia dall’altra parte del paese di Alpette un paesucolo con meno di 300 abitanti tra le valli Orco e Soana in provincia di Torino, è a meno di cinque minuti da un'aula ricavata da un'ala del municipio.
La sua classe si affaccia su un paesaggio dove l'aria è pungente, la sera viene presto e gli alberi con i loro colori ricordano il susseguirsi delle stagioni.
«A che serve passare dei giorni se non si ricordano?», diceva Cesare Pavese.
SCOPRIRE INSIEME LA VITA. E sicuramente questa bambina, Sofia Viola otto anni, e la sua maestra Isabella Cervelli, ricorderanno per sempre questo pezzo di vita così esclusivo in cui l'una per l'altra saranno essenziali alla loro vita stessa. Una bambina e una maestra che con una matita e un libro in mano scoprono insieme la vita.
Una maestra che ogni giorno fa in auto 30 chilometri ad andare e 30 a tornare in una strada piena di curve, a volte con la neve ma sicuramente piastrellata con l'amore e la passione che le fa dimenticare le difficoltà, sapendo che un sorriso l'accoglierà appena scenderà dalla macchina.
NIENTE CLASSE, NIENTE COMPAGNI. Una maestra che certo non ha pensato ai suoi interessi nell'accettare questo difficile compito, una maestra che da sola e senza tanto clamore rimuove gli ostacoli per l'educazione di una bimba che negli occhi ha solo voli d'aquiloni, ma anche la pesantezza di non avere una classe che l'accompagni nel suo percorso, che non avrà il bambino seduto al primo banco sempre così carino che quando lo vedi arrossisci, né i bigliettini da far scivolare sotto i banchi. Non avrà nemmeno la campanella, la mitica bidella e quell'adorata ricreazione dove poter andare a parlare e spettegolare con i suoi amichetti .
No, lei avrà una maestra che dovrà essere tutto questo e dovrà trasformarsi, imparare ad essere un lume per darle tutto quello che la scuola ha il dovere di fare.
LE FONDAMENTA DELLO SVILUPPO. La motivazione, gli stimoli necessari. Insegnarle le materie vivendole come faceva don Milani: scrivendo perché riuscirà ad ascoltarsi e a raccontarsi, la storia perché è necessaria per costruire il futuro e tentare di cambiarlo, la lingua straniera perché così potrà capire che facciamo parte di una goccia di mondo, la geografia perché non pensi che qualche Dio usi le guerre per far conoscere dove sono i lerci interessi dei padroni del genere umano, della civiltà e della cultura. La matematica per poter capire che è già coperta di debiti da governi che non l'hanno tutelata e la musica per imparare ad amare.
La scuola serve a una bambina che vuole imparare a credere nel mondo, serve per poterle dare gli strumenti necessari per volare in quei cieli ancora candidi, privi di indifferenza e di freddezza che popola la società cosiddetta 'civile'.
Sembra una storia immaginata, invece nella sua bellezza è vera e sembra impossibile che sia contrapposta a un'altra scuola. Quella dei ricorsi, degli scioperi e dell'indignazione. Quella che noi viviamo ogni giorno. E da domani, le penserò con una punta di invidia sognandole a danzare nella loro grande stanza dove non esistono notti tanto lunghe che impediscano al sole di risorgere.

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