1491 L43 Analista Intelligence
LETTERA
24 Luglio Lug 2017 1612 24 luglio 2017

Un ex agente Aise scrive a L43: «Servono risposte su cosa sta accadendo all'interno dei servizi»

Nella missiva sostiene di essere stato obbligato a lasciare l'incarico a causa delle lotte di potere interne e chiede che venga sollevato il velo su chi spesso «usa l'intelligence per i suoi giochi di potere».

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Riceviamo e pubblichiamo

Sono un professionista dell’intelligence da poco tempo transitato dalla mia struttura al corpo da cui provenivo. Sono stato espulso dall’Aise (servizi segreti con competenza all’estero) a cui ho dato importanti momenti della mia vita professionale, così come hanno fatto molte altre persone nel corso dell’ultimo anno, tra cui colleghi onoratamente operanti da lustri nel settore dell’inelligence, neo-laureati selezionati nelle università mediante procedure ad hoc volte a far entrare i migliori elementi per la sicurezza informatica, personale proveniente da altre amministrazioni, alcune molto remote, per finalità istituzionali, rispetto al comparto della sicurezza nazionale.

TROVARSI NELLA "PARTE SBAGLIATA". Ho rinunciato a molti momenti importanti della mia vita in questi anni di servizio nell’esclusivo interesse del Paese: la nascita di una figlia, la malattia e la morte di mio padre (che non ho potuto assistere come avrei voluto, prigioniero com’ero di orari impossibili e situazioni professionali molto pesanti da gestire). Oggi mi trovo espulso dal sistema e vedo magicamente dissolversi la mia motivazione e tutte le motivazioni che mi hanno portato in questi anni a svolgere bene un lavoro così intriso di sacrificio. Per una serie di lotte di potere interne ai servizi, mi sono trovato nella “parte sbagliata” e questo ha significato la mia fuoriuscita da una struttura cui ho dato tutto. La mia amarezza più grande è che di ingiustizie di questo tipo ce ne sono tantissime nell’intelligence italiana e nessuno se ne cura: né la politica, troppo intenta a usarci per i suoi giochi di potere, né l’alta amministrazione, che ci vive come un costo pesante (e non si chiede perché a fronte di questo costo non ci sia ancora stato nessun attentato di Daesh in Italia), né la stampa e i mass meda che ci dipingono, quando va bene, come degli intriganti che si accodano alle strutture di altre potenze europee, e quando va male fanno i titoloni sui “sevizi deviati”. Né, infine, l’opinione pubblica italiana, del tutto ignara della sicurezza nazionale come valore.

CHIEDO VIGILANZA E TRASPARENZA. E allora io vorrei che si sollevasse il velo, come solo in parte la vicenda del capitano Ultimo sta facendo, su chi comanda i servizi oggi, chi ha provocato rimozioni e defezioni di massa degli elementi migliori, su chi dovrebbe vigilare, nella politica democratica italiana, e invece chiude entrambi gli occhi. Vorrei che i casi di cattiva gestione delle risorse umane e delle operazioni d’intelligence venissero vagliati con metodo democratico e che la politica parlasse apertamente di che cosa si aspetta da queste importanti strutture, ne distribuisse compiti e responsabilità in modo trasparente, offrisse garanzie e informazioni ai cittadini, le cui tasse contribuiscono a finanziare questa fondamentale struttura per la sicurezza nazionale. È tempo di fare domande, ma è anche tempo di ricevere risposte su cosa sta succedendo dentro alle diverse agenzie dei servizi segreti italiani nell’era del disinteresse della politica e dello strapotere di pochi soggetti non sempre responsabili nella propria azione.


A. Tandura

Ps Spero che la pubblicazione di questa mia lettera possa aiutare i processi democratici delle Istituzioni del nostro Paese.

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