Tgr Piemonte
La lettera 27 Luglio Lug 2017 1132 27 luglio 2017

Da «ruché» a «ruscé», anche così il Tgr sta torturando e uccidendo la lingua piemontese

Non solo l'italiano: tra accenti sbagliati e cacofonia anglo-nostrana stiamo assistendo alla decimazione di termini che dovrebbero essere patrimonio naturale della nostra regione.

  • Riccardo Humbert
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Riceviamo e pubblichiamo

Che la lingua italiana stia capitolando sotto un inglese farlocco incomprensibile anche ai madre lingua, ma soprattutto sotto la pressione di un romanesco di Stato che riduce il numero degli articoli e accenta gli infiniti verbali, è ormai un fatto assodato. Alberto Manzi, pace all’anima sua, ha fallito, anche perché tra le generazioni gutturali a rigurgito di consonanti nessuno sa chi sia stato. Amen.

UN ECCIDIO LESSICALE. Speravo almeno che alcune realtà locali avessero rispetto per il territorio in cui agiscono. Almeno dal punto di vista lessicale. Mi sbagliavo. Sto così assistendo alla decimazione e alla tortura di termini che dovrebbero essere patrimonio naturale della nostra regione, il Piemonte. Così sono testimone, dagli schermi di un sedicente tg regionale (Piemonte?), di un eccidio lessicale di portata biblica. Va bene, non esageriamo, ma quando vedo un giornalista anche belloccio sferrare un pugno al basso ventre di alcuni viticoltori di Castagnole Monferrato chiamando il loro vino «ruscé» anziché «ruché» – come dovrebbe essere – mi viene voglia si ritornare astemio.

ACCENTI E CACOFONIA ANGLO-NOSTRANA. Del resto pochi giorni prima una sua inconsapevole collega, pare di origine isolana, aveva citato altrettanti viticoltori di Santo Stefano “Balbo”. È vero, solo qualche secondo prima aveva vantato le glorie di una gara podistica tenutasi sulle pendici dello Ciaberton, ma essendo appunto la signorina di origine isolane non poteva certo sapere che la nostra regione è sempre stata indirizzata verso la francofonìa piuttosto che non sulla cacofonìa anglo-nostrana. Avevamo appena finito di perdonare Onda Verde quando ci comunicava code tra Borgàro e Venària Reale che ora dobbiamo affrontare queste nuove sfide linguistico-toponomastiche propedeutiche al nuovo linguaggio dei rutti prossimo venturo. È il progresso, bellezza.

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